RICOSTRUZIONE SACRA

Curia e appalti ricostruzione, parla Valentinetti: «volevamo far sentire la nostra voce»

Il presidente Ceam chiarisce la posizione della chiesa locale

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Il vescovo Valentinetti

Il vescovo Valentinetti

L’AQUILA. Un “disegno” della Curia aquilana per allontanare il direttore regionale del ministero dei Beni culturali, Fabrizio Magani, e gestire la ricostruzione delle chiese come soggetto attuatore.
E’ questa l’accusa lanciata dal sindaco Massimo Cialente in una lettera inviata mesi fa al presidente Giorgio Napolitano ma resa nota solo dopo le dimissioni del primo cittadino. La curia ha smentito categoricamente nei giorni scorsi parlando di «informazioni non corrette»  ma adesso sulla questione torna pure monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e presidente della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana.
«In Conferenza Episcopale», spiega Valentinetti, «abbiamo ritenuto giusto che le diocesi fossero riconosciute come soggetti attuatori. Ci è sembrato necessario – continua il presidente della Ceam – far sentire la nostra voce, e chiedere di poter avere il ruolo che ci spetta nella ricostruzione degli immobili ecclesiastici. Del resto, in situazioni analoghe, ovvero nella ricostruzione delle zone terremotate di Umbria e Marche e, più recentemente, dell'Emilia-Romagna, le diocesi sono state riconosciute come "soggetti attuatori, così come è già accaduto per gli enti religiosi dello stesso territorio aquilano e non solo».

Nulla di strano, dunque, secondo l'Arcivescovo che, d'accordo con gli altri Presuli della Ceam, si è limitato a segnalare al Governo questa anomalia nel processo di ricostruzione degli edifici ecclesiastici delle zone terremotate abruzzesi, chiedendo che anche alla nostra regione venisse riconosciuto lo stesso statuto normativo concesso ad altre zone d'Italia. «Il fine è solo quello di poter disporre di regole chiare e condivise – ribadisce monsignor Valentinetti - che consentano un lavoro di ricostruzione rapido e trasparente».

Certo, gestire in maniera diretta appalti e fondi costituisce un impegno gravoso e complesso, per questo la Curia aquilana intende avvalersi della collaborazione di altri enti istituzionali. «A questo fine – conclude il presidente Ceam - negli incontri avuti presso la Presidenza del Consiglio, e il Ministero per la Coesione territoriale, l’arcivescovo di L’Aquila ha chiesto a più riprese che venisse introdotta una nota alla legge per prevedere la possibilità di una specifica convenzione con altri enti (Provveditorato alle opere pubbliche, Direzione regionale beni artistici e ambientali, Comune) per assegnare loro la gestione dei fondi erogati e degli appalti».