L'INCHIESTA

Tangenti L'Aquila: Tancredi:«nemmeno un euro sottratto»

Gli altri tre scelgono di non rispondere alle domande del gip

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4690

L'AQUILA

L'AQUILA




L'AQUILA. In programma oggi gli interrogatori dei quattro arrestati ai domiciliari nell'inchiesta per presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione dell'Aquila; lunedì erano stati sentiti i quattro indagati a piede libero.
Sono iniziati stamane gli interrogatori dei quattro indagati finiti agli arrestati domiciliari nell'inchiesta su presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione dell'Aquila; lunedi', invece, erano stati sentiti i quattro indagati a piede libero. Il primo a sedersi dinanzi ai titolari dell' inchiesta e del gip del Tribunale dell' Aquila che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, e' stato Pasqualino Macera, all' epoca dei fatti funzionario responsabile Centro Italia di Mercatone Uno Spa. L' uomo si e' avvalso della facolta' di non rispondere. Subito dopo e' stata la volta di Vladimiro Placidi ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali durante l'ultimo periodo del primo mandato del sindaco dimissionario Massimo Cialente nonche' ex direttore del Consorzio dei beni culturali della Provincia dell'Aquila.
Anche lui si e'avvalso della facolta' di non rispondere. All' uscita dall' aula l' avvocato Fabio Alessandroni, che assiste Placidi, ha dichiarato: «Era un arresto evitabile, otto mesi e mezzo fa, avevamo gia' dato disponibilità ad un interrogatorio. E' stato disposto oggi soltanto, dopo una misura cautelare. Critico - ha concluso il legale - soltanto questo comportamento da parte della Procura, per il resto nessuna dichiarazione».
E' da poco entrato nell'aula del gip, l'altro indagato, Pierluigi Tancredi, attuale dipendente della Asl, all'epoca dei fatti consigliere comunale di opposizione delegato dal sindaco, per un brevissimo periodo, per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della citta'; infine sara' la volta di Daniela Sibilla, dipendente del Consorzio beni culturali e gia' collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore quando c'era la Giunta di centrodestra guidata dal sindaco Biagio Tempesta di Forza Italia.
Secondo l'accusa gli indagati, a vario titolo, avrebbero ottenuto tangenti per pilotare alcuni lavori di puntellamento su edifici gravemente lesionati dopo il devastante terremoto del 2009. Le dazioni ammonterebbero a 500 mila euro circa.

TANCREDI: «NEANCHE UN CENTESIMO SOTTRATTO»
«Neanche un centesimo è stato sottratto alla ricostruzione, abbiamo risposto a tutte le domande perché siamo tranquilli». 
Così l'avvocato Maurizio Dionisio, legale di Pierluigi Tancredi  al termine dell'interrogatorio del suo assistito davanti al Gip Gargarella. Visto che anche Daniela Sibilla, altra arrestata ai domiciliari, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, Tancredi è l'unico dei quattro ai domiciliari ad aver risposto alle domande del Gip. «Non esiste un sistema L'Aquila - ha continuato Dionisio - perché questa non è la città del malaffare». 
Il legale, in riferimento alla mancata presentazione di un ricorso al riesame contro la misura cautelare agli arresti domiciliari che ha colpito il suo assistito, ha sottolineato che non è stato presentato alcun ricorso perché si tratta di una misura a tempo di 15 giorni e quindi l'udienza al riesame sarebbe stata fissata dopo il termine dei domiciliari. In riferimento a Daniele Lago, amministratore delegato della Steda Spa, grande accusatore degli amministratore comunali dell'epoca a cui si riferiscono i fatti relativi all'inchiesta su presunte tangenti per gli appalti nella ricostruzione, l'avvocato Dionisio ha spiegato che in «una intervista di qualche giorno fa ha cambiato versione evidentemente perché sa bene che c'è il reato di calunnia, Lago è il nostro nuovo difensore» ha concluso ironicamente Dionisio. Daniela Sibilla, come sottolineato dai suoi legali Stefano e Chiara Rossi, non ha presentato alcuna memoria difensiva. 
TANCREDI: «NEANCHE UN CENTESIMO SOTTRATTO»

«Neanche un centesimo è stato sottratto alla ricostruzione, abbiamo risposto a tutte le domande perché siamo tranquilli». Così l'avvocato Maurizio Dionisio, legale di Pierluigi Tancredi  al termine dell'interrogatorio del suo assistito davanti al Gip Gargarella. Visto che anche Daniela Sibilla, altra arrestata ai domiciliari, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, Tancredi è l'unico dei quattro ai domiciliari ad aver risposto alle domande del Gip. «Non esiste un sistema L'Aquila - ha continuato Dionisio - perché questa non è la città del malaffare». Il legale, in riferimento alla mancata presentazione di un ricorso al riesame contro la misura cautelare agli arresti domiciliari che ha colpito il suo assistito, ha sottolineato che non è stato presentato alcun ricorso perché si tratta di una misura a tempo di 15 giorni e quindi l'udienza al riesame sarebbe stata fissata dopo il termine dei domiciliari. In riferimento a Daniele Lago, amministratore delegato della Steda Spa, grande accusatore degli amministratore comunali dell'epoca a cui si riferiscono i fatti relativi all'inchiesta su presunte tangenti per gli appalti nella ricostruzione, l'avvocato Dionisio ha spiegato che in «una intervista di qualche giorno fa ha cambiato versione evidentemente perché sa bene che c'è il reato di calunnia, Lago è il nostro nuovo difensore» ha concluso ironicamente Dionisio. Daniela Sibilla, come sottolineato dai suoi legali Stefano e Chiara Rossi, non ha presentato alcuna memoria difensiva. 

LA DENUNCIA DI SILVA
Intanto, dopo la denuncia alla Steda Spa, che ha innescato l'inchiesta della Procura, l'impresa Silva sta per attivare un contenzioso con il Comune del capoluogo abruzzese e la Banca Popolare di Verona: al centro della controversia la somma di un milione e 200mila euro, il terzo Sal (stato avanzamento lavori) per l'intervento di messa in sicurezza di palazzo Carli, che la Steda Spa ha incassato cedendo il credito all'istituto di credito veneto, nonostante le spettasse solo il 15%. Una somma che fa parte delle carte dell'inchiesta e che sotto la lente di ingrandimento degli uomini della squadra mobile dell'Aquila che stanno conducendo le indagini coordinate dai pm Antonietta Picardi e David Mancini. La ditta Silva - difesa dall'avvocato Antonio Valentini -, secondo l'accusa costretta dalle pressioni degli amministratori comunali coinvolti a costituire un'Ati con la Steda, rivendica l'85% di lavori ormai portati a termine da anni. Impossibilitata ad ottenerli dalla Steda, si rivarrà sull'amministrazione e sulla banca

«A NOI I MORTI A LORO I SOLDI»
«Cosa ho pensato dell'inchiesta a L'Aquila? Ho pensato che noi abbiamo i morti e loro hanno i soldi». Lo ha detto Angelo Lannutti che nel crollo della Casa dello studente ha perso la figlia e che oggi guida l'Avus, l'associazione delle vittime universitarie del sisma del 6 Aprile 2009. Lannutti è intervenuto all'università di Chieti alla presentazione di premio di laurea 'Avus 6 aprile 2009' destinato al miglior lavoro universitario di prevenzione sismica in collaborazione con il Consiglio nazionale dei Geologi e l'Università "Gabriele D'Annunzio". Gli arresti e le polemiche seguite all'inchiesta della Procura aquilana non hanno scosso più di tanto Lannutti «già la mattina del 6 aprile quando ero all'Aquila avevo avuto l'impressione che era iniziato un grande affare: a me il terremoto ha cambiato per sempre la vita, all'Aquila ha regalato tanti soldi. Queste ultime vicende non hanno fatto che confermare quello che pensavo. Tutti i governi si sono sempre occupati del cratere geografico e mai del cratere dei lutti, specie pensando a quei ventimila studenti che erano il motore economico della città».