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Tangenti L'Aquila: quando Bertolaso si infuriò contro la Steda

L'azienda ha avuto appalti anche in Emilia Romagna

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Tangenti L'Aquila: quando Bertolaso si infuriò contro la Steda



 
L’AQUILA. L’onda dell’ultimo sisma giudiziario aquilano arriva fino in Emilia Romagna, altra terra terremotata che vive con apprensione le notizie di questi giorni.
Non perché c’entri qualcosa o sia coinvolta in qualche modo ma perché le due tragedie sono fino ad un certo punto sovrapponibili: stessa paura, stesse scosse, stesso smarrimento, stessa necessità di ricostruire e ripartire.
Inoltre l’azienda Steda spa, coinvolta nell'indagine per tangenti in Abruzzo (ha realizzato 968 case prefabbricate in legno), da quelle parti la conoscono bene perché ha vinto tra agosto e novembre 2012 alcune gare per la gestione dell'emergenza post terremoto in Emilia. L’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Mizzarelli da Bologna si dice tranquillo e sostiene che l’impresa da loro abbia ricevuto gli appalti «con procedure regolari e nella massima trasparenza».
 «Abbiamo scritto regole chiare e tracciato un percorso di verifiche stringenti e imprescindibili per l'utilizzo di risorse pubbliche», sottolinea dopo aver letto che invece a L’Aquila il titolare della società, Daniele Lago, sarebbe stato ‘costretto’ a versare mazzette per lavorare.
«Siamo certi», continua Mizzarelli, «di aver operato nel giusto a garanzia della nostra comunità. L'impresa, operante in tutta Italia, risultava in regola con le norme prescritte, comprese quelle legate alla White List».
 L'azienda si è occupata della realizzazione dei Map di Novi, delle scuole materne di San Felice, delle elementari di Mirandola e dei moduli rurali in alcuni Comuni terremotati, «cantieri portati regolarmente a termine».
La Steda risultò prima anche nella gara per la costruzione della biblioteca di Mirandola, ma la Regione la escluse trovando anomalo l'eccessivo ribasso praticato nell'offerta. L'azienda si era aggiudicata anche la gara per la costruzione della palestra di Massa Finalese, ma i lavori sono stati portati a termine da un'altra impresa che nel frattempo aveva affittato un ramo d'azienda della Steda, che per propri problemi finanziari aveva avviato una procedura di concordato preventivo.
Avendo la Steda sospeso i pagamenti ai subappaltatori, la Regione - come prevede la legge - già prima dell'apertura della procedura di fallimento aveva bloccato i pagamenti all'impresa stessa.
Oggi la Gazzetta di Modena scrive che quella società «è stata indicata da diversi fornitori della zona come “cattiva pagatrice”, acquistava materiale per i cantieri e poi lasciava inevase le fatture per diverso tempo, creando non pochi problemi di liquidità ai piccoli magazzini della Bassa».

QUANDO BERTOLASO PROTESTAVA
A dicembre del 2009, a L’Aquila, proprio mentre secondo l’indagine l’imprenditore cominciò a pagare le tangenti, la Protezione Civile si lamentò pubblicamente per quella società (ma anche per tante altre) che non riuscirono a portare avanti i lavori secondo il cronoprogramma.
Addirittura l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, si infuriò  perché a causa dei tempi non rispettati nella sistemazione delle ‘casette’, non si riuscì a mantenere la promessa dell’allora premier Silvio Berlusconi che promise «5.500 aquilani in casa per le feste di natale». Alla fine ne entrarono circa la metà.
Bertolaso minacciò le aziende e paventò la possibilità di strappare i contratti stipulati e di avviare azioni risarcitorie, qualora le aziende non avessero recuperato il tempo fino ad oggi perso.
Tra la quindicina di aziende chiamate in causa la Steda si giustificò pubblicamente scrivendo a Bertolaso una lettera aperta in cui spiegò che erano troppi «i fattori imprevedibili» da dover gestire come «l'inadeguatezza delle opere di urbanizzazione realizzate sui siti localizzati, e l'approssimazione con la quale sono state realizzate molte delle platee sulle quali porre in opera i Map».  
La fretta si sa è cattiva consigliera ed ora quelle stesse opere in molti casi sono più che vecchie  e malandate.