CALAMITA' INNATURALI

Tangenti L'Aquila: Chiodi, «adesso è chiaro perchè dovevo essere tolto»

Paolucci (Pd): «è l'ultimo a poter parlare»

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Chiodi commissario




ABRUZZO. Un attacco durissimo alla politica aquilana in prima fila nella ricostruzione post sisma è arrivato questa mattina dal presidente della Regione, Gianni Chiodi.
Il governatore, a margine di un incontro sull'Alta Velocità Adriatica ha rotto il silenzio che durava da giorni sulle vicende aquilane e ha commentato la drammatica situazione che sta interessando il capoluogo, non solo distrutto dal sisma e lontano dalla ricostruzione, ma falcidiato dalle inchieste della magistratura, una ennesima è stata svelata pure oggi.
Chiodi negli anni passati è stato il commissario alla ricostruzione, durissimi e continui gli scontri con il sindaco Massimo Cialente. Il rapporto tra i due è stato sempre pessimo e anche quando si sono trovati a lavorare a stretto contatto hanno faticato ad andare d’accordo.
Visioni troppo distanti le loro: Chiodi sempre proteso a rivendicare il lavoro del duo Berlusconi-Bertolaso (che avrebbero compiuto il ‘miracolo aquilano’) e il sindaco sempre pronto a puntare il dito contro il governo, restio a sganciare i fondi.
Da quei mesi ne è passata veramente tanta di acqua sotto i ponti: mentre la ricostruzione va lentamente per la sua strada, a Roma c’è il governo delle larghe intese, Chiodi non è più commissario e sta per scadere anche il suo mandato da presidente della Regione (si vota il 25 maggio). E poi c’è Cialente, un sindaco dimissionario che potrebbe ancora una volta stupire tutti e tornare sui propri passi.
«Si voleva far credere», ha detto oggi Chiodi commentando le notizie dell’inchiesta che ha travolto il Comune, «che le magnifiche sorti e progressive, come diceva Leopardi, sarebbero state registrate all'Aquila con la fine del commissariamento. Io credo che adesso tutti sappiano perchè io dovevo essere tolto. Perchè ero un baluardo rispetto a certe situazioni». 

Secondo Chiodi, nella vicenda «ci sono responsabilità politiche molto forti». Di sicuro queste affermazioni scateneranno pesanti reazioni. Ma il presidente ha parlato non solo del passato ma anche del futuro: «all'Aquila serve un profondo rinnovamento di quello che è un sistema di casta ormai inveterato da anni, che ha cloroformizzato la città per certi versi, che è trasversale, che usa tutti gli strumenti finalizzati alla conservazione del potere e sposta l'attenzione ogni volta».
Il presidente si dice convinto che sulle vicende dell'Aquila «si attaccano fantomatiche strategie di una certa 'Spectre' che vedrebbe coinvolto il governo che vuole fare cadere un sindaco» ma questo è solo un «modo tipico della squadra delle Frattocchie di distogliere l'attenzione verso i reali problemi. L'Aquila merita molto di più di quello che ha».
«Ho l'impressione - ha aggiunto Chiodi - che quello che sta succedendo all'Aquila, gli aquilani lo sapessero prima della magistratura. È necessario - ha proseguito il presidente della regione - che i cittadini dell'Aquila abbiano la garanzia che la propria classe dirigente sia assolutamente al di sopra di ogni sospetto».

L'AQUILA. PAOLUCCI (PD): «CHIODI E' L'ULTIMO A POTER PARLARE DELL'AQUILA»

 «Chiodi volgarmente strumentalizza da sempre L'Aquila e spera che gli aquilani dimentichino le sue enormi carenze da commissario per la ricostruzione, il suo immobilismo, la sua resistenza a qualunque norma potesse garantire una ricostruzione trasparente e partecipata. I fatti contestati in questi giorni risalgono proprio ai tempi in cui il commissario era Chiodi: altro che baluardo. Chiodi è l'ultimo politico abruzzese a poter dare lezioni agli aquilani». Lo afferma il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci dopo le dichiarazioni di Chiodi sull'Aquila.

«Chiodi non ha titolo a bacchettare alcuno sui temi della legalità: è presidente di una giunta travolta da tre arresti che hanno coinvolto anche uomini a lui vicinissimi - sottolinea Paolucci - eppure non si è mai dimesso. Anzi, c'è il legittimo sospetto, dopo i primi interrogatori resi, che sia stata proprio l'imminenza del terzo arresto, quello dell'assessore Luigi De Fanis, a spingere Chiodi a regalarsi altri sei mesi di mandato con un atto autoritario e senza precedenti, che sono gli stessi abruzzesi a pagare di tasca loro. Da commissario per la ricostruzione, Chiodi ha lasciato gli aquilani da soli pur di non disturbare il suo capopartito Silvio Berlusconi, al tempo capo del governo: e questo nessuno lo dimentica».

SOLDI PER LA RICOSTRUZIONE
Intanto questa mattina nel corso di una riunione in Comune tra i sindacati, le associazioni di categoria e gli ordini professionali si è deciso di chiedere un incontro urgente col Governo per avere certezza sui flussi della ricostruzione e sui fondi già stanziati per le attività sul territorio.
A destare preoccupazione proprio l'interruzione dell'attività amministrativa causata dalle dimissioni del sindaco Cialente che, se non dovessero essere ritirate, porterebbero al commissariamento dell'Ente fino a prossime elezioni.
Presente alla riunione odierna, anche Giovanni Lolli, ex deputato del PD, da sempre vicino all'amministrazione comunale e secondo molti futuro candidato sindaco.
«Ci siamo riuniti – ha spiegato il vice Sindaco, Elisabetta Leone - per definire le urgenze che potrebbero scaturire da questo momento di stasi e scongiurare eventuali rallentamenti nel difficile processo della ricostruzione. Mi auguro che il Governo sappia aprirsi alle nostre richieste, consapevole del fatto che un arresto della Città dell'Aquila comporterebbe anche ripercussioni negative sul pil nazionale. La ricostruzione del Capoluogo d'Abruzzo è questione nazionale e non deve essere minata da singoli episodi di grave cedimento morale che stanno condizionando l'opinione pubblica ed oscurando l'immagine aquilana al resto della Nazione. Solo l'intervento deciso e consapevole del Governo – conclude la Leone - può, in questo momento, scongiurare l'aggravamento di una situazione già pesante da sostenere. Abbiamo bisogno di certezze che ci garantiscano la possibilità di procedere secondo quanto stabilito nel cronoprogramma».
Proprio una risposta positiva da parte del Governo porterebbe Cialente a tornare a sedersi a Palazzo di città.