LA DIATRIBA

Francavilla. Cartelle pazze e tasse sulle insegne: la nuova guerra di “opinione”

Il consigliere Moroni è convinto: errori nei conteggi

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    FRANCAVILLA. Dove sta la verità? Chi ha ragione? La domanda è sempre quella ma la risposta non è mai agevole.
A Francavilla da giorni grazie anche al tam tam dei social network tiene banco la vicenda della presunta bufala della tassa sulle insegne.
La bufala consisterebbe nel fatto che sarebbe appunto falsa la notizia che non sia dovuta. Insomma si deve pagare.
Tuttavia in molti soprattutto esercenti si lamentano perché gli importi sono molto elevati in più si adombrerebbero errori e more non dovute.
Soprattutto nei piccoli centri come Francavilla l’impatto dei social network è addirittura maggiore delle grandi città per cui le voci girano vorticosamente ma non essendoci un controllo sulla veridicità di quello che viene messo in giro è dura districarsi.
Già nei giorni scorsi una nota ufficiale del Comune aveva chiarito la vicenda. Ma i giorni passano e la polemica non si spegne.
Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere Franco Moroni (Pdl) che dall’opposizione soffia sul fuoco e rinvigorisce la polemica e spiega le presunte irregolarità commessse.
   
«L’amministrazione Comunale di Francavilla al Mare frustrata da croniche esigenze di cassa», dice Moroni, «vuole far  pagare imposte maggiorate non dovute, questa volta i malcapitati sono i commercianti, una delle tante categorie che causa la situazione economica italiana, versa in grave difficoltà finanziaria. La concessionaria del Comune RI.SCO. in molteplici casi, per l’anno 2013 ha chiesto per le insegne di esercizio, pagamenti esorbitanti frutto di errori d’interpretazione della normativa in materia».
Dunque per Moroni gli errori ci sarebbero.
«La RI.SCO. ha inviato, accertamenti per omessa/infedele dichiarazione su quasi tutte le attività commercianti per l’anno 2013», aggiunge sempre il consigliere, «che espongono sulla facciata del proprio esercizio  una pluralità di insegne dichiarate, applicando sanzioni pari al 200% ed interessi non dovuti per legge.  E’ giusto pagare le tasse e/o i tributi ma quando sono dovuti e non certamente quando sono illegittimi e causati da errori dell’Amministrazione».
Sempre secondo Moroni sarebbero stati richiesti pagamenti per le insegne di esercizio e avvisi nelle vetrine, «in sfregio alle esenzioni dovute per legge,  facendo finta di non sapere che chiunque esponga sulla facciata del proprio esercizio commerciale una pluralità di insegne sarà esente dall'imposta, ai sensi del D. Lgs. 507/93, nelle ipotesi in cui la superficie totale delle insegne di esercizio risulti non superiore a cinque metri quadrati.  Come per gli avvisi o l'esposizione nelle vetrine, sulle pareti di ingresso dell'esercizio commerciale, o nelle immediate vicinanze di mezzi pubblicitari, diversi dalle insegne di esercizio».
Il consigliere di centrodestra chiede pertanto «l’annullamento in autotutela degli avvisi di accertamento e contestualmente la riemissione di normali avvisi di scadenza con gli importi esatti e senza le illecite sanzioni del 200%».