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Cialente verso le dimissioni poi frena ancora «rifletterò due giorni»

Dalla giunta pieno sostegno. Dubbi sull’inchiesta: «ci sono cose che non collimano»

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Cialente verso le dimissioni poi frena ancora «rifletterò due giorni»



L'AQUILA. E' scattata di buon'ora questa mattina una giunta comunale straordinaria nella quale il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, avrebbe dovuto - secondo fonti comunali ben informate - comunicare le sue dimissioni. La decisione arriverebbe in conseguenza dell'inchiesta su presunte tangenti per appalti sulla ricostruzione che per la prima volta coinvolge ex e attuali amministratori comunali, e che ha portato già alle dimissioni del vicesindaco, Roberto Riga.

Il sindaco, nella riunione straordinaria della giunta ha fatto il punto sulle ripercussioni politiche sull'amministrazione di centrosinistra dell'inchiesta sulle presunte tangenti sugli appalti per la ricostruzione che coinvolge il Comune dell'Aquila visto che tra gli indagati e gli arrestati ai domiciliari compaiono il vicesindaco, Roberto Riga, poi dimessosi e un assessore del precedente mandato Cialente e un consigliere comunale di opposizione scelto dallo stesso sindaco per la gestione della ricostruzione delle parti artistiche della città.

Il presidente del Consiglio Comunale, Carlo Benedetti, ha rilevato che in seguito alle insistenti voci di dimissioni del sindaco di stamani, di avergli telefonato per «chiedere di concordare la eventualità anche con il consiglio comunale, visto che il problema investe la città».

«Gli ho chiesto di prendere insieme la decisione anche se a mio avviso sarebbe il caso di riflettere - ha continuato Benedetti -. Credo che Cialente non si debba rimproverare nulla, ma capisco la sua amarezza e stanchezza per la lunga battaglia per i fondi nei confronti del governo al quale, a mio avviso, l'inchiesta offre la stura per chiudere i rubinetti, e per gli attacchi personali di questi giorni. Considerando - ha concluso il presidente del consiglio comunale - che il carico dell'amministrazione grava all'80 per cento sulle spalle del sindaco».

«DIMISSIONI PERCHE’ ORA PIU’ DEBOLE»

Prima di cominciare la giunta straordinaria di stamani, il sindaco ha rivelato la sua decisione di dimettersi e la volontà di fare l'annuncio ai suoi assessori ad alcuni consiglieri comunali a lui vicini. L'idea si era fatta strada già da ieri sera, quando il sindaco aveva spiegato a persone vicine con parole piene di amarezza, di essere «in piena riflessione sulla situazione complessiva, in tal senso sto pensando alla città e alla cosa più utile da fare per salvaguardare i cittadini».

«Al di là dell'entità delle accuse - aveva continuato Cialente - é la prima volta che il Comune viene coinvolto, probabilmente si tratta di un comitato di affari anche con persone fuori, ma c'era un mio assessore che avevo scelto io e la responsabilità è mia».

Tra gli elementi sui cui riflettere «per l'interesse primario della città e per le dimissioni» - spiegava ancora Cialente ieri sera - «ci sono i rapporti con il governo, sempre più difficili, per i fondi insufficienti, e anche il complessivo indebolimento della mia persona e della giunta per quanto accaduto».

Rispetto all'inchiesta, il sindaco ha ribadito la necessità che «la magistratura faccia in fretta scavando su tutto ma facendo in fretta perché non ci possiamo permettere ombre, sento la sofferenza terribile della città». Nel rivelare di aver ricevuto una telefonata "molto cordiale" dal ministro per la Coesione territoriale Trigilia, incaricato dal governo di seguire la ricostruzione, Cialente ha chiuso l'amara chiacchierata ancora con il pensiero rivolto al suo ex assessore, Vladimiro Placidi, «che avevo scelto perché non politico, persona altamente legata a persone di alto rilievo, un bravo tecnico perché direttore del consorzio per I beni culturali, ente di proprietà del comune dell'Aquila, il quale mi aveva assicurato di non avere società».

«DIMISSIONI SOSPESE, PRENDO TEMPO»

 Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha poi rimandato la decisione sulle sue dimissioni. Lo ha comunicato al termine di una riunione di Giunta nella sede comunale di Villa Gioia. Cialente aveva preannunciato l'addio dopo lo scoppio dello scandalo per tangenti legate alle ricostruzione. «Tutti gli elementi sono sul tavolo, mi prendo due giorni per decidere, e poi vedremo», ha detto Cialente».

Dalla Giunta comunale dell'Aquila, riunita stamani, e' arrivato il «pieno sostegno» al sindaco Massimo Cialente. L'esecutivo si era riunito per «convincere» il primo cittadino a non rassegnare le dimissioni dopo lo scandalo su presunte tangenti nell'affidamento degli appalti per il post sisma che vede tra gli indagati anche il suo vice sindaco, Roberto Riga, dimessosi dall'incarico.

La Giunta ha chiesto a Cialente di soprassedere da qualsiasi decisione e di «stare sereno». Prima dell'incontro alcuni esponenti di maggioranza avevano parlato di un sindaco «molto scoraggiato».

«E' una persona che ha dato tanto alla citta' e che ora e' allo stremo». Le deleghe lasciate dal vice sindaco Riga, ambiente e sanita', rimangono, per ora, nelle mani del primo cittadino. Intanto gli interrogatori dei quattro arrestati e degli altrettanti indagati, accusati a vario titolo di corruzione, falsita' materiale e ideologica, millantato credito e appropriazione indebita, inizieranno lunedi'.

 I DUBBI DI CIALENTE SULL’INCHIESTA

«Abbiamo visto gli atti delle indagini, stanno evidenziando che vi sono alcune cose che non collimano con i tempi di nomina di assessori o i ruoli», commenta Cialente.

«All'epoca dei fatti Mario Di Gregorio (uno degli indagati, ndr) era dirigente alla Cultura, Protezione civile e Sport», ha fatto notare il primo cittadino, quando nell'ordinanza viene citato quale «funzionario responsabile dell'ufficio ricostruzione del Comune». Cialente ha proseguito spiegando che «se è vero che Vladimiro Placidi (arrestato ai domiciliari con altri 3, ndr) non era assessore ma era un privato cittadino quando ha fatto quelle cose, tutto si sta risolvendo su due aspetti gravissimi come sospetto, ma che sono due avvisi di garanzia». «L’obiettivo è solo il bene della città», ha ripetuto Cialente. L’immagine della città è compromessa ma si può recuperare, il rapporto con il Governo è impraticabile. Mi chiedono un cambio di passo ma che passo devo fare? E poi su Trigilia: «il suo intervento ha definitivamente delegittimato il sindaco dell'Aquila e credo che lo abbia fatto sentendo il premier Letta perché non può averlo fatto di propria iniziativa».

Cialente ha smentito che conoscesse gli atti di questa indagine prima di lunedì: «qui tutti i giorni ci sono perquisizioni, non mi ricordo chi venne, mi chiesero se avevo gli atti della nomina di Tancredi, ho chiamato la mia segreteria e poi hanno acquisito due faldoni e basta. Non sapeva nulla».

Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip scrive che Cialente aveva spiegato agli inquirenti che la nomina di Tancredi l’aveva proposta Riga.  

‘LA MANCATA TRASPARENZA DI CIALENTE’

Intanto proprio questa mattina il giornale on line L’Editoriale di Beppe Vespa sferra un altro ‘attacco’ nei confronti del sindaco Cialente per denunciare la scarsa trasparenze nella gestione della ricostruzione aquilana. Il giornalista racconta che la sua redazione ha richiesto al Comune l’elenco dei beneficiari degli indennizzi di Fintecna Immobiliare, che ha rilevato case distrutte e relativi mutui, estinguendoli, senza dover verificare l’importo del pagamento delle rate, per poi liquidare anche, i proprietari che hanno acquistato altrove. Nessun documento, però, è mai arrivato alla redazione, racconta Vespa, e anche un formale accesso agli atti è stato respinto.
Il quotidiano sostiene che il diniego sia arrivato per nascondere «i nomi eccellenti» che avrebbero beneficiato dei contributi e rivela di aver scoperto che una delle cognate del primo cittadino sarebbe riuscita ad ottenere dal Comune quasi 400 mila euro per una casa andata distrutta. L’Editoriale ricostruisce così quel caso: «Tiziana Ussorio, cognata di Cialente, con provvedimento prot. n. 28768 del 13/10/2011 emesso dal servizio Emergenza sisma e ricostruzione privata del Comune dell’Aquila, veniva ammessa a contributo definitivo, per l’acquisto di immobile sostitutivo di quello andato distrutto dal sisma, per la somma di 385mila euro. L’immobile di cui trattasi, fu acquistato in data 25.09.2004 al prezzo di 180mila euro di cui 130mila euro con mutuo bancario. La Ussorio chiedeva il subentro dello Stato che, sulla scorta della relazione di stima da parte dell’Agenzia del Territorio (che stabiliva il valore dell’immobile in 163mila euro), vendeva l’unità immobiliare alla Fintecna Immobiliare per il valore dichiarato, per cui veniva versata dalla società la somma di 126mila euro alla Banca ad estinzione totale del mutuo, e i restanti 37mila euro alla signora Ussorio. A seguito della cessione dei diritti di proprietà sul suo “vecchio immobile”, la Ussorio (cognata di Cialente), chiedeva il contributo per l’acquisto di un immobile sostitutivo di quello distrutto, per cui l’Amministrazione Comunale di Cialente versava “alla cognata” ben 385mila euro. Facendo i conti della serva, la signora Ussorio Tiziana (cognata di Cialente), per un immobile del valore di 180mila euro, ha incassato ben 422mila euro (385mila+37mila). Ma l’ingordigia della signora Ussorio (sempre cognata di Cialente), non ha limiti e ricorre al Tar al fine di ottenere dal Comune (di Cialente) la somma di 616mila euro. Non sappiamo come la cosa sia finita, ma comunque vadano le cose, la signora Tiziana ha fatto Bingo».