L'INCONTRO

Il padre dei Camilliani in carcere: «l’arresto è stato un dono di Dio»

I compagni di cella: «la sua presenza sollievo per tutti»

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Il padre dei Camilliani in carcere: «l’arresto è stato un dono di Dio»

Padre Renato Salvatore

Il padre dei Camilliani in carcere: «l’arresto è stato un dono di Dio»
I compagni di cella: «la sua presenza sollievo per tutti»
Camilliani, san camillo de lellis, padre renato salvatore, carcere, maria amato
ROMA. E’ rinchiuso in carcere da tre mesi, precisamente dal 6 novembre scorso, quando gli uomini della Guardia di Finanza lo sono andati ad arrestare presso la Casa generalizia in piazza della Maddalena dove ha sede l'ordine antichissimo, fondato da San Camillo de Lellis alla fine del '500.
Padre Renato Salvatore, 58 anni, abruzzese,  superiore generale dei Camilliani, secondo le indagini, per impedire il voto a due sacerdoti dell’ordine, contrari alla sua rielezione come superiore generale dei Camilliani, avrebbe impedito loro di partecipare. In che modo? Li avrebbe fatti sequestrare e fermare per un finto controllo da parte di agenti di polizia giudiziaria proprio mentre era in corso l’elezione, lo scorso 13 maggio.
Da quel giorno vive a Regina Coeli, carcere storico nel cuore di Roma, vicino al Tevere, in una cella che condivide con altri due detenuti. Ieri a fargli visita è andata la parlamentare vastese del Pd, Maria Amato.
«Non lo conosco e non si aspettava di vedermi, occhi vivaci e un bel sorriso quando gli ho detto che sono abruzzese, della provincia di Chieti», racconta Amato.
Il prelato è in buona salute, «molto sereno, mi ha detto», rivela ancora la parlamentare, «ancora di più adesso che le sue questioni giudiziarie si stanno chiarendo, è ottimista, non entro nel merito della sua vicenda perchè sta nelle regole».
Con i detenuti non si parla delle loro vicende giudiziarie particolari. Padre Salvatore ribadisce di essere un uomo e dice che questa esperienza è  stata «un dono di Dio, una bella esperienza illuminante».
Alla ricerca di una crepa in quel sorriso Amato chiede ai suoi compagni di cella: e voi invece come state? «Mi rispondono che vorrebbero ringraziare il giudice perchè la presenza di padre Renato è stata di sollievo per tutti».
Intanto proprio nei giorni scorsi la consulta generale, i superiori maggiori e i delegati dell’Ordine dei Ministri degli Infermi si sono riuniti per tre giorni di incontri che hanno coinvolto i rappresentanti dei Camilliani provenienti da tutto il mondo. L’incontro è servito per riflettere sulle recenti vicende che hanno interessato il superiore generale padre Renato Salvatore e ad adottare, «uniti e con coraggio», le conseguenti scelte operative.
Sempre nei giorni scorsi una troupe del Tg2 è entrata per la prima volta nella casa generalizia dei Camilliani. Si è parlato delle recenti vicende che hanno interessato l’Ordine, nella bufera dopo l’arresto del Superiore.
«Anche noi siamo vittime di chi doveva aiutarci a sanare alcune situazioni e invece ha fatto il contrario», ha detto il Camilliano Carlo Mangione. «Per non parlare della nostra immagine sporcata e del disorientamento all’interno del nostro Istituto, specie da parte dei più anziani. Adesso – ha concluso – vogliamo la verità su quello che è successo e la pulizia voluta anche da papa Francesco». 
ROMA. E’ rinchiuso in carcere da tre mesi, precisamente dal 6 novembre scorso, quando gli uomini della Guardia di Finanza lo sono andati ad arrestare presso la Casa generalizia in piazza della Maddalena dove ha sede l'ordine antichissimo, fondato da San Camillo de Lellis alla fine del '500.Padre Renato Salvatore, 58 anni, abruzzese,  superiore generale dei Camilliani, secondo le indagini, per impedire il voto a due sacerdoti dell’ordine, contrari alla sua rielezione come superiore generale dei Camilliani, avrebbe impedito loro di partecipare. 

Li avrebbe fatti sequestrare e fermare per un finto controllo da parte di agenti di polizia giudiziaria proprio mentre era in corso l’elezione, lo scorso 13 maggio.Da quel giorno vive a Regina Coeli, carcere storico nel cuore di Roma, vicino al Tevere, in una cella che condivide con altri due detenuti. Ieri a fargli visita è andata la parlamentare vastese del Pd, Maria Amato.

«Non lo conosco e non si aspettava di vedermi, occhi vivaci e un bel sorriso quando gli ho detto che sono abruzzese, della provincia di Chieti», racconta Amato.Il prelato è in buona salute, «molto sereno, mi ha detto», rivela ancora la parlamentare, «ancora di più adesso che le sue questioni giudiziarie si stanno chiarendo, è ottimista, non entro nel merito della sua vicenda perchè sta nelle regole». Con i detenuti non si parla delle loro vicende giudiziarie particolari. Padre Salvatore ribadisce di essere un uomo e dice che questa esperienza è  stata «un dono di Dio, una bella esperienza illuminante».Alla ricerca di una crepa in quel sorriso Amato chiede ai suoi compagni di cella: e voi invece come state? «Mi rispondono che vorrebbero ringraziare il giudice perchè la presenza di padre Renato è stata di sollievo per tutti».Intanto proprio nei giorni scorsi la consulta generale, i superiori maggiori e i delegati dell’Ordine dei Ministri degli Infermi si sono riuniti per tre giorni di incontri che hanno coinvolto i rappresentanti dei Camilliani provenienti da tutto il mondo.

 L’incontro è servito per riflettere sulle recenti vicende che hanno interessato il superiore generale padre Renato Salvatore e ad adottare, «uniti e con coraggio», le conseguenti scelte operative.Sempre nei giorni scorsi una troupe del Tg2 è entrata per la prima volta nella casa generalizia dei Camilliani. Si è parlato delle recenti vicende che hanno interessato l’Ordine, nella bufera dopo l’arresto del Superiore.«Anche noi siamo vittime di chi doveva aiutarci a sanare alcune situazioni e invece ha fatto il contrario», ha detto il Camilliano Carlo Mangione. «Per non parlare della nostra immagine sporcata e del disorientamento all’interno del nostro Istituto, specie da parte dei più anziani. Adesso – ha concluso – vogliamo la verità su quello che è successo e la pulizia voluta anche da papa Francesco».