TASSE E RIFIUTI

Tares, le mezze verità della politica sugli aumenti

Bollette libere solo di crescere, come i costi per i rifiuti

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Tares, le mezze verità della politica sugli aumenti




CHIETI. Luigi Febo, consigliere comunale di opposizione a Chieti e già assessore di centrosinistra, ha presentato ieri la sua spiegazione sull’aumento della Tares che sarebbe frutto di «una genialata» del sindaco Umberto Di Primio.
L’amministrazione comunale di centrodestra ha infatti addossato ai cittadini «il peso di un arbitrato perso con la Deco (circa 4 mln) su chi doveva pagare i costi di post chiusura della discarica per il periodo 2007-2011» e questo ha fatto aumentare le bollette.
«Invece questi 4mln potevano e dovevano essere trattati come un debito fuori bilancio e non pesare sulla Tares», sostiene Febo.
Il sindaco, l’assessore alle Finanze Roberto Melideo e i consiglieri Stefano Costa, Stefano Rispoli e Diego Costantini, solidarizzano invece con la protesta del corteo di commercianti contro questi aumenti: la colpa è del centrosinistra che non ha riscosso quegli oneri per tempo.
Controreplica: quegli oneri toccavano alla Deco ma il Comune ha perso l’arbitrato (in realtà di arbitrati persi ce ne sono due, ndr) e questo mette in discussione l’abilità del Comune di difendersi e di non far aumentare i costi della raccolta rifiuti. Di qui anche l’iniziativa di Febo di inviare la pratica all’attenzione della Corte dei conti.
Da parte loro le associazioni di categoria del commercio e degli artigiani, ma anche degli imprenditori di altri settori, partecipano al coro delle proteste, parlando però della febbre (cioè le bollette stratosferiche) senza risalire alle cause della malattia. Come d’altra parte ha fatto ieri sera la Tv nazionale, in collegamento con Chieti sul secondo canale, che ha riproposto stancamente lo scontro tra chi protesta e chi si difende incolpando gli altri: «non vogliamo essere i gabellieri dello Stato», ha detto il sindaco, che ha aggiunto: «l’aumento della Tares dipende dalle tabelle sbagliatissime della legge».

LE BOLLETTE AUMENTANO PERCHÉ CRESCONO I COSTI DELLA RACCOLTA RIFIUTI
In realtà le cose non starebbero così, perché c’è una verità nascosta in modo bipartisan dietro tutte le polemiche per la Tares e per gli aumenti in bolletta. Cioè nessuno dice che la Tares – così come è congegnata - è destinata solo ad aumentare, qualunque sia il colore di chi governa o amministra, perché questo è un effetto collaterale di cui nessuno ha parlato e su cui nessun politico o amministratore comunale di qualsiasi colore politico sembra sentire il dovere di intervenire.
Eppure il problema è semplice: la legge approvata con il federalismo fiscale impone che il servizio di raccolta rifiuti sia a “costo zero” per il Comune, cioè i cittadini debbono coprire con le bollette tutto il costo della raccolta rifiuti.
Se – come avviene a Chieti – si spendono 5 mln/anno, le bollette debbono incassare questi 5 mln. Allora il problema non è la legge che chiede questa copertura: la bolletta infatti aumenta quando il servizio dai 5 mln iniziali lievita a 7 mln, a 9, a 10 e così via perché al privato che raccoglie i rifiuti – attraverso contenziosi persi o anche con le delibere - vengono riconosciuti sempre maggiori pagamenti e quindi costi maggiori da coprire con la Tares.
Lo dimostra anche il fatto che a Chieti il risparmio che ci doveva essere con la raccolta differenziata non c’è stato: infatti il Comune ha deliberato di pagare la “pulizia” della differenziata e per questo lavoro aggiunto, e non previsto dall’appalto, ha erogato al gestore della raccolta rifiuti l’intera cifra risparmiata con il minore conferimento in discarica. Questa operazione si è mangiata la diminuzione che ci doveva essere in bolletta, mentre gli arbitrati persi hanno aumentato il costo totale del settore rifiuti e quindi gli importi delle bollette.

NESSUNO DICE CHE GIÀ DA OGGI LA TARES POTEVA COSTARE MENO
Forse i commercianti che sfilano contro l’aumento della Tares non conoscono questi meccanismi e toccherebbe alle organizzazioni di categoria, ai politici ed agli amministratori fare un’operazione verità.
C’è di più: il passaggio dalla Tarsu (che era una tassa) alla Tares (che è una tariffa) prepara altri rincari, tanto che a Lanciano, per scongiurare almeno un pò questa iattura, il Comune ha deciso di continuare con la Tarsu. Infatti il principio adottato per applicare le nuove tariffe Tares è: “chi inquina di più paga di più”.
E così un piccolo negozio di ortofrutta paga cento volte più di una banca perché necessariamente i suoi rifiuti sono maggiori. Tocca allora al Comune applicare oculatamente queste tariffe e questi parametri. E già da adesso era possibile ridurre le bollette, ma non è stato fatto.
Proprio per evitare – come ieri ha mostrato la Tv da Chieti – che una piccola pizzeria veda lievitare la bolletta da 275 a 1.565 euro, c’era stata a Chieti la proposta di applicare coefficienti minori. Ma non è stata accolta. La verità è sempre la stessa: il Comune deve fare cassa, il cittadino è la solita pecora da tosare, i privati incassano quello che vogliono e gli amministratori dicono - bipartisan - mezze verità.

MELIDEO: «TUTTO IN REGOLA»
L’assessore alle Finanze, Roberto Melideo, spiega che «la Tares deve obbligatoriamente coprire tutti i costi derivanti dal servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La sentenza emessa nei confronti del Comune ha definito l’obbligo a pagare alla ditta Deco, che gestisce la discarica comunale, gli oneri di post chiusura della struttura di Casoni, previsti dalla Legge 36/2003. Tale spesa rientra nella gestione e smaltimento dei rifiuti, quindi, legittimamente, in pieno regime di assoggettamento alla normativa Tares».
Melidea ricorda anche che «durante l’amministrazione di cui faceva parte Febo (2005-2010), il Comune non ha pagato quanto previsto dalla Legge 36 ed ora i nodi sono venuti al pettine e la sentenza del lodo arbitrale ha sancito che gli oneri di quegli anni (4 su 5) vanno pagati».
«Le minori risorse disponibili hanno, come contraltare», spiega Melideo, «una normativa che si traduce con un inasprimento fiscale che vede solo i Comuni metterci la faccia. L’alternativa sarebbe l’eliminazione dei servizi comunali o il dissesto finanziario.  La scarsità di trasferimenti erariali e la necessità di assicurare un flusso di cassa che consenta all’Ente di poter garantire l’erogazione dei servizi comunali ci pone, tra l’altro, nell’impossibilità di poter programmare “allegramente” le scadenze delle imposizioni locali perché ciò comporterebbe una crisi di liquidità con tutte le derivanti conseguenze».

Sebastiano Calella