L'INTERVENTO

Nuova Stazione senza treni. Sangritana:«progetto di ampio respiro per rivitalizzare Abruzzo»

Il presidente Di Nardo fornisce particolari ed illustra i piani a lungo termine

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Nuova Stazione senza treni. Sangritana:«progetto di ampio respiro per rivitalizzare Abruzzo»

ABRUZZO. E’ riduttivo parlare solo degli 11 mln per realizzare la nuova stazione di Castel di Sangro da parte della Sangritana dove i treni non passano più dal 2003.
Ci sono progetti ambiziosi e di largo respiro che faranno rivivere l’Abruzzo rigoglioso e verde di un tempo riportando economie e turismo.
E’ in sintesi questo il succo della lunga precisazione di Pasquale di Nardo a capo della Sangritana nella gestione voluta dal Presidente della Regione Gianni Chiodi. Un intervento che guarda lontano…
La prima precisazione Di Nardo la fa chiarendo che a tutti i livelli la procedura è regolare (nessuno aveva detto il contrario).
La notizia pur se non nuovissima -vista la lunga vicenda che attraversa più decenni- ribadiva quanto già si sapeva: la nuova stazione sarà terminata in estate ma per ora i treni non passano ma sono previsti per un prossimo futuro.
 
IL PROGETTO DEL 1997
Il progetto originario di realizzazione del raccordo di tracciato per l’unificazione delle stazioni ferroviarie di Rete Ferroviaria Italiana e Ferrovia Adriatico Sangritana a Castel di Sangro è stato approvato e finanziato dal CIPE nel 1997 per 22 miliardi di lire, l'equivalente in euro impegnato oggi (11 milioni).
Tutti gli atti di programmazione delle infrastrutture dei trasporti regionali e nazionali «prevedono il ripristino funzionale dell’intera rete sociale della FAS ed in particolare della tratta Fossacesia-Archi-Castel di Sangro».
«Pertanto, dopo anni di immobilismo, l’attuale C.d.A. della Sangritana», spiega Di Nardo a PrimaDaNoi.it «ha deciso di ammodernare il progetto del '97, rendendolo più rispondente all’attuale realtà economica e territoriale e facendo ricorso alla formula dell'appalto concorso. Il progetto in questione è stato approvato sia dalla Commissione Interministeriale 1221 del Ministero per le Infrastrutture (per intenderci quella istituita per le grandi opere nazionali) sia dalla Regione Abruzzo. Alla Conferenza di Servizio erano presenti 23 Enti, nessuno dei quali si è opposto».

PERCHÉ È IMPORTANTE QUEST’OPERA?
«Perché è parte integrante del progetto di ripristino della rete sociale che la Ferrovia Adriatico Sangritana sta realizzando».
Si completerebbe, così, -secondo Di Nardo- l’anello ferroviario che collega le zone interne del medio ed alto Sangro alla costa, arginando l’isolamento di quelle popolazioni e vivacizzando l’economia del territorio.
Si potranno raggiungere in treno, ad esempio, «le principali località turistiche del comprensorio, una tra tutte Roccaraso con i suoi impianti di risalita, così come viceversa gli studenti universitari o le maestranze potranno raggiungere le sedi di lavoro o di studio site nelle aree costiere. In sostanza, si intende favorire quell’osmosi necessaria a creare le condizioni per una crescita uniforme economica e sociale tra le diverse aree geografiche regionali».

QUANTO COSTA RIPORTARE I TRENI?
«Intanto la tratta Fossacesia-Archi è operativa e non necessita di ulteriori interventi», spiega Di Nardo, «i lavori di ripristino della tratta Archi-Quadri sono stati finanziati con fondi FAS ed i cantieri saranno aperti a breve; per il tratto finale, Quadri-Castel di Sangro, è operativo un Accordo di Programma Quadro e nulla impedisce di transitare sulla tratta attraverso un semplice piano manutentivo. Inoltre, l’urgenza del completamento della fondovalle Sangro, nel tratto tra Quadri-Gamberale, e la mancata disponibilità di fondi da parte dell’Anas per la realizzazione del progetto originario, ha dato vita ad uno studio progettuale congiunto tra Anas e Sangritana. Pertanto, la Sangritana, di concerto con la Regione Abruzzo e la Direzione Generale dell’Anas, hanno deciso di realizzare le opere stradali e quelle ferroviarie sullo stesso sedime, con notevole risparmio di tempo e di denaro pubblico da parte di entrambe le amministrazioni».
Inoltre –sempre secondo il presidente di Sangritana- il progetto di ripristino della rete, di cui è parte integrante l’intervento in atto a Castel di Sangro, è stato anche presentato nell’ambito del Piano nazionale delle Città. Ad esso hanno aderito 28 Comuni, tre Province, quella di L’Aquila, Chieti e Isernia, due Regioni, l’Abruzzo ed il Molise, nonché l’Ater di Lanciano.

«Può la Regione Verde d’Europa far cadere nell’oblio un’opportunità di sviluppo del territorio, peraltro eco-sostenibile?», dice Di Nardo, «Basti pensare al polo industriale della Val di Sangro che produce il PIL più importante della regione. I binari della Sangritana corrono accanto allo stabilimento Sevel. Qui, a Saletti, F.A.S. compone 1.650 treni completi e movimenta 44.000 carri. Di recente è stata approvata la realizzazione di una stazione passeggeri che potrà servire le migliaia di lavoratori della Val di Sangro che potranno raggiungere il posto di lavoro in treno invece che in auto o pullman. E, non da ultimo, il Treno della Valle che è riuscito a vivacizzare l’economia turistica di quelle aree, trasportando 35.000 turisti l’anno. Questo tipo di attività, che nella nostra regione viene considerata con sufficienza, ma che la FAS con lungimiranza sin dagli anni ’80 concretizzò, è motivo di vanto e di offerta turistica nell’intero arco alpino, dalle aree del Trentino a quelle Svizzere (Ferrovia Trento-Malè-Marilleva; trenino del Bernina; Ferrovie Retiche, ecc.)»

«LA LUNGIMIRANZA DEL PASSATO E LA POCHEZZA DI OGGI»
«E’ triste prendere atto che, nei primi del ‘900», sostiene Di Nardo, «l’ing. Besenzanica ha dimostrato di essere più lungimirante di tanti “tuttologi” di oggi. Ha ideato e progettato la Sangritana per collegare l’Adriatico con il Tirreno: Castel di Sangro rappresenta la porta naturale sul Tirreno».

Vero ma il presidente di Sangritana farebbe bene a ricordare anche la storia più recente delle gestioni passate della società regionale dei trasporti quando altre teste con altre logiche decisero di creare il deserto che oggi c’è nelle zone interne dell’Abruzzo.
Spieghi chi e perché ha deciso di far abbandonare alla Sangritana Castel Di Sangro visto che oggi occorrono tutti questi milioni per pèorre rimedio ad una scelta evidentemente poco “lungimirante”.
Sarebbe anche utile che invece che essere abbagliati da soldi e i finanziamenti «che ci sono» ci si mettesse intorno ad un tavolo per schiarirsi le idee con gli altri vertici delle società anche concorrenti.
Perché è inammissibile che Rfi tagli treni e binari poichè mantenerli nelle zone interne è «antieconomico» mentre Sangritana spende centinaia di milioni per rivitalizzare.
Tra un po’ la Sangritana con le nuove elezioni regionali cambierà gestione: magari c’è pure il rischio che il prossimo presidente non la pensi come Di Nardo.