LE INCHIESTE

Zingariello: «De Fanis voleva uccidere la moglie»

Le dichiarazioni dell’ex segretaria dell’assessore regionale fanno scattare una nuova inchiesta

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8075

Ezio Rainaldi e De Fanis

Ezio Rainaldi e De Fanis



ABRUZZO. In principio furono champagne e bustarelle alla faccia della cultura, poi c’è stata la virata hot con il “contratto d’amore” poi ancora una sterzata repentina, questa volta pulp o più verosimilmente da Bmovie.

L’autrice (o meglio “conduttrice”) è sempre l’ex segretaria Lucia Zingariello, che con l’ex assessore arrestato Luigi De Fanis, accusato di concussione, aveva una storia d’amore travolgente eppure interrotta –a quanto pare- al primo tintinnio di manette.
E’ sempre lei a fornire i nuovi spunti agli inquirenti che la ascoltano, spesso poco interessati per i dettagli irrilevanti che vengono messi sul tavolo. Sempre lei nell’ultimo interrogatorio di un mese fa ha detto senza nemmeno troppo rifletterci che De Fanis voleva uccidere la moglie. Avvelenarla.
Come, perché, quando? Ma sul serio l’ex assessore poteva solo immaginare di fare una cosa simile? Difficile dirlo al momento; sta di fatto che se dici certe cose davanti agli investigatori e al pm che verbalizzano il minimo che ti puoi attendere è che aprano una inchiesta e così la Zingariello è diventata a Pescara indagata e a Lanciano un testimone.
E,’ infatti, alla procura frentana che da poco più di 20 giorni è stato aperto un fascicolo che dovrebbe accertare la veridicità di quanto sostenuto dalla donna.
Dovrebbe, perché le notizie sui giornali hanno di fatto dato contezza delle coordinate di una investigazione che potrebbe a questo punto essere inutile portare avanti avendo scoperto le carte.
Del resto non ci si può certo meravigliare in questo caso di notizie riservate che invece vengono conosciute e viaggiano di bocca in bocca: un altro fascicolo è stato aperto per verificare chi portò la notizia dell’inchiesta fino al presidente Chiodi dopo pochissimi mesi dall’apertura del fascicolo.
Dunque perché stupirsi?
C’è forse molto di più e ancora da svelare dietro quanto emerge col contagocce.
Difficile capire a che gioco si stia giocando se non a quello di attirare l’attenzione su cose che di fatto fanno dimenticare la mala gestione della cosa pubblica.
 De Fanis è ancora ai domiciliari per l’inchiesta “Vate”… nella casa dove ha la residenza anche la moglie che pure è già stata sentita da chi indaga per capire se il presunto tentativo di omicidio sia l’ennesimo sviamento o se davvero si stava pensando ad un delitto.
Le indagini su questo nuovo filone sono state affidate a al pm Rosaria Vecchi che coordina gli uomini della Forestale.
De Fanis è agli arresti domiciliari dal 12 novembre essendo state respinte le istanze di scarcerazione.
Di certo nessun delitto è stato compiuto ma se di reale tentativo si può parlare dovrà appurarlo (se sarà possibile) la procura portando prove concrete della predisposizione di un piano preciso oltre che scellerato.

Secondo l'avvocato Massimo Cirulli, difensore di De Fanis, «ormai siamo allo psicodramma, al romanzo d'appendice: è singolare che un uomo accusato di tentato omicidio nei confronti della moglie sia posto da due mesi agli arresti domiciliari proprio con la moglie che avrebbe voluto avvelenare.
 Secondo Cirulli «per un tentato omicidio si finisce in galera, mentre nei vari interrogatori a cui è stato sottoposto dalla Procura di Pescara non gli è stato mai chiesto nulla in proposito».
 L'altro legale difensore dell'ex assessore, Domenico Frattura, rincara la dose e dice che «ma ci credono i magistrati? L'invio del fascicolo a Lanciano da parte della Procura di Pescara sarà anche un atto dovuto, ma ha tutta l'aria di essere una baggianata il cui unico scopo è un ulteriore 'sputtanamento' del mio assistito perché ormai quello che pensavamo fosse un processo per corruzione sta diventando un processo fatto dall'opinione pubblica per ben altri motivi».
Le inchieste continuano e si attendono le prossime sorprese.

a.b.