APPALTI RICOSTRUZIONE

Truffa allo Stato, Tomeo: «la Provincia sapeva tutto e mi nascondeva i documenti»

La drammatica denuncia dell’imprenditore che occupò gli uffici di Del Corvo

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Antonio Del Corvo

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L’AQUILA. «La Provincia sapeva di queste irregolarità e ha fatto finta di nulla, nascondendomi la documentazione quando ne ho fatto richiesta».
Dopo la notizia dell'avvio di un'inchiesta da parte della procura della Repubblica sui lavori di messa in sicurezza effettuati all'istituto scolastico "De Nino Morandi " di Sulmona, così commenta Massimo Tomeo, l'imprenditore vastese che ha denunciato le presunte irregolarità, utilizzando anche mezzi estremi di protesta come lo sciopero della fame e l'occupazione, lo scorso dicembre, dell'ufficio del presidente della Provincia, Antonio del Corvo.
Ieri la Guardia di Finanza ha notificato un provvedimento di sequestro preventivo “per equivalente” a carico di una delle società, facente parte dell’associazione temporanea di imprese aggiudicataria dell’appalto, e del suo amministratore pro tempore, Alberto De Lellis, romano di 52 anni.
E’ indagato per concorso nei fatti illeciti anche l’ex direttore generale pro-tempore della Provincia di L’Aquila, Valter Angelo Specchio, già arrestato nei mesi scorsi nell’ambito dell’inchiesta sulla ristrutturazione o ricostruzione delle scuole di Avezzano. Indagato anche Emidio Pacella, 62 anni di Sulmona, responsabile unico del procedimento dell’appalto costato complessivamente poco meno di 5 milioni di euro, assegnato nel 2011.

Devono rispondere del reato di falso in atto pubblico e truffa ai danni dello stato per aver sottoscritto e presentato stati di avanzamento lavori relativi all’istituto scolastico di Sulmona ideologicamente falsi, al fine di percepire un importo maggiore di quello effettivamente dovuto, documentando alla stazione appaltante lavorazioni in realtà mai eseguite.
«Credo e spero che verrà fuori tutto», ha detto Tomeo.
«Ho denunciato altro, oltre alle irregolarità dell'Ati e della Provincia stessa», svela Tomeo, attaccando l'ente che, a suo avviso, «era a conoscenza delle irregolarità».
«Ma dalla Provincia mi è stato sempre detto di rivolgermi all'Ati per essere pagato perché l'associazione era già stata saldata per i lavori e che non avrebbero potuto pagare due volte», prosegue Tomeo.
«Non ho mai potuto fare causa alla Provincia perché mi si impediva l'accesso alla documentazione che sono riuscito ad ottenere, in parte, dopo Natale - conclude Tomeo - Appena avrò ottenuto tutti i documenti andrò per vie legali contro l'ente dal quale non ho mai ricevuto nemmeno un centesimo, nonostante le mie proteste».

LA DENUNCIA DI TOMEO
Ed è nella denuncia che Tomeo ha presentato nei mesi scorsi alle autorità che si capisce quanto questa situazione sia stata difficile da affrontare. «Non so quante volte», ha scritto l’imprenditore agli inquirenti nella denuncia al vaglio degli inquirenti, «mi sono sentito ripetere che ci voleva tempo e che dovevo richiamare più in là, sta di fatto che non ce la faccio più. A causa del mancato pagamento non avevamo e non abbiamo regolare il Durc e, quindi, non potevo e non posso neanche cercare lavoro. La mia situazione economica era ormai allo stremo, in casa non avevamo più gas, infatti il nostro bombolone era vuoto e non potevamo ricaricarlo in quanto eravamo già indietro con il pagamento della ricarica precedente. Per ricaricare il bombolone, difatti, servivano 700 Euro, 600 Euro per pagare il vecchio e 100 Euro per la nuova ricarica, che ci avrebbe concesso a 100 Euro solo perché l’autista è un mio vecchio amico, poiché la ricarica minima per la chiamata è di 300 Euro. Con 100 Euro di ricarica avremmo potuto quanto meno cucinare, evitando di lavarci con l’acqua calda e chiaramente evitando di accendere il riscaldamento, riscaldamento di cui facevamo già a meno da mesi ormai per cui questo problema poteva dirsi superato. Solo ad aprile di questo anno, però, dopo aver passato l’inverno a cucinare solo cose al forno, senza riscaldamento e lavandoci con acqua fredda, siamo riusciti a ricaricare il gas, ancora una volta con l’aiuto dei nostri figli, i quali prima delle feste natalizie si sono visti bloccare il conto a causa nostra. Queste ragioni oltre a tante altre, per alcuni versi, ancora più grandi, mi hanno indotto a tentare di smuovere la Provincia che, nel frattempo, era nei miei confronti sempre più distante».
L’imprenditore Tomeo ha messo nero su bianco anche tutte le risposte negative ricevute dall’Ente che secondo la sua versione non si sarebbe occupato della sua questione. Frasi come «fatti i cazzi tuoi» o «per me ti puoi buttare dalla finestra» sono state, riferisce l’uomo agli inquirenti, le risposte più tragiche in un momento di disperazione.
«Loro, difatti», si legge ancora nella denuncia, «erano ben a conoscenza della mia situazione, già a maggio 2012, in Sulmona, io riferii al Rup sia del Contratto, sia dei Sal, sia dei lavori( Rup che comunque già conoscevo perché in cantiere a dirigere i lavori di mia competenza c’ero io) e poi ancora con raccomandata dello stesso mese di maggio direttamente alla Provincia e poi ancora di persona, a colloquio con Specchio, con il Rup ed altri per ben due volte. Tutti erano a conoscenza della mia situazione ma nonostante ciò, con due diversi pagamenti, uno in agosto ed uno in settembre, hanno pagato il mio lavoro a quei “Signori” dell’Ati. Ed ora chiedono a me di dimostrare che sono stato io a fare i lavori (che hanno anche loro stessi riconosciuto) e fargli io una contabilità avallata dall’Ati, ma con quale scopo? Mi pagheranno quello che dice l’Ati? E così che hanno pagato il mio lavoro a quei signori? Come fanno a dire che non hanno contabilità? Ed anche ammesso e non concesso che una contabilità non ci fosse, c’è comunque un progetto al quale mi sono attenuto ed al quale ero legato contrattualmente sul quale vi sono chiare e precise quantità e qualità»