GIUSTIZIA AGLI SGOCCIOLI

Magistrati abruzzesi contrari all’emendamento ‘salva tribunali’: «interessi logistici ed individuali»

Avvocati e dipendenti insorgono: «reazione scomposta»

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Magistrati abruzzesi contrari all’emendamento ‘salva tribunali’: «interessi logistici ed individuali»








L’AQUILA. Via libera nei giorni scorsi dell'Aula del Senato alla proroga per tre anni dell'accorpamento dei Tribunali dell'Abruzzo.
La proposta di modifica, presentata al dl Milleproroghe, è a firma, tra gli altri, delle senatrici Stefania Pezzopane (Pd) e Federica Chiavaroli (Ncd).
Spostamento dunque, almeno fino al 2018, della data in vigore della riforma della geografia giudiziaria riguardante i tribunali di L'Aquila e Chieti, che avrebbero dovuto accorpare, entro il termine già prorogato del 2015, i tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto.
Entusiasta la politica locale che ha innescato una battaglia per attribuirsi i vari meriti. Insoddisfatti, invece, i magistrati, che in una nota durissima, contestano quanto fatto è si augurano un ‘ravvedimento’. Insorgono, però, per questa dura presa di posizione, sia i dipendenti dei piccoli tribunali che gli avvocati: loro da mesi si stanno battendo per lasciare aperte anche le piccole sedi.

MAGISTRATI: «INTERESSI PERSONALI, ASSENZA DI SENSIBILITA’ ISTITUZIONALE»
La sezione Abruzzo dell'Associazione nazionale magistrati esprime «sgomento» e «preoccupazione» e si augura che il provvedimento venga cancellato nel successivo passaggio alla Camera dei deputati. In una nota, la giunta distrettuale abruzzese dell'Anm, presieduta da David Mancini, fa presente, fra l'altro, che la notizia dello spostamento è stata appresa dai magistrati, la mattina del 30 gennaio scorso, «solo dagli organi di stampa».
Nella nota, Mancini spiega che «l'associazione nazionale magistrati e la giunta distrettuale abruzzese confidavano nell'entrata in vigore della riforma, così come avviene nel resto d'Italia, al fine di adottare nuovi strumenti organizzativi di razionalizzazione delle risorse in termini di efficienza del servizio giustizia».
Per l'Anm, «la crescente domanda di giustizia che proviene dai territori abruzzesi, ancora di più dopo il sisma, impone di adottare soluzioni organizzative che non possono essere più offerte dai tribunali minori». Ciò, a detta dell'associazione magistrati, vale per tutti i tribunali, tra cui Chieti, «ma è ancora più evidente per uffici di dimensione distrettuale come il caso dell'ufficio giudiziario di L'Aquila, sede della procura e del tribunale distrettuale». Secondo l'Anm, inoltre, «lascia sbigottiti la soluzione adottata ed il metodo seguito, caratterizzati dalla mancanza di una sia pur minima interlocuzione in ordine ad una possibile modificazione della situazione generale».
L'Associazione parla anche di «assenza di sensibilità istituzionale» riguardo alla vicenda. Nella nota, sottolinea come l'ulteriore proroga sarebbe «l'ultimo tentativo di preservare interessi logistici ed individuali», frutto di logiche lontane dall'interesse dei cittadini che chiedono una giustizia più efficiente e moderna. Per l'Anm Abruzzo, ciò è tanto più grave in quanto l'unico motivo apparente sarebbe dato dalla condizione di inagibilità dei tribunali di L'Aquila e Chieti, «dato fuorviante e strumentale poiché tale condizione certamente non sussisterà al settembre 2015, data di scadenza della prima proroga».

PRESIDENTE TRIBUNALE SULMONA PRENDE DISTANZA DA COLLEGHI ANM
Il presidente del Tribunale di Sulmona, Giorgio Di Benedetto, prende le distanze dal comunicato, diffuso ieri dal presidente della sezione Abruzzo dell'Associazione nazionale magistrati, David Mancini, in materia di geografia giudiziaria, facendo «le proprie scuse» a lavoratori, professionisti e utenti.
«Di tale comunicato - spiega in una nota Di Benedetto - non condivido né il merito, né le forme. Infelici, soprattutto, appaiono le espressioni ed aggettivazioni usate nei confronti del Parlamento e di quanti, lavoratori, professionisti e utenti, si sentono esposti, in un momento di così grave crisi economica, al rischio dei rilevanti sacrifici cui la riforma potrebbe dar causa. Nei loro confronti chi scrive avverte il dovere, anche a nome di tanti altri magistrati abruzzesi, di esprimere le proprie scuse per i contenuti e le forme di un comunicato che in nessun modo rappresenta lo stile e il pensiero della totalità dei magistrati».

AVVOCATI: «INTERVENTO SCOMPOSTO, IMMOTIVATO E IRRAGIONEVOLE»
Per il Consiglio Ordini Forensi Abruzzo quello dei magistrati «è senza alcun dubbio un intervento
scomposto, immotivato e irragionevole», come lo definisce il presidente Gabriele Tedeschi. «Solo pensare che dall'accorpamento possa derivare una migliore risposta alla crescente domanda di giustizia è un'affermazione, questa sì, che ci lascia sgomenti, vivamente preoccupati, sbigottiti, sconcertati e mortificati».
Tedeschi parla delle «gravissime disfunzioni» che si sono verificate e si stanno verificando nelle realtà giudiziarie che hanno già visto I'entrata in vigore della legge di riforma della geografia giudiziaria. «Rinvii a nuovo ruolo, fascicoli ancora giacenti negli scatoloni, carenza di aule e di spazi, aumento spropositato dei costi: così si può riassumere la situazione che ha finora provocato questa "grandiosa" riforma, la quale strumentalmente ignora che la giustizia esercitata nei Tribunali impropriamente definiti minori è sicuramente più efficace e più rapida, costituendo, peraltro, vero argine all'illegalità diffusa».
Nella realtà abruzzese, sostiene Tedeschi, «i disagi sarebbero ben maggiori ove si pensi a L'Aquila e alla grave situazione degli uffici giudiziari, così come descritta anche dal Presidente della Corte d'Appello nella relazione introduttiva all'inaugurazione dell'anno giudiziario, e ai gravi danni del palazzo di Giustizia di Chieti. Come sia possibile amministrare seriamente la giustizia in queste condizione è un mistero».

ANCHE CGIL PROTESTA
Insorge la coordinatrice regionale Giustizia di Fp Cgil, Ivana Giardino, a nome dei lavoratori di tutti gli uffici giudiziari che saranno soppressi: «come mai l’associazione magistrati non ha rivolto il proprio “sgomento e viva e preoccupazione” anche per quei lavoratori che quotidianamente prestano la loro preziosissima opera per l’ “efficienza del servizio giustizia” e che si vedranno costretti, con la chiusura degli uffici, ad affrontare trasferte di non pochi chilometri, prevalentemente in territori di montagna, con carenza di trasporti pubblici, e il tutto a proprie spese, con costi che andranno ad incidere su stipendi a dir poco ridicoli? Non così certo per i magistrati i quali, al contrario, si sono visti riconoscere ulteriori “indennità di trasferta” per il proprio disturbo. Come dire, due pesi e due misure».
La Cgil chiede quale sia per l’Anm il concetto di “interesse generale dei cittadini” «e come questo si concili con il fatto di allontanare dagli stessi il servizio giustizia, di renderlo sempre meno fruibile ed accessibile, di renderlo, insomma, un diritto per pochi». «Gli interessi localistici ed individuali», continua Giardino, «sono quelli dei cittadini e degli utenti che vivono in zone già disagiate e ai quali deve essere negato anche il diritto alla giustizia, noi intendiamo con tutte le nostre forze difendere quegli interessi».

 

MASSIMO CARUGNO: «PAROLE SCONCERTANTI»
Anche il segretario del Partito Socialista, Massimo Carugno, si dice «sconcertato» per le dichiarazioni dei magistrati: «la sezione abruzzese dell’Anm non credo che abbia la autorevolezza per decidere quali siano i migliori provvedimenti di sana politica per la tutela dei territori della nostra regione. La analisi che fa è tutta vista dall’occhio da magistrato. E’ evidente che si perseguono interessi di comodo espletamento della funzione senza buttare neanche un cenno agli interessi delle collettività, degli utenti e degli operatori del settore. Non devono stare comodi i magistrati nei loro uffici ma devono stare comodi i cittadini a non inseguire per centinaia di chilometri gli uffici dei tribunali».
Riguardo poi all’emergenze del sisma il problema «non è tanto l’adeguamento dei palazzi e la certezza che siano pronti per il 2015 è tutta da verificare. Il problema è che circa 1.000 avvocati tra Avezzano e Sulmona e altrettanti tra Lanciano e Vasto dovrebbero avere il diritto di decidere di aprire uno studio professionale nella sede accorpante. In questa ottica, specie L’Aquila, non è pronta a recepire una “piena” di mille nuovi studi professionali, non lo sarà nel 2015, forse non lo sarà nel 2018. Il recinto che i magistrati invocano per proteggere la loro autonomia stavolta lo rispettino per non invadere l’autonomia altrui».
MASSIMO CARUGNO: «PAROLE SCONCERTANTI»

 

Anche il segretario del Partito Socialista, Massimo Carugno, si dice «sconcertato» per le dichiarazioni dei magistrati: «la sezione abruzzese dell’Anm non credo che abbia la autorevolezza per decidere quali siano i migliori provvedimenti di sana politica per la tutela dei territori della nostra regione. La analisi che fa è tutta vista dall’occhio da magistrato. E’ evidente che si perseguono interessi di comodo espletamento della funzione senza buttare neanche un cenno agli interessi delle collettività, degli utenti e degli operatori del settore. Non devono stare comodi i magistrati nei loro uffici ma devono stare comodi i cittadini a non inseguire per centinaia di chilometri gli uffici dei tribunali».Riguardo poi all’emergenze del sisma il problema «non è tanto l’adeguamento dei palazzi e la certezza che siano pronti per il 2015 è tutta da verificare. Il problema è che circa 1.000 avvocati tra Avezzano e Sulmona e altrettanti tra Lanciano e Vasto dovrebbero avere il diritto di decidere di aprire uno studio professionale nella sede accorpante. In questa ottica, specie L’Aquila, non è pronta a recepire una “piena” di mille nuovi studi professionali, non lo sarà nel 2015, forse non lo sarà nel 2018. Il recinto che i magistrati invocano per proteggere la loro autonomia stavolta lo rispettino per non invadere l’autonomia altrui».