FALLIMENTI

Aca, il tribunale dice sì al concordato preventivo

Il 10 maggio udienza e presentazione del piano di ristrutturazione

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Guglielmo Lancasteri

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PESCARA. Il tribunale di Pescara ha ammesso al concordato preventivo l’Aca.
I giudici, infatti, sostengono che sebbene la società sia composta da capitali a partecipazione pubblica sia da ritenersi «un soggetto di diritto privato» e quindi assoggettabile alla legge fallimentare.
«Va valorizzata», si legge nel provvedimento, «quella giurisprudenza civile e amministrativa per la quale la natura del rapporto funzionale con l’ente proprietario non si riflette sulla disciplina applicabile all’organizzazione societaria che rimane quella ordinaria prevista dal codice civile. Le società di capitali con partecipazione pubblica non mutano la loro natura di soggetto di diritto privato solo perché lo Stato o gli enti pubblici (comuni...) ne posseggano le azioni, in tutto o in parte, non assumendo rilievo alcuno, per le vicende della medesima, la persona dell’azionista, dato che tale società – quale persona giuridica privata – opera nell’esercizio della propria autonomia negoziale, senza alcun collegamento con l’ente pubblico».


Adesso la spa a totale capitale pubblico deve riorganizzare le idee e il prossimo 10 maggio, nel corso dell’udienza vera e propria, dovrà presentare il piano di ristrutturazione.
Il tribunale ha inoltre nominato il commercialista pescarese Guglielmo Lancasteri (ex presidente della Attiva, altra società pubblica che si occupa dei rifiuti) commissario giudiziale: sarà lui in questi mesi a dover vigilare sull’andamento della società sulla quale pesano 100 milioni di debiti (17 con le banche e oltre 50 con i fornitori).
L’opzione del concordato preventivo è stata avanzata dall’amministratore unico Vincenzo Di Baldassarre, nominato a fine novembre: una soluzione secondo l'amministratore sarebbe l’unica che permetterebbe, nel caso di accoglimento da parte del Tribunale, di continuare a gestire il servizio idrico integrato con una cristallizzazione del debito alla data di presentazione della domanda salvaguardando i livelli occupazionali.
Contrari a questa scelta i sindacati secondo i quali si tratterebbe di una opzione di «una gravità inaudita», assunta unilateralmente senza l'avvallo dell'assemblea dei soci e che rischierebbe di compromettere irrimediabilmente il futuro della spa pubblica, deteriorando l'operatività dell'azienda nello svolgimento del servizio ed incidendo negativamente sulle prospettive lavorative del personale.