UN CALCIO ALLA TENSIONE

Senatori italiani vs Corea: Razzi organizza una partita per la pace

L’evento calcistico ideato dal politico abruzzese è già a buon punto

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Senatori italiani vs Corea: Razzi organizza una partita per la pace

Antonio Razzi




ABRUZZO. Una partita per la pace. Ma non secondo i canoni della tradizionale diplomazia come la storica divisione tra i due paesi richiederebbe.
Una partita per la pace da giocare in un rettangolo di gioco secondo le classiche regole del football per vedere finalmente decollare il dialogo tra le due Coree. E' quello che ha in mente Antonio Razzi, senatore abruzzese eletto nelle file del Popolo della Libertà (Pdl), adesso approdato nella nuova Forza Italia voluta da Silvio Berlusconi.
Il progetto che Razzi sta portando avanti da settimane è tanto semplice quanto ambizioso: organizzare nella comunistissima Pyongyang un match tra una rappresentativa di senatori italiani e una squadra coreana formata sia da parlamentari della Repubblica Popolare Democratica che da quelli della Corea del Sud. Il tutto per avviare il disgelo tra i due paesi divisi dal 1945 e fissare una vera e propria conferenza di pace.
L'organizzazione dell'evento calcistico che il senatore abruzzese di Giuliano Teatino ha in mente è già a buon punto. Neanche le tragiche notizie che continuano ad arrivare dalla Corea del Nord sul giro di vite sanguinario imposto dal giovane leader Kim Jong-un contro la dissidenza sembrano essere d'ostacolo. Prima le inquietanti news sulla morte di Jang Song-thaek, zio del giovane dittatore, giustiziato in dicembre dopo essere stato privato di tutti i poteri e accusato di cospirazione contro il nipote; quindi le raggelanti cronache che danno per sterminata l'intera famiglia di Jang, fanciulli compresi. Fatti che farebbero tremare i polsi anche ai diplomatici più sperimentati. Ma non quelli di Antonio Razzi, che minimizza e invita alla “prudenza”.
«La Corea del Nord è molto meglio di quello che si pensa», sostiene, «in giro c'è troppa gente interessata a raccontare bugie e ad esagerare i fatti». Neanche le critiche di chi ammonisce a non sostenere dittature comuniste così spietate riescono ad indurre il senatore a qualche ripensamento: «Dittatura in Corea del Nord? Sì, ma abbastanza democratica», dice Razzi, mentre per quanto riguarda le sentenze capitali decretate con tanta facilità da Kim Jong-un il senatore è addirittura più tagliente: «Anche l'America ha la pena di morte, eppure nessuno si lamenta», dice.

La grande passione di Razzi per i destini delle due Coree non è d'altra parte una novità. Anche se è risaputa la sua preferenza per il regime comunista di Pyongyang, dove si è recato in visita anche di recente. Quello del dialogo tra i due Paesi poi è diventato un chiodo fisso del senatore che, sebbene tra le ironie degli avversari, per questa sue iniziative in quel lontano lembo di terra asiatica si sta conquistando l'attenzione delle cronache internazionali. Tanto da spingere qualche temerario a ipotizzare addirittura un riconoscimento internazionale che stuzzica non poco l'interessato: «Il premio Nobel?», dice Razzi: «in effetti, qualcuno ne ha parlato».
Via dunque con la partita tra parlamentari. E al lavoro per questa benedetta conferenza di pace per magari tentare sul lungo termine l'improbabile carta della riunificazione tra le due Coree: «Il Nord è già d'accordo a dialogare», confida Razzi agli amici, «la Corea del Sud invece pretende prima dai suoi confratelli comunisti di abbandonare la bomba atomica e gli esperimenti sul nucleare».
Andranno in porto le ambiziose mosse diplomatiche di Razzi? Il senatore se lo augura, per il bene delle Coree e del mondo intero, naturalmente. Nel frattempo gongola per quella ventina di giovani calciatori della Corea del Nord tra i 12 e 15 anni che è riuscito a portare in Italia. Grazie alle sue relazioni, dice adesso il senatore di Forza Italia, questi ragazzi stanno vivendo un esaltante soggiorno a Perugia dove, oltre al football stanno studiando anche l'italiano. Una iniziativa che la dirigenza comunista di Pyongyang ha decisamente apprezzato manifestando al senatore abruzzese tutto il suo «apprezzamento».
gdn