ULTIM'ORA

Abruzzo. Massimo Cialente è tornato, con lui Nicola Trifuoggi

Revocate le dimissioni: «gli aquilani hanno capito che noi siamo stati gli unici difensori»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5963

Abruzzo. Massimo Cialente è tornato, con lui Nicola Trifuoggi

Alcuni manifesti apparsi in città

L’AQUILA. Una presenza inequivocabile che in pochi secondi ha concretizzato le ‘indiscrezioni’ delle ultime ore. 
Il sindaco Massimo Cialente si è presentato questa mattina in conferenza stampa per annunciare il suo ritorno insieme a Nicola Trifuoggi, ex procuratore capo di Pescara, in pensione da un anno. E’ lui, ha spiegato il primo cittadino, il neo vice sindaco con deleghe alla Trasparenza e alla polizia municipale. 
La proposta gli è stata lanciata domenica scorsa, verso ora di pranzo. «Ci ho messo poco a decidere», ha ammesso l’ex magistrato. «per l’amore che provo per questa città». 
Cialente ha ripercorso le ultime settimane, da quell’«8 gennaio in cui è successa una cosa terribile, indipendentemente da quello che accerterà la magistratura». Il riferimento, ovviamente, è all’inchiesta Do Ut Des che ha toccato anche la sua amministrazione, coinvolgendo l’ex assessore Vladimiro Placiti e l’ex vice sindaco Roberto Riga. Da quel momento la città è impazzita e 4 giorni dopo il sindaco ha lasciato la sua poltrona. 
Fuori a protestare qualche decina di cittadini, contrari al  ritiro delle dimissioni. 
«AQUILANI FERITI PERCHE’ TRADITI DAL PADRE»
«Mi sono interrogato sul perché questa cosa abbia ferito la città così a fondo», ha spiegato Cialente, «ed ho capito che gli aquilani non possono accettare l’idea che anche solo uno di noi possa aver sbagliato. L’idea che un funzionario o che il vice sindaco possano aver commesso un errore è qualcosa di terribile, è come sentirsi abbandonato dal padre, dal custode: sono certo che è questo che ha provocato il senso di disorientamento. Dicevo sempre a tutti i miei collaboratori di stare attenti, che noi non possiamo sbagliare, però è successo». 
«NESSUN MAGNA-MAGNA»
Cialente ha poi spiegato di aver deciso di lasciare quando si è accorto che si stava scatenando una campagna mediatica contro la città. Poi si è reso conto che anche in sua assenza gli attacchi non cessavano ma, al contrario diventavano ancora più forti. Da qui la decisione di rimontare in sella. «Con le mie dimissioni è aumentato l’attacco a L’Aquila, descritta come la città del malaffare, che del terremoto sta facendo un magna-magna, dove tutti sono corrotti. Io non credo ai complotti ma mi chiedo il perché. Cosa può starci dietro? Mi sono chiesto se c’è qualcuno che si lava la coscienza con il nostro sangue. Si lava le mani dicendo ‘che volete?, lì ogni soldo va in un magna-magna’. Una nota attrice ha detto che qui sono tutti disonesti. La verità è che  quello che abbiamo magnato- magnato è disperazione e polvere delle nostre case».
Cialente ha protestato anche per l’articolo «gravissimo» di qualche giorno fa del Sole 24 Ore: «hanno scritto che questa città sta chiedendo 60 miliardi ma è falso. Hanno lanciato un attacco ad un magistrato (Fabio Picuti, ndr) che ha fatto il processo contro la Grandi Rischi. Che sta succedendo? E’ solo il gusto di fare scoop giornalistico o c’è altro?» 
Il primo cittadino ha attaccato anche altri giornalisti, senza fare mai i nomi, colpevoli secondo lui di aver descritto una città che non esiste «dove siamo tutti corrotti». Una rappresentazione fatta «senza mai essere venuti qui, se non due o tre volte per fare passerella». Ha ricordato che alcuni mesi fa tutti i giornali nazionali hanno dato risolato alla relazione dell’eurodeputato Sondergaard  che metteva in crisi il sistema post sisma ma «nessuno ha scritto la notizia che oggi per l’Ue è tutto stato fatto secondo le regole». http://www.primadanoi.it/news/italia/546394/Abruzzo--Sisma-L-Aquila-.html 
«LA GENTE MI HA CHIESTO DI TORNARE»
Per Cialente e i suoi adesso inizia «una nuova fase»: «Sono rinfrancato, ho avuto giorni difficili. Migliaia di persone mi hanno fermato per chiedermi di non mollare». Una signora lo avrebbe colpito in particolare chiedendogli «dov’è il suo senso di responsabilità? Resti per la città» 
«È stato uno scossone», ha spiegato il sindaco, «per tutto il giorno, lavorando in ospedale, pensavo a questa frase».
GLI ITALIANI DEVONO CREDERE NEGLI AQUILANI
La cosa più preoccupante, secondo Cialente, al momento è l’immagine compromessa della città agli occhi degli italiani: «vorrei che sapessero che i loro soldi li abbiamo usati con attenzione estrema. Ci siamo comportati bene, ci sono pecore nere ma è fisiologico. Gli aquilani non sono un gregge di pecore nere. La storia dirà quanto siamo stati eroi, perché qui vivere è un atto di eroismo». 
Cialente ha detto di pensare spesso ai 17.500 volontari che dopo il 6 aprile si sono alternati nella città martoriata: «montavano le tende, ci facevano da mangiare, pulivano i bagni, ci facevano divertire. Io penso a loro e temo che leggano Il Sole 24 ore e pensino che siamo tutti ladri. Penso a come faranno gli italiani dopo aver letto queste cose a togliersi un altro pezzetto di pane per darlo agli aquilani se pensano che noi quel pane lo buttiamo».
TRIFUOGGI: «UN SERVITORI DELLO STATO»
Poi la spiegazione del perché ha pensato a Nicola Trifuoggi, l’ex procuratore capo che ha chiuso la sua carriera da magistrato con il processo Sanitopoli che ha visto alla sbarra l’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco: «ha fatto il magistrato inquirente per 45 anni, è stato a L’Aquila per molti anni, conosce a fondo la città», ha detto il sindaco. «Si è occupato di tutto anche della pubblica amministrazione e ha lavorato da servitore dello Stato senza guardare colori, aveva la legge come faro e cercava di capire se si seguissero le regole».
Ma quale sarà il suo compito (a costo zero per l’amministrazione)? Cialente gli ha affidato il ruolo di vice sindaco e le deleghe alla Polizia Municipale e alla Trasperenza e prenderà la responsabilità della centrale di committenza: «ho bisogno di una persona che ricostruisca per gli italiani quello che abbiamo fatto. E’ impossibile che su 20 mila atti fatti non si sia sbagliato nulla. Ci saranno errori di grammatica, di calcolo, di ortografia, dei copia incolla e errori allucinanti. Tutti sbagliamo ma lo abbiamo fatto in buona fede. Trifuoggi dovrà dire se abbiamo fatto errori. Chiunque l’abbia commesso, dal sindaco ai più giovani dei commessi, sarà richiamato da lui.  Lo ringrazio per questa generosità che servirà per ricreare un rapporto di profonda fiducia con l’Italia». 
ARRIVA ANCHE BARCA
Cialente ha ribadito che non si sente come Superman ma vuole per la città «uno scatto d’orgoglio». Oltre a Trifuoggi nei prossimi giorni potrebbero esserci anche altri ingressi, primo tra tutti l’ex ministro Fabrizio Barca con cui il sindaco ha avuto una conversazione telefonica domenica scorsa. Oggi Barca rientrerà in Italia dopo un viaggio all’estero e probabilmente nei prossimi giorni si vedranno. 
Il primo cittadino  dopo la conferenza stampa incontrerà i dirigenti e si pensa ad una loro rotazione, «ad un cambio di passo», anche se Cialente ha fatto capire che lui, più di quello che ha fatto non sa cosa altro fare: «mi sento come i corridori nelle tappe di montagna che stanno dando tutto e quelli vicini dicono ‘dai! Dai!’ Ma cosa devo dare che sto dando già il massimo?».  
A metà settimana il sindaco incontrerà anche il Ministro Saccomanni e sarà presente anche il ministro Carlo Trigilia «io non ho problemi con lui, forse lui ne ha con L’Aquila».
Un ringraziamento alla famiglia: «hanno subito attacchi molto pesanti, più difficili da digerire dai più giovani. Sulla mia scelta di tornare hanno spinto loro che mi hanno detto ‘vai avanti’. Chiedo scusa a loro per il prezzo che pagano, cominciando da mia moglie».  
Una battuta anche sui cittadini che protestano per il suo ritorno: «ho massimo rispetto degli avversari politici. Se dovessi avere consenso totale vorrebbe dire che c’è una dittatura. Nutro il massimo rispetto verso qualsiasi contestazione, ma ho visto alcuni filmati della manifestazione in piazza: c’è una persona che stimo, una insegnante, l’ho sentita dire che siamo tutti corrotti. Penso che questa affermazione sfoci dal contrasto politico, non sono un corrotto, ho una storia politica».
Alessandra Lotti
L’AQUILA. Una presenza inequivocabile che in pochi secondi ha concretizzato le ‘indiscrezioni’ delle ultime ore. Il sindaco Massimo Cialente si è presentato questa mattina in conferenza stampa per annunciare il suo ritorno insieme a Nicola Trifuoggi, ex procuratore capo di Pescara, in pensione da un anno. E’ lui, ha spiegato il primo cittadino, il neo vice sindaco con deleghe alla Trasparenza e alla polizia municipale. La proposta gli è stata lanciata domenica scorsa, verso ora di pranzo. «Ci ho messo poco a decidere», ha ammesso l’ex magistrato. «per l’amore che provo per questa città». Cialente ha ripercorso le ultime settimane, da quell’«8 gennaio in cui è successa una cosa terribile, indipendentemente da quello che accerterà la magistratura». Il riferimento, ovviamente, è all’inchiesta Do Ut Des che ha toccato anche la sua amministrazione, coinvolgendo l’ex assessore Vladimiro Placiti e l’ex vice sindaco Roberto Riga. Da quel momento la città è impazzita e 4 giorni dopo il sindaco ha lasciato la sua poltrona. Fuori a protestare qualche decina di cittadini, contrari al  ritiro delle dimissioni. 

«AQUILANI FERITI PERCHE’ TRADITI DAL PADRE»

«Mi sono interrogato sul perché questa cosa abbia ferito la città così a fondo», ha spiegato Cialente, «ed ho capito che gli aquilani non possono accettare l’idea che anche solo uno di noi possa aver sbagliato. L’idea che un funzionario o che il vice sindaco possano aver commesso un errore è qualcosa di terribile, è come sentirsi abbandonato dal padre, dal custode: sono certo che è questo che ha provocato il senso di disorientamento. Dicevo sempre a tutti i miei collaboratori di stare attenti, che noi non possiamo sbagliare, però è successo». 

«NESSUN MAGNA-MAGNA»

Cialente ha poi spiegato di aver deciso di lasciare quando si è accorto che si stava scatenando una campagna mediatica contro la città. Poi si è reso conto che anche in sua assenza gli attacchi non cessavano ma, al contrario diventavano ancora più forti. Da qui la decisione di rimontare in sella. «Con le mie dimissioni è aumentato l’attacco a L’Aquila, descritta come la città del malaffare, che del terremoto sta facendo un magna-magna, dove tutti sono corrotti. Io non credo ai complotti ma mi chiedo il perché. Cosa può starci dietro? Mi sono chiesto se c’è qualcuno che si lava la coscienza con il nostro sangue. Si lava le mani dicendo ‘che volete?, lì ogni soldo va in un magna-magna’. Una nota attrice ha detto che qui sono tutti disonesti. La verità è che  quello che abbiamo magnato- magnato è disperazione e polvere delle nostre case».Cialente ha protestato anche per l’articolo «gravissimo» di qualche giorno fa del Sole 24 Ore: «hanno scritto che questa città sta chiedendo 60 miliardi ma è falso. Hanno lanciato un attacco ad un magistrato (Fabio Picuti, ndr) che ha fatto il processo contro la Grandi Rischi. Che sta succedendo? E’ solo il gusto di fare scoop giornalistico o c’è altro?» Il primo cittadino ha attaccato anche altri giornalisti, senza fare mai i nomi, colpevoli secondo lui di aver descritto una città che non esiste «dove siamo tutti corrotti». Una rappresentazione fatta «senza mai essere venuti qui, se non due o tre volte per fare passerella». Ha ricordato che alcuni mesi fa tutti i giornali nazionali hanno dato risolato alla relazione dell’eurodeputato Sondergaard  che metteva in crisi il sistema post sisma ma «nessuno ha scritto la notizia che oggi per l’Ue è tutto stato fatto secondo le regole». 

«LA GENTE MI HA CHIESTO DI TORNARE»

Per Cialente e i suoi adesso inizia «una nuova fase»: «Sono rinfrancato, ho avuto giorni difficili. Migliaia di persone mi hanno fermato per chiedermi di non mollare». Una signora lo avrebbe colpito in particolare chiedendogli «dov’è il suo senso di responsabilità? Resti per la città» «È stato uno scossone», ha spiegato il sindaco, «per tutto il giorno, lavorando in ospedale, pensavo a questa frase».

GLI ITALIANI DEVONO CREDERE NEGLI AQUILANI

La cosa più preoccupante, secondo Cialente, al momento è l’immagine compromessa della città agli occhi degli italiani: «vorrei che sapessero che i loro soldi li abbiamo usati con attenzione estrema. Ci siamo comportati bene, ci sono pecore nere ma è fisiologico. Gli aquilani non sono un gregge di pecore nere. La storia dirà quanto siamo stati eroi, perché qui vivere è un atto di eroismo». Cialente ha detto di pensare spesso ai 17.500 volontari che dopo il 6 aprile si sono alternati nella città martoriata: «montavano le tende, ci facevano da mangiare, pulivano i bagni, ci facevano divertire. Io penso a loro e temo che leggano Il Sole 24 ore e pensino che siamo tutti ladri. Penso a come faranno gli italiani dopo aver letto queste cose a togliersi un altro pezzetto di pane per darlo agli aquilani se pensano che noi quel pane lo buttiamo».


TRIFUOGGI: «UN SERVITORI DELLO STATO»

Poi la spiegazione del perché ha pensato a Nicola Trifuoggi, l’ex procuratore capo che ha chiuso la sua carriera da magistrato con il processo Sanitopoli che ha visto alla sbarra l’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco: «ha fatto il magistrato inquirente per 45 anni, è stato a L’Aquila per molti anni, conosce a fondo la città», ha detto il sindaco. «Si è occupato di tutto anche della pubblica amministrazione e ha lavorato da servitore dello Stato senza guardare colori, aveva la legge come faro e cercava di capire se si seguissero le regole».Ma quale sarà il suo compito (a costo zero per l’amministrazione)? Cialente gli ha affidato il ruolo di vice sindaco e le deleghe alla Polizia Municipale e alla Trasperenza e prenderà la responsabilità della centrale di committenza: «ho bisogno di una persona che ricostruisca per gli italiani quello che abbiamo fatto. E’ impossibile che su 20 mila atti fatti non si sia sbagliato nulla. Ci saranno errori di grammatica, di calcolo, di ortografia, dei copia incolla e errori allucinanti. Tutti sbagliamo ma lo abbiamo fatto in buona fede. Trifuoggi dovrà dire se abbiamo fatto errori. Chiunque l’abbia commesso, dal sindaco ai più giovani dei commessi, sarà richiamato da lui.  Lo ringrazio per questa generosità che servirà per ricreare un rapporto di profonda fiducia con l’Italia». 

ARRIVA ANCHE BARCA

Cialente ha ribadito che non si sente come Superman ma vuole per la città «uno scatto d’orgoglio». Oltre a Trifuoggi nei prossimi giorni potrebbero esserci anche altri ingressi, primo tra tutti l’ex ministro Fabrizio Barca con cui il sindaco ha avuto una conversazione telefonica domenica scorsa. Oggi Barca rientrerà in Italia dopo un viaggio all’estero e probabilmente nei prossimi giorni si vedranno. Il primo cittadino  dopo la conferenza stampa incontrerà i dirigenti e si pensa ad una loro rotazione, «ad un cambio di passo», anche se Cialente ha fatto capire che lui, più di quello che ha fatto non sa cosa altro fare: «mi sento come i corridori nelle tappe di montagna che stanno dando tutto e quelli vicini dicono ‘dai! Dai!’ Ma cosa devo dare che sto dando già il massimo?».  A metà settimana il sindaco incontrerà anche il Ministro Saccomanni e sarà presente anche il ministro Carlo Trigilia «io non ho problemi con lui, forse lui ne ha con L’Aquila».Un ringraziamento alla famiglia: «hanno subito attacchi molto pesanti, più difficili da digerire dai più giovani. Sulla mia scelta di tornare hanno spinto loro che mi hanno detto ‘vai avanti’. Chiedo scusa a loro per il prezzo che pagano, cominciando da mia moglie».  Una battuta anche sui cittadini che protestano per il suo ritorno: «ho massimo rispetto degli avversari politici. Se dovessi avere consenso totale vorrebbe dire che c’è una dittatura. Nutro il massimo rispetto verso qualsiasi contestazione, ma ho visto alcuni filmati della manifestazione in piazza: c’è una persona che stimo, una insegnante, l’ho sentita dire che siamo tutti corrotti. Penso che questa affermazione sfoci dal contrasto politico, non sono un corrotto, ho una storia politica».

Alessandra Lotti