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Rimborsopoli. Letizia Marinelli: «sto subendo una discriminazione sessuale»

La consigliera di Parità intervistata da Presa Diretta

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Rimborsopoli. Letizia Marinelli: «sto subendo una discriminazione sessuale»

Letizia Marinelli




PESCARA. Dopo l’intervista dei giorni scorsi al Fatto Quotidiano (rilasciata dopo la garanzia dell’anonimato) Letizia Marinelli si è lasciata intervistare dalla trasmissione Presa Diretta, «mettendoci la faccia», perché, ha ribadito, «io non ho nulla di cui vergognarmi».
La donna il 15 marzo 2011 ha trascorso una notte con il governatore Gianni Chiodi in un albergo a 5 stelle di Roma, a spese dei contribuenti. Il presidente, infatti, chiese agli uffici regionali il rimborso di 350 euro non specificando di essere in compagnia. Quella fattura è finita nell’indagine Rimborsopoli della procura di Pescara (oggi i primi interrogatori) che nei giorni scorsi ha aperto un fascicolo bis per valutare se l’incarico pubblico affidato a Marinelli due mesi dopo quell’incontro sia stato assegnato in maniera corretta e la selezione (alla quale hanno partecipato in totale 22 donne) sia stata regolare.

«Non mi dimetto perché non ho avuto alcuna facilitazione», ha detto Marinelli al programma di Riccardo Iacona, rispondendo alla Commissione Pari Opportunità che ha chiesto al sua testa. «La procedura di nomina è stata corretta e il mio curriculum è pubblico», ha ribadito. «Ci sono troppe persone coinvolte nell’affidamento di questo incarico, la responsabilità è imputabile a più persone? Hanno sbagliato tutte? Sono state tutte raggiunte? Non lo credo possibile. Nel momento in cui la procura vedrà tutti i passaggi non troverà alcuna ombra di facilitazione».

Marinelli ha spiegato poi di aver accettato l’intervista «perché non c’è alcun motivo per il quale io debba nascondermi per il lavoro che sto facendo, forse c’è solo una persona da cui dovrei nascondermi in questo momento, ed è mio marito… la mia famiglia e i miei bimbi. Mi trovo a subire una discriminazione in relazione al mio sesso. In questo momento per fortuna in Italia l’adulterio non è più reato penale. In altri nazioni, forse, potevo essere messa su piazza e lapidata ma non qui in Italia, per il nostro diritto. Ma ciò non toglie», ha proseguito, «che non c’è alcun rispetto. La mia faccia, il mio nome è stato messo al patibolo, anche se io non sono stata lapidata questa è una macchia che andrà a toccare il mio lavoro, la mia credibilità, i miei affetti e i miei figli. E questa cosa non è giusta».


La trasmissione televisiva ha provato ad intervistare anche il presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano, anche lui indagato nell’ambito della Rimborsopoli abruzzese. Pagano ha rifiutato l’intervista e al telefono ha spiegato che in queste ore i consiglieri indagati sarebbero «vittime di un meccanismo di fango dal quale è impossibile difendersi». Intervista rifiutata anche da Chiodi «chiuso in casa da giorni», ha rivelato la giornalista, «ha disdetto anche gli incontri istituzionali».
Ha parlato senza problemi davanti alle telecamere, invece, l’assessore Giandonato Morra, l’unico della squadra di Chiodi a non aver ricevuto un avviso di garanzia anche perché ha rifiutato la carta di credito. «Non mi serve», ha spiegato, «se ho fame mangio con i soldi miei, se non ho fame faccio la dieta».