L'INCHIESTA

Rimborsopoli, Chiodi e gli altri scaricano le colpe sugli impiegati regionali

Pm dispongono ulteriori accertamenti dopo gli interrogatori: «colpa dei dirigenti»

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Rimborsopoli, Chiodi e gli altri scaricano le colpe sugli impiegati regionali

Carpineta e Chiodi




PESCARA. Colpe scaricate su assistenti e impiegati: si sono quasi tutti giustificati così gli indagati della Rimborsopoli abruzzese ascoltati ieri dai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, come rivela l’Ansa.
Il primo a essere messo sotto torchio per due ore, carte alla mano e sul tavolo dei pm, è stato il presidente regionale Gianni Chiodi che, uscendo dagli uffici del tribunale, ha sentito il bisogno di dire di essere «molto soddisfatto» dell'interrogatorio, e di essere convinto di aver «chiarito tutto».
«Questo mi contestate, e su questo rispondo». Il presidente, per due ore sotto torchio davanti ai pm  ha riposto così alle domande incalzanti di Di Florio e Bellelli. Essenziale, contenuto, articolato, stretto alle questioni poste. Ma la sua versione dei fatti, a quanto riferisce sempre l’Ansa, non sembrerebbe aver convinto i magistrati, che su molte delle cose che Chiodi ha dichiarato hanno già disposto ulteriori accertamenti. A quanto si è saputo poi Chiodi durante l'interrogatorio ha dato la sua versione su ogni singolo capo di imputazione senza eccedere in ulteriori spiegazioni, senza fare teoremi o proclami, forse anche per la strategia difensiva coordinata col il suo legale Pietro Referza. 

Il tutto in un clima definito senza toni drammatici e per niente da 'caccia alle streghe'. Per quanto riguarda i due biglietti aerei per gli Stati Uniti, nel viaggio che ha fatto con la moglie, Chiodi ha spiegato che «per errore è stato pagato il mio con bonifico sul conto personale e quello di mia moglie con accredito da parte della Regione». «Un errore facilmente spiegabile», ha detto.
Quando però i cronisti se con i pm avesse affrontato la vicenda delle presunte amanti e dei favori fatti dopo i 'love affair', il governatore si irrigidisce e mette le mani avanti e spiega: «Non mi è stato chiesto».
Perché non fanno parte delle carte dell'indagine, suggerisce. Non dice di più, e rimanda tutto ad una conferenza stampa che si terrà oggi. Se Chiodi si ritiene sì soddisfatto delle risposte date ai pm, l'opinione pubblica invece gli chiede conto, attraverso le domande dei cronisti, quasi esclusivamente delle 'amanti', visto che il caso da giudiziario sembra diventato da 'circolo a luci rosse', come ha detto la senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane, possibile candidata alle Regionali di maggio attraverso le primarie.

Love story ed amanti è un argomento del quale Chiodi forse parlerà oggi, distante fisicamente dalla Procura, provando ad allontanarsi il più possibile dai guai giudiziari. Perché sa che magari da quelli riuscirà a difendersi, mentre dai 'fatti privati' sarà più difficile.
Chiodi è stato il primo a presentarsi a palazzo di Giustizia in mattinata, poi davanti a Bellelli e Di Florio sono sfilati alcuni tra gli altri 24 indagati: il vice presidente Alfredo Castiglione, gli assessori al Lavoro, Paolo Gatti, all'agricoltura, Mauro Febbo, l'ex assessore alla cultura Luigi De Fanis (ai domiciliari per altra inchiesta), poi il consigliere Argirò. L'indagine sui rimborsi delle missioni imputa ai 25 indagati reati che vanno da falso ideologico, truffa e peculato per cifre che complessivamente superano gli 80 mila euro, ma tutta l' inchiesta ha preso una piega diversa quando sono emerse le implicazioni 'private' del presidente della Regione. Le amanti, l'hotel di Roma, gli incarichi regionali, il lavoro alla sorella dell'amante, sono argomenti trattati a più riprese dalla stampa e non sembrano essere entrati nell'interrogatorio di ieri del presidente. Il quale più volte ha chiarito di non aver nessuna intenzione di dimettersi, tantomeno di rinunciare alla candidatura per le Regionali di maggio per il centrodestra. Tutti gli indagati ascoltati si sono insomma difesi e proprio il legale di Febbo, Massimo Cirulli, ha citato una legge regionale, la 40/2012, abrogata poi nel 2013, nella quale non si danno limiti alle spese per missioni fuori regione e una indennità pari a quella dei presidenti delle sezioni della Corte di Cassazione. Il prossimo 10 febbraio sarà il turno del presidente del consiglio regionale Nazario Pagano, mentre il 14 febbraio sfileranno davanti ai giudici gli altri indagati.

CARPINETA: «TUTTO REGOLARE, SOLO GOSSIP»
Anche l’assessore Federica Carpineta, alla sua prima esperienza politica e voluta proprio dal governatore Chiodi (come Mauro Di Dalmazio), è indagata nell’inchiesta Rimborsopoli. La Procura le contesta una fattura di pochi euro ma in queste ore a far discutere è l’assunzione, firmata proprio da lei, della sorella dell’amante del Governatore.
La donna oggi ribadisce nelle interviste rilasciate ai quotidiani che è stato fatto tutto secondo le regole.
«Per questo genere di mansioni è possibile fare assunzioni a chiamata diretta e così avvenne per Simonetta Marinelli», spiega al Messaggero. La sorella di Letizia Marinelli ha ricevuto un’assunzione a carattere fiduciario, «ed è stata inserita perché persona di fiducia», ha spiegato Carpineta. «Si tratta di una scelta legittima dal punto di vista legale e corretta anche dal punto di vista dell’opportunità».
L’assessore racconta di aver conosciuto Simonetta (che oggi rifiuta qualsiasi tipo di intervista) nello svolgimento della sua attività di assessore alle Parità di genere. «Insieme alla sorella frequentava gli stessi ambienti: incontri e convegni su questi temi».  Carpineta  si rifiuta, invece,  di commentare gli insulti che il suo ex marito ha rivolto via Facebook al governatore Chiodi lanciando intendere  che tra l’assessore e il presidente ci sia un feeling sentimentale: «questo è solo gossip e non rispondo». Così come «gossip» la Carpineta definisce anche la notte d’amore tra il presidente e Marinelli a spese dei contribuenti abruzzesi. Quando il giornalista del Messaggero le fa notare che le voci che circolano sulla sua nomina in Regione vengono riferite a un vecchio favore che suo padre, costruttore, fece al padre di Chiodi lei risponde «Non lo so, so solo che è un’amicizia di vecchia data. Poi se c’è un chi-ha-aiutato-chi non saprei. Ci sono stima e affetto reciproci».