RIMBORSOPOLI

Centro antiviolenza L’Aquila, Pezzopane: «ritardi e inadempienze colpa di retroscena piccanti?»

La senatrice: «da anni chiedo risposte, Chiodi chiarisca»

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Centro antiviolenza L’Aquila, Pezzopane: «ritardi e inadempienze colpa di retroscena piccanti?»

Stefania Pezzopane




L’AQUILA. «Chiodi ci spieghi perchè ha deciso di destinare i fondi per i centri antiviolenza alla consigliera di Parità (Letizia Marinelli,ndr) e alla Caritas. Due scelte rivelatesi inopportune e illegittime, di cui il presidente non ha mai dato una spiegazione sensata».
La richiesta arriva dalla senatrice del Partito Democratico, Stefania Pezzopane, dopo le notizie rilanciate ieri da Repubblica e Il Fatto Quotidiano sulla gestione dei 3 milioni di euro per la gestione del post sisma.

Un milione e mezzo venne girato alla diocesi aquilana che avrebbe dovuto gestirlo e l’altro milione e mezzo alla consigliera di Parità, Letizia Marinelli, la donna che con il governatore trascorse una notte in un hotel di Roma a spese dei contribuenti abruzzesi, come emerso nell’ambito dell’inchiesta Rimborsopoli.
Alla fine quei 3 milioni non sono mai stati spesi ma restano dei dubbi che oggi Pezzopane chiede di chiarire, una volta per tutte, perché già in passato le richieste sono sempre cadute nel vuoto. Chiodi domenica ha scritto su Facebook che non vuole stare dietro a tutte le notizie pubblicate: domani mattina, intanto, è stato convocato in Procura a Pescara.
Per la prima volta potrà chiarire ai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli i 24 mila euro di rimborsi che la procura gli contesta e che dichiara illeciti. Tra episodi figura un soggiorno presso l'albergo a 5 stelle "Il Principe di Piemonte" di Torino, un biglietto di prima classe, destinazione Washington, (2.800 euro) per la moglie, viaggi a Roma, Taormina, Nizza e Arezzo. E poi i 340 euro all’hotel Del Sole, sempre nella capitale, con l’amante (non indagata) che ha poi portato al filone bis per verificare la correttezza della procedura dell’incarico poi affidatole alle Pari Opportunità.

«PERVERSO INTRECCIO»
«Dalle recenti inchieste giudiziarie sul presidente», spiega la senatrice Pezzopane che oggi pretende risposte, «sembra emergere un perverso intreccio tra sfera pubblica e privata. Non intendo entrare nel merito delle vicende personali. Mi interessa, tuttavia, comprendere i motivi, mai chiariti».
Da anni Pezzopane denuncia «la scelleratezza di alcune scelte»: «né Marinelli né erano o potevano essere soggetti attuatori. Una scelta gravissima, su cui ho chiesto più volte chiarimenti e spiegazioni. Senza avere mai risposte». Sull’argomento sono state presentate ben due interrogazioni parlamentari, una a firma di Giovanni Lolli e Paola Concia, nella precedente Legislatura, una a firma Pezzopane in questa Legislatura.
«Ho scritto più volte all’ex ministro Carfagna e all’ex ministro Fornero per sollevare la questione della illegittimità e per sollecitare il trasferimento dei fondi ad un ente che potesse svolgere il ruolo di soggetto attuatore», ricorda Pezzopane. «Ho preso contatti con i capi di gabinetto dei vari ministri che si sono avvicendati in questi anni».
Poi c’è stata la sentenza della Corte dei Conti, che da una parte ha bocciato la scelta del Commissario Chiodi di assegnare i fondi alle Caritas abruzzesi, con la motivazione che si sarebbero attribuiti soldi pubblici a enti privati, dall’altra ha fatto decadere l’intero decreto, dunque anche l’assegnazione dei fondi alla Consigliera di Parità, che non ne poteva più disporre.
Da quella sentenza sono trascorsi altri due anni, «ma il presidente della Regione non ha rivisto le sue scelte», fa notare Pezzopane, «anzi è andato avanti con pervicacia ed ostinazione, ostacolando così la possibilità di realizzare il centro antiviolenza». Il mese scorso è passato al Senato un suo emendamento che ha destinato i fondi alla Provincia dell’Aquila, in collaborazione con il Comune.
«Tuttavia», insiste la senatrice, «il danno nei confronti delle tante donne che si sono mobilitate per il centro antiviolenza è grave e sarebbe ancora più pesante se dietro ai ritardi e alle inadempienze per realizzare una struttura destinata alle donne e alle politiche di genere, ci fossero retroscena piccanti, che nulla hanno a che fare con le scelte politiche».
«Con le primarie, occorre un atto di umiltà e di coraggio da parte di tutte le forze politiche che si uniranno per cambiare l’Abruzzo. Le regole dovranno consentire la libera partecipazione anche di donne e uomini, esponenti del mondo del lavoro, della scuola e dell’associazionismo che non avendo alle loro spalle una struttura organizzativa finirebbero per essere penalizzati dal vincolo di dover raccogliere, in pochi giorni, 1500 firme di presentatori o limitati dal versamento di una quota in denaro a titolo di contributo spese».