L'INCHIESTA

Rimborsopoli, Chiodi dai pm: «ho chiarito e non ho intenzione di dimettermi»

Sentiti anche Febbo, Gatti. Castiglione alle 19, Pagano rimanda

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Rimborsopoli, Chiodi dai pm: «ho chiarito e non ho intenzione di dimettermi»

Giornalisti in attesa

PESCARA. «Ho chiarito tutto, sono molto soddisfatto dell'interrogatorio». Cosi' il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, all'uscita del Tribunale dove e' stato ascoltato dai magistrati per i presunti indebiti rimborsi per viaggi istituzionali. Al suo arrivo ha dribblato giornalisti e cameramen (venuti da tutta Italia)assiepati all’ingresso principale. All’uscita, invece, non si è sottratto alle domande e ai flash dei fotografi e ha annunciato che domani terrà una conferenza stampa nella quale illustrerà tutto ciò che ha detto ai magistrati e risponderà alle domande dei giornalisti.

«Posso assicurarvi - ha ribadito ai cronisti - che sono molto soddisfatto e sono certo di aver chiarito tutto cio' che c'era da chiarire, come avevo promesso». Dimissioni? «Assolutamente no».  L'interrogatorio e' durato circa due ore. Chiodi ha detto di «avere la coscienza a posto». A proposito delle presunte amanti ha detto che questo aspetto non gli e' stato chiesto dai magistrati e che «non era argomento». Il presidente, rispondendo sempre ai cronisti, ha detto che si e' parlato solo delle cose che gli sono contestate. Ai giornalisti che gli hanno fatto notare che tra le cose che gli vengono addebitate c'e' l'episodio relativo al rimborso per la notte trascorsa con una donna nella stanza 114 dell'hotel del Sole, a Roma, ha risposto «e' stato chiarito».

Dopo l'interrogatorio del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, a presentarsi davanti ai magistrati è stato Paolo Gatti, assessore regionale alle Politiche attive del Lavoro, a Formazione e istruzione e Politiche sociali. Anche Gatti è indagato nella "rimborsopoli" Abruzzo insieme a 24 colleghi del Consiglio regionale. 

FEBBO: MI RICANDIDO, L'HO GIA' DETTO AI PM

Poi è stata la volta dell'assessore all'Agricoltura, Mauro Febbo, che ha affrontato i giornalisti nell'attesa per spiegare che: «Ho già detto ai Pm che mi ricandido alla Regione, gliel'ho detto perché il mio primo reato in teoria sarebbe a Verona, e potrei chiedere la ricusazione. Ma siccome io voglio uscire da Pescara pulito, perché so che questa indagine nel mio caso è stata asettica, sono state prese le carte in modo acritico, io ne uscirò a posto. Tutti i miei conti quadrano alla lira – ha detto Febbo - solo viaggi istituzionali, a Roma sono andato con la mia macchina, e se avessero acquisito tutta la documentazione non saremmo a questo punto e il castello sarebbe caduto». Quanto ai guai della Giunta e dei suoi colleghi, Febbo, che è assistito dall'avvocato Massimo Cirulli, ha detto che se Chiodi dimostrerà di essere estraneo e pulito, è giusto che si ricandidi alla Regione. «I suoi problemi privati non mi riguardano, e non riguardano la politica».

SLITTA ALLE 19 INTERROGATORIO CASTIGLIONE

Ha posticipato, invece, alle ore 19 il suo interrogatorio per impegni istituzionali il vice presidente della Regione Abruzzo, Alfredo Castiglione. «Sono sereno e tranquillo, ho assoluta certezza che chiarirò la mia posizione - ha detto Castiglione all'Ansa - a parte la posizione di Chiodi e Pagano, la mia posizione è in comune con altri colleghi, a me contestano l'uso di una camera matrimoniale dove avrei dormito con la mia compagna, ma il cui costo sarebbe stato lo stesso se ci avessi dormito da solo. In sostanza anche a me vengono contestate spese, credo, per un totale di tremila euro» ha concluso il vice presidente della Regione. 

«GIULIANTE, MI CONTESTANO I PASTI»
«C'era poco da chiarire, mi contestano i pasti. Ero in missione e ho mangiato». Lo ha detto ai cronisti l'assessore regionale Gianfranco Giuliante, al termine dell'interrogatorio.
MASCITELLI DELL’IDV: «ORA BASTA, CHIODI STACCHI LA SPINA»
Mentre in tribunale continuano gli interrogatori arrivano anche dichiarazioni politiche sullo scandalo Rimborsopoli. Secondo il segretario regionale dell’Italia dei Valori, Alfonso Mascitelli, «ormai è caduta la teoria del complotto, della stampa avversa, dei veleni strumentali di una campagna elettorale, e alla nostra povera regione resta, dopo cinque anni di immobilismo, soltanto un governatore in mutande, nel senso letterale del termine. Dopo essere stato eletto soltanto dal 25 per cento degli abruzzesi, e dopo l’ubriacatura di potere che lo ha accompagnato in questi anni, insieme ai suoi assessori coinvolti», attacca il segretario abruzzese di Idv, «Chiodi stacchi finalmente la spina. Per il bene dell’Abruzzo abbia la coscienza di dimettersi, perché nessuno si accorgerà, da qui alle elezioni, di alcun vuoto decisionale, visto che la sua maggioranza, come ultimo regalo, ha confezionato la legge elettorale-vergogna che proroga di 6 mesi la loro sopravvivenza,  a spese dei cittadini,  per la semplice ordinaria amministrazione».
«GIULIANTE, MI CONTESTANO I PASTI»
«C'era poco da chiarire, mi contestano i pasti. Ero in missione e ho mangiato». Lo ha detto ai cronisti l'assessore regionale Gianfranco Giuliante, al termine dell'interrogatorio.

DE FANIS: SOLO 15 MINUTI
E' durato quindici minuti l'interrogatorio dell'ex assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis, tra gli indagati dell'inchiesta della procura di Pescara su presunti indebiti rimborsi per viaggi istituzionali. De Fanis ha utilizzato un ingresso secondario per evitare i giornalisti.
L'ex assessore si e' difeso davanti ai pm sostenendo di aver pagato con i suoi soldi i pasti dei commensali che hanno pranzato con lui. In altri casi, invece, i commensali hanno provveduto di tasca loro. Il difensore di De Fanis, l'avvocato Massimo Cirulli, al termine dell'interrogatorio ha mostrato ai giornalisti la legge regionale n. 40 del 10 agosto 2010 in cui non si stabilisce un tetto di spesa ne' per i pasti, ne' per i ristoranti. Per quanto riguarda invece gli alberghi, la legge segue la classificazione per stelle.
Nell'articolo 13 inoltre e' prevista per «il consigliere che, debitamente autorizzato, si reca in missione fuori dal territorio della Regione per l'espletamento delle proprie funzioni, per ogni giornata di trasferta o di frazione non inferiore alle 8 ore, una indennita' uguale a quella stabilita per la qualifica di presidente di sezione della Corte di Cassazione».
 In un procedimento aperto dalla Procura di Lanciano De Fanis e' invece accusato di tenato omicidio nei confronti della moglie. Alla sua ex segretaria, con la quale aveva intessuto una relazione, avrebbe esternato l'intenzione di avvelenare la moglie. De Fanis, agli arresti domiciliari dallo scorso novembre per presunta concussione nei fondi regionali elargiti per manifestazioni culturali, si e' sempre difeso sostenendo che quella era solo una battuta.
E’ stato poi sentito anche il consigliere regionale Nicola Argiro': anche lui ha «chiarito tutto