RIFLETTORI SULLA CRISI

Commercianti contro Mascia, «spegniamo le insegne e le vetrine»

Ardizzi guida la ‘rivolta’

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COMMERCIO, CRISI, NEGOZIO, CHIUSURA FALLIMENTO




PESCARA. La Giunta della Confcommercio Pescara ha deliberato il via libera alla protesta contro l’operato dell’amministrazione comunale che porterà allo spegnimento graduale delle insegne e delle vetrine delle attività cittadine.
«Siamo veramente stufi di una amministrazione comunale che continua a fare orecchie da mercante ad ogni nostra richiesta mentre intorno si assiste alla fine del commercio cittadino ed al declino economico della nostra città», commenta Ezio Ardizzi, ormai da giorni nel ruolo di grande oppositore del sindaco Luigi Albore Mascia.
Nei giorni scorsi il presidente aveva contestato la politica cittadina anche per il caso del bar Camplone che rischia la chiusura

Qualche giorno prima in Consiglio comunale se ne era andato offeso dopo che l’assessore Carlo Masci aveva spiegato che il centro cittadino non sarebbe più attrattivo a causa di prezzi non concorrenziali.
Poi c’è la vicenda della riqualificazione di corso Vittorio contro la quale proprio Confcommercio ha presentato un ricorso al tar.
O pure il caso della Tares che, come più volte da denunciato, è piombata sulle aziende come macigni impossibili da corrispondere (errori compresi).

Ora questa nuova iniziativa dallo slogan “Cominciamo a spegnere Pescara” che mira ad arrivare al totale spegnimento delle insegne e delle vetrine per rendere evidente cosa significa avere una città senza le luci delle attività commerciali.
«Una città triste, macabra, insicura che sarà lo specchio del fallimento della strategia di questa Amministrazione», assicura Ardizzi, «che, fra interventi scriteriati e una politica fiscale insostenibile, ha portato le ditte allo stremo e costretto le famiglie a rinunciare ai consumi».
E Ardizzi si riferisce proprio alla tares e a Corso Vittorio: «sono due situazioni emblematiche in cui la nostra associazione aveva chiesto ai nostri amministratori di muoversi con cautela, di agire con il buon senso di chi comprende che in un momento di drammatica crisi non era il caso di fare esperimenti o di spremere oltre il dovuto famiglie ed imprese. Non siamo stati ascoltati, ed allora parte da oggi la mobilitazione delle imprese cittadine che porterà allo spegnimento graduale delle insegne e delle vetrine. Aggiungiamo che la nostra associazione si è attivata per convogliare i propri associati alla grande manifestazione delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dell’artigianato che si terrà il prossimo 18 febbraio a Roma sul tema “Senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”».