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Scuola, la dirigente scolastica e il figlio vicepreside

Vacca: «inaccettabile nepotismo nell’istituto Pescara 5»

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Scuola, la dirigente scolastica e il figlio vicepreside






PESCARA. Dopo la conferenza stampa nella quale il deputato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca, denunciava il possibile conflitto d'interessi all'Istituto Pescara 5, la dirigente scolastica Francesca Berardinelli ha sciolto personalmente il dubbio.
In un'intervista comparsa due giorni fa sul quotidiano Il Tempo la dirigente ha confermato di aver nominato nel proprio istituto il figlio come vicepreside. A quanto pare non solo quest'anno, ma ciò accadrebbe da vari anni.
«Francamente non so se essere più sconcertato per la notizia o per la sfrontatezza con la quale la dirigente ammette questo», denuncia Vacca, «trattandosi di un atto non soltanto eticamente discutibile, ma anche probabilmente illegale essendo vietato dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Va bene che l'Italia è la patria del nepotismo, ma in una scuola fa ancora più scalpore vedere certi comportamenti e l'arroganza con la quale vengono rivendicati».
Secondo quanto riferito da Vacca e appreso dal Ministero la dirigente avrebbe assicurato all'ispettrice Spinosi le immediate dimissioni del figlio vicepreside, anche se nell'intervista a Il Tempo la dirigente non dice nulla al riguardo.

Il deputato del Movimento 5 stelle ha comunque presentato un'interrogazione parlamentare al Ministero sulla vicenda specifica e sulla nomina diretta di parenti da parte dei dirigenti scolastici.
L’istituto Pescara 5 nelle scorse settimane è finito nel mirino del deputato pentastellato e del Ministero in quanto alcuni genitori hanno denunciato l’obbligatorietà del contributo che la legge definisce volontario.
Nonostante le regole, però, hanno denunciato i genitori, sarebbero state fatte pressioni per i versamenti anche a quei genitori in condizioni economiche difficili.
Lo stesso Ministero ha chiarito più volte che il contributo nelle scuole è volontario e non può essere in alcun modo imposto, che il contributo non può riguardare lo svolgimento di attività curricolari, e che «qualunque discriminazione ingiustificata a danno degli studenti derivante dal rifiuto di versamento del contributo in questione, sia in termini di valutazione che disciplinari, risulterebbe del tutto illegittima e gravemente lesiva del diritto allo studio dei singoli».