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Massimo Cialente si è dimesso

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Massimo Cialente si è dimesso

L’AQUILA. Cialente se ne va. Questo pomeriggio con  una conferenza stampa convocata alle 17.30 nel suo ufficio di palazzo di Città Massimo Cialente ha annunciato le sue dimissioni. Dunque ha deciso finalmente di lasciare il posto che occupava ormai da molto tempo e che nei momenti più difficili per la città è stato quello più bollente e pregno di responsabilità.

Nella piazza principale della città dove la folla si era data appuntamento per protestare la notizia delle dimissioni è stata accolta con una ovazione ed un applauso. Mentre si cerca di capirne di più c’è già chi, cauto, fa notare che le dimissioni possono essere ritirate in 15 giorni (cosa che Cialente aveva, peraltro,  già fatto).

«Me ne vado, è giusto così» ha detto poco prima della sua conferenza stampa Massimo Cialente a Ilfattoquotidiano.it. «Ce l’avete fatta, me ne vado per un avviso di garanzia mandato nemmeno a me, ma al mio vice», ha aggiunto. «Pago io per tutti, non è possibile continuare in questo modo. Ogni giorno accuse, sospetti, indagini. Roba che non mi ha mai scalfito, eppure sono io a metterci la faccia, perché tutti mi hanno lasciato solo tra gli interessi di chi vuole far soldi col terremoto e la politica di Roma che non si decide a prendere misure serie per far rivivere L’Aquila. Allora basta, vado via».

«RESTARE QUI OGGI E’ UN DANNO. ME NE VADO»

All’interno del suo ufficio il primo cittadino è arrivato insieme ad alcuni esponenti della maggioranza e tutta la giunta riunita. Ha fatto prima un bilancio di quello che è stato il suo lavoro in questi anni e delle vicende di questi giorni e poi ha detto: «credo che adesso sia cambiato qualcosa. E’ cambiato il clima. Oggi è stata una giornata terribile. Volevo aspettare fino a lunedì ma è un guaio... I cittadini sono indignati e non mi è arrivato nessun segnale da nessuna altra parte e per questo penso che restare qui oggi sia un danno me ne vado. Ho retto finchè ho potuto».

«In fondo è stato lo stesso ministro Trigilia a dimettermi - ha proseguito - quando, in un'intervista il 9 gennaio, ha detto 'il Comune non chieda più soldi' e, nello stesso giorno, in una riunione con il rettore dell'università aquilana, ha parlato di piano di rilancio dell'ateneo e di piano regolatore della città, senza il sindaco».

Cialente ha annunciato anche che lascerà la scena politica per un po’ di tempo. Si è detto rammaricato ma anche ottimista. Un appello lo ha rivolto anche ai cittadini: «si interroghino: bisogna capire se ci sono più ombre o più luci su L’Aquila». Un pensiero anche a chi lo sostituirà (pare che il Pd già stia pensando a Giovanni Lolli): «dovrà guidare questa città con passione , noi lo abbiamo sempre fatto anche se ho fatto degli errori posso dire di aver perso».

«Ho pagato il fatto di aver rimosso le bandiere tricolori dalle sedi comunali e di aver riconsegnato la fascia tricolore» ha detto ancora Cialente.
«Ho dato tutto me stesso, ma non sono stato abbastanza forte, sono rammaricato perché ho perso». Conclusa la conferenza stampa, che si è svolta in un clima di commozione, con Cialente attorniato dai suoi più stretti collaboratori, il sindaco dimissionario non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni, annunciando che d'ora in poi sarà in silenzio stampa.

LA NOTA UFFICIALE: COLPA DEGLI ATTACCHI MEDIATICI

«Lascio con rammarico - ha dichiarato Cialente, dopo aver ripercorso tutte le complesse fasi dell'emergenza e della ricostruzione - e con la coscienza di aver agito nell'interesse della città. Me ne vado a testa alta. Oggi sento di essere un peso per la città, mi dimetto nell'interesse della causa della ricostruzione, affinché la nostra voce abbia credibilità presso il Governo. Una voce che oggi è indebolita da una campagna di attacchi mediatici, anche personali e familiari. Ho sempre agito nella legalità, assumendomi con coraggio oneri e responsabilità enormi. Mi sono battuto per la città anche in maniera dura, scontrandomi con i Governi e con i commissari. Ho lottato per avere quello che ci spetta. Se devo pagare personalmente sono pronto. L'importante è che il miliardo di euro che serviva per sbloccare la ricostruzione e avviare i cantieri sia arrivato. Davanti a un ministro che, dopo l'avviso di garanzia e le dimissioni del vice sindaco, afferma che non darà più un centesimo alla città e che incontra, a Roma, la rettrice dell'Università dell'Aquila, creando un Comitato scientifico, con funzioni anche di ripianificazione urbanistica, il tutto senza invitare il Comune, mi rendo conto però che c'è qualcosa di strano. Quello che è accaduto è gravissimo. Se il problema sono io mi faccio da parte. Ho pensato davvero di poter cambiare le cose. Chiedo scusa. Chiedo scusa di aver perso».

Cialente avrà ora 15 giorni di tempo per ritirare le dimissioni, in caso contrario si potrebbe votare a fine maggio in occasione dell’election Day con Regionali, Europee e le altre amministrative.

Se la piazza festeggia e la politica non commenta sulla pagina Facebook di Cialente invece stanno comparendo decine e decine di commenti di cittadini che chiedono di non dimettersi.

 TUTTO SBAGLIATO SUI TEMPI

C’è chi dice che il tempismo è tutto nella vita e che certe cose vanno fatte nei tempi giusti.
Ecco da questo punto di vista Cialente ha sbagliato tutto negli ultimi 4 giorni da quando l'inchiesta "do ut des" è venuta alla luce.
 Persone a lui vicine assicurano che fosse pronto a lasciare già all’indomani dello scoppio dello scandalo, poi la frenata, convinto anche dalla sua giunta.
Dopo le notizie degli arresti è sembrato cadere dalle nuvole e ha dichiarato «è un piccolo inciampo da 500mila euro…» salvo poi riprendersi il giorno dopo.
Appreso del coinvolgimento di un tecnico comunale, di un consigliere, un assessore e dell’ormai vice sindaco da più parti sono state chieste le dimissioni. Il primo giorno Cialente ha resistito ed è rimasto.
Il fronte del no è cresciuto sempre più fino a stringere una sparuta minoranza di fedelissimi in un angolo.
Il secondo giorno ancora “Cialente vicino alle dimissioni”. Eccolo è lì che se ne va “non può fare altro” eppure ancora una volta mentre tutti attendevano un suo gesto di responsabilità è arrivato secco il secondo no: «non me ne vado, rifletterò due giorni, decido lunedì».
Nel frattempo da più parti piovevano particolari ed informazioni che hanno dipinto il primo cittadino o come una persona estremamente distratta o come uno che è a conoscenza di quanto si agita all’ombra delle stanze.
In ogni caso è montata la protesta anche grazie ai social network e così si può dire che Massimo Cialente sia stato uno dei primi sindaci dimesso dalla Rete e dai cittadini. Con l’hastag #dimettiamoli è stato tutto uno scatenarsi.

Quali siano le reali colpe di Cialente forse sarà la storia a dirlo dopo aver sedimentato questi avvenimenti. Gli aquilani però non rimpiangeranno i battibecchi continui con lo sfondo delle macerie tra Il sindaco ed il commissario Chiodi, entrambi persi in una sterile e inconcludente rissa continua.

Forse l’unica verità è che la gente non ne può più e pretende la ricostruzione de L'Aquila, pretende trasparenza vera, senza alcun dubbio e senza sospetti.
Qui di sospetti se ne sono affastellati evidentemente troppi.