GIUSTIZIA AGLI SGOCCIOLI

Giustizia lenta, 17 anni per una sentenza: Teramano risarcito con 10 mila euro

Teramano fa causa al Ministero della Giustizia

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GIUSTIZIA




TERAMO. Diciassette anni - cinque dei quali scontati perche' giudicati normali per un processo civile - sono troppi.
Contro quella giustizia lumaca che lo ha visto soccombente in giudizio, un cittadino di Teramo ha deciso di fare causa trascinando in giudizio il Ministero della Giustizia. La Corte d'appello di Campobasso gli ha dato ragione riconoscendogli poco meno di 10mila euro di risarcimento (750 euro per ogni anno processuale sopportato ingiustamente).
L'uomo era difeso dall’ avvocato, Bruno Massucci, che ha ottenuto, secondo la Legge Pinto, la cosiddetta equa riparazione. Nonostante la sentenza passata in giudicato (il ricorrente fu condannato nel 2010 al risarcimento danni per aver ferito il compagno durante una battuta di caccia avvenuta nel 1993), l'uomo ha subito forte stress da attesa.
Cosi', alla fine, la Corte di Appello di Campobasso (competente per territorio) ha riconosciuto la sussistenza del danno procurato dal tribunale di Teramo nel corso del processo civile esageratamente dilatato. Ed ha condannato il dicastero al pagamento della somma per complessivi 11 anni e 10 mesi di attesa da indennizzare. Il ministero e' stato condannato anche al pagamento delle spese.
La legge Pinto (legge 89/2001) è nata come ricorso straordinario in appello qualora un procedimento giudiziario ecceda i termine di durata ragionevole di un processo secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo in base all'art. 13 della Convenzione che prevede il diritto ad un ricorso effettivo contro ogni possibile violazione della Convenzione.
In tal modo, si introduce un nuovo ricorso interno, che i ricorrenti devono avviare prima di rivolgersi alla Corte di Strasburgo. Tuttavia le Corti d'Appello inizialmente non hanno applicato i parametri della Corte Europea per la definizione dell'irragionevole durata del processo, ma hanno chiesto ai ricorrenti la dimostrazione dell'aver subito un danno. Questi casi sono stati quindi ri-appellati alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per scorretta applicazione della Legge Pinto.
Nel 2004 la Corte di Cassazione ha stabilito che i giudici nazionali devono applicare i criteri di Strasburgo nel decidere in casi relativi alla legge Pinto, senza poter richiedere la prova del danno subito dal ricorrente.