URBANISTICA

Megalò 2, slitta l’udienza al Tar per la ditta Sirecc

Il Wwf: «i cittadini si indignino e stiano dalla nostra parte»

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Megalò 2, slitta l’udienza al Tar per la ditta Sirecc






CHIETI. Sul caso dello stop imposto dal Genio Civile al cantiere di Megalò 2 il Wwf chiede il definitivo annullamento di ogni permesso.
Nell’area scelta, dice l’Autorità dei Bacini, «il rischio idraulico non permette la realizzazione di alcun nuovo insediamento: si andrebbe a generare un incremento del rischio».

Ieri il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, non ha nascosto la sua irritazione per «gli atti clamorosamente tardivi» che hanno imposto lo stop 14 anni dopo la sottoscrizione dell’accordo di programma. 
L’udienza al Tar sul ricorso di Sirecc contro l’approvazione con prescrizioni del progetto, in programma ieri mattina, è stata rinviata su richiesta della ditta ricorrente. La nuova udienza si terrà il 22 maggio prossimo.
Il Wwf, presente in aula con l’avvocato Francesco Paolo Febbo, si è costituito in giudizio per opporsi «all’ennesima cementificazione in un’area golenale e continuerà nella sua azione a tutela dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini».
«Costruire in aree a rischio – sottolinea ancora una volta la presidente del Wwf Chieti Nicoletta Di Francesco – significa ignorare gli interessi della collettività e creare o aumentare potenziali pericoli per i cittadini insieme a cospicui danni economici. Quel che è successo con le recenti alluvioni avrebbe dovuto far aprire gli occhi e invece sul piano politico si continuano a gestire queste problematiche come se nulla fosse. Non comprendiamo in particolare perché, di fronte alle sacrosante prese di posizione dell’Autorità dei Bacini e del Genio Civile, il Comitato VIA presieduto dall’architetto Antonio Sorgi non abbia annullato il precedente parere favorevole con prescrizioni e tantomeno perché il Comune di Chieti non si affretti a cancellare il permesso a costruire rilasciato dal SUAP. Le recenti piogge sono state “straordinarie ma non anomale”, per usare la definizione data dai tecnici, e questo vuol dire che basta veramente poco per mettere in pericolo l’area. Con l’aggravante che la presenza dell’argine in quel tratto del fiume Pescara sposta il rischio a monte e anche a valle, in aree densamente abitate e sfruttate per numerose attività produttive. Una soluzione saggia sarebbe quella di delocalizzare Megalò e smantellare l’argine per restituire al fiume la sua cassa di espansione. E in ogni caso si eviti, ora e per sempre, almeno di peggiorare ulteriormente la situazione aggiungendo errore ad errore».

L’Autorità di Bacino ha prima annullato un precedente parere possibilista e poi, con Determinazione n°48 del 12 dicembre scorso, ha espresso il definitivo parere negativo alla attuazione dell’intervento in questione. Risulta infatti, che, «sulla scorta dell’aggiornamento delle mappe del rischio idraulico, redatte in attuazione degli indirizzi operativi della direttiva 2007/60/CE, la riclassificazione del rischio idraulico operata non permette la realizzazione di alcun nuovo insediamento in quanto si andrebbe a generare un incremento del rischio».
Il Wwf si appella anche alle categorie produttive e ai cittadini: «Schieratevi accanto a noi – dice la Di Francesco – in questa battaglia di civiltà. I cittadini devono indignarsi, e devono farlo in tanti, perché non è lecito ignorare il rischio e creare potenziale danno solo perché imprenditori e progettisti cercano legittimamente di tutelare i propri interessi: è compito invece degli organi tecnici e soprattutto della politica far prevalere l’interesse della collettività, senza indugi, con chiarezza e trasparenza».