SPUNTI DI RIFLESSIONE

Rimborsopoli non è uno scandalo: il vero scandalo è far gestire 15miliardi ad una sola persona

Sovrano assoluto, crede alle coincidenze ma è talvolta incoerente

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Rimborsopoli non è uno scandalo: il vero scandalo è far gestire 15miliardi ad una sola persona


 
FLESSIONI E RIFLESSIONI. ABRUZZO. Chiodi non è malato. Gode di ottima salute e certo non è affetto da quella malattia maniacale definita “taccagneria” o “attaccamento morboso agli spiccioli”.
Non è una persona che ha perso il senso della realtà ma un uomo impegnato su livelli ben più alti degli spiccioli e delle ricevute.
Almeno questo concedetecelo: è davvero difficile pensare che il presidente di una Regione si metta a lucrare 20, 30, 100, 500 euro di rimborsi per questa o quella missione, per questo o quel pasto (con aragoste o meno). Il presidente Chiodi è persona che non ha tali manie che lo diminuiscano.
A sua discolpa non possono non valere le affermazioni pronunciate ieri in conferenza stampa: poteva richiedere più rimborsi di quanti ne abbia realmente chiesti, non ha accettato il telefono della Regione pagandosi l’intero traffico (con i contratti attuali poche decine di euro al mese), la trafila burocratica la seguono gli uffici e lui al massimo “vista” i documenti già preparati  e si può immaginare che lo faccia come ruotine.
Al massimo Chiodi si è concesso alberghi di lusso, un credente non praticante di quella spending review che ha imposto agli abruzzesi. Ma Chiodi no, non sta lì a fare la cresta: al massimo avrà potuto chiedere qualche rimborso per una missione che era più politica che istituzionale, ma questo non è imputabile alla volontà di lucrare quanto ad una impostazione culturale che porta (lui come i suoi) a non fare una netta distinzione tra il ruolo di presidente o commissario (dunque istituzionale) e quello di politico. Emblematico è il caso della campagna istituzionale-elettorale avviata proprio qualche giorno fa.
Rappresentare l’istituzione o la fazione è spesso questione di lana caprina per una certa classe dirigente.
Ma sono peccatucci che ad oggi non si contestano più nemmeno agli statisti.

15 MILIARDI PER UN UOMO SOLO AL COMANDO
Quello che forse immeritatamente è passato in cavalleria è il fatto che un uomo solo al comando abbia gestito tra mille difficoltà, con un carico di lavoro immenso, 15 miliardi di euro in quattro anni. Questo il dato fornito ieri dall’orgoglioso presidente in conferenza stampa.
Questo, sì, è il vero scandalo perché è l’offesa più grave alle istituzioni democratiche. Democratiche?
Una gestione personalistica, solitaria, che riguarda aspetti così vari e diversi che implica una preparazione che forse nemmeno in 4 vite si potrebbe acquisire. Invece il nostro presidente ha dovuto amministrare da commissario straordinario l’emergenza viva del terremoto per quasi tre anni e per più tempo anche “l’emergenza” sanità.
Si pensi alle migliaia di atti monocratici firmati da Chiodi, alle decine di migliaia di decisioni prese sul terremoto o alle 50mila sfumature dell’universo sanità: tutto fatto da un uomo solo.
Chiodi ha utilizzato ieri questo dato come prova per difendersi da accuse di aver rubato spiccioli (prova che di sicuro allo stato regge) senza tuttavia provare l’imbarazzo di essere stato l’antitesi della democrazia, anzi un vero rais, un 'dittatore' gentile e signorile, un sovrano illuminato e assoluto che “perde la testa” ma solo per amore.
L’imbarazzo è forse la chiave di lettura di questa vicenda di Rimborsopoli cominciata con gli scontrini e finita tra le lenzuola e poi rimbalzata negli uffici pubblici e non solo della Regione. 
Francamente in Abruzzo mi pare di aver capito che la cultura della raccomandazione è uno dei cancri davvero difficile da estirpare e purtroppo molto diffuso ma non nel caso degli incarichi alle sorelle Marinelli.
No, è tutto stato regolare e meritato.
Il sospetto che magari non sia andata proprio così a me, purtroppo, rimane ma solo perché il presidente gli amici li aiuta e lo ha detto molte volte in questi 5 lunghissimi anni, anche senza imbarazzo, anche perché, come l’adulterio, spesso non è reato.

GLI AMICI Sì, LE AMANTI NO
Ricordo solo l’esempio dell’incarico a tale Gabriele Rossi:  lo stesso Chiodi in barba alla meritocrazia tanto reclamata in campagna elettorale (l’appello ai giovani: portate il curriculum a Gianni Chiodi, ve lo ricordate?) e poi svanita tra le “emergenze” ammise di aver indicato un amico per un incarico delicato e prezzolato. «Io come Tony Blair, preferisco gli amici».
Dunque gli amici sì e le amiche no? E dove sono le Pari Opportunità?
Chiodi racconta di non essersi interessato alla selezione della consigliera, all’impiego della sorella e nemmeno per  la gestione di 1,5 mln di euro affidato alla solita consigliera per il centro antiviolenza a L’Aquila.
Credere al caso ed essere spinti alla fede è roba da uomini di chiesa mentre oggi sono molti gli agnostici nei confronti della politica.
Non ci chieda presidente di avere fede in lei, quella risulta difficile (di questi tempi) pure nell’Altissimo…
 Così a conti fatti  in Abruzzo nella prossima campagna elettorale si fronteggeranno da una parte un candidato che aiuta gli amici, ha ammesso di aver sbagliato una notte con una donna che ha avuto alcuni incarichi nella pubblica amministrazione, così come la sorella, ma solo per caso e coincidenze.
Dall’altra, avremo (probabilmente) lo sfidante quasi assolto ma ancora imputato e impegnato in appello che ha raccontato di aver campato la famiglia per anni con la pensione della zia e che viaggia abitualmente gratis sugli aerei degli amici che gli pagano pure le vacanze .
Ecco, credo che oggi chiedere all’Abruzzo, con i tempi che corrono e la crisi che strozza, di avere fede in qualsivoglia politico sia un peccato molto più grave della cresta sugli spiccioli (che mi auguro nessuno abbia fatto).

a.b.