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Tangenti L’Aquila. Indifendibile Cialente. Rettore: «non mi convince». M5S: «omertoso o incompetente?»

Ricciuti: «non poteva non sapere»

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Tangenti L’Aquila. Indifendibile Cialente. Rettore: «non mi convince». M5S: «omertoso o incompetente?»



L’AQUILA. Chissà qual è stato il giorno più difficile e pesante per il sindaco Massimo Cialente.
Quello di ieri, quando le nuove indagini della Squadra Mobile hanno lambito la sua amministrazione e ha dovuto convincere Roberto Riga, il suo vice, indagato, alle dimissioni?
O quello di oggi? La sveglia che suona presto dopo una nottata difficile, i giornali, anche quelli ‘amici’, che chiedono che si dimetta e le parole del ministro Trigilia che hanno avuto pure la forza di fargli pensare che sia veramente il caso di andare via.
Poco dopo pranzo Cialente ha sciolto la prognosi, ha detto che resta anche se è a pezzi. Su Facebook, dove è sempre molto attivo, latita. Forse legge i commenti di quanti in queste ore gli chiedono di restare e quelli che gli dicono di andare via. Ma non ha ancora scritto una ‘cialentata’ delle sue, quelle esternazioni di getto, senza filtri da ufficio stampa, come quelle scritte in passato quando senza troppa diplomazia ha definito i suoi ‘pericolosi come Schettino’ o ha denunciato la «mafia aquilana» .
No, ora preferisce tacere. Parla con i giornalisti, rilascia dichiarazioni che vengono rilanciate sui social network e vengono ritenute «incredibili» come quella che questa inchiesta sia solo «un piccolo inciampo», roba da poco, da 500 mila euro. E un utente chiede a gran voce: «meno Tavernello per il sindaco».
Oggi Cialente rimodula quelle affermazioni, parla di scandalo grave e di pesanti ombre sulla città ancora distrutta.
Chissà qual è stato il giorno più difficile per Cialente e chissà che quello di oggi non sia stato l'errore suo più grave.
Scettica in queste ore anche il rettore de L’Aquila Paola Inverardi, intervenuta dai microfoni di Radio Città Futura, che ha risposto al sindaco in merito alle indagini partite dai lavori di puntellamento di Palazzo Carli, sede del Rettorato dell'Università dell'Aquila.

«Non mi convince l'atteggiamento un po' difensivo del sindaco: credo che quando succedono queste cose, la prima cosa da fare è chiedere scusa a tutti, a tutti coloro che sono impegnati nella ricostruzione e che lavorano onestamente dalla mattina alla sera. Dopodiché - ha proseguito - bisogna pensare meglio quando si scelgono i collaboratori, a come si scelgono e questi collaboratori devono sentire il peso della responsabilità politica e morale di quello che fanno».
I deputati del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca, Andrea Colletti e Daniele Del Grosso si chiedono come sia possibile «che un sindaco presente da moltissimi anni in Comune non sapesse tutto quello che sembra sia avvenuto? O è del tutto incompetente e inadeguato a fare il sindaco, oppure sapeva ma non parlava. Non sapremmo quale ipotesi sia la peggiore. Stessa cosa per la presunta paladina della ricostruzione (che non c'è) Pezzopane. Questi baroni politici aquilani, visto che non avranno la dignità, la decenza, il pudore di scomparire da soli dalla scena politica dimettendosi all'istante, verranno spazzati via dai cittadini, da quella maggioranza sempre più numerosa che vuole un cambiamento radicale. Così come verranno spazzati via nei prossimi mesi Chiodi e gli altri artefici di questo disastro nel quale vivono gli abruzzesi».
«Cialente deve avere il coraggio di dis-mettersi non tanto o non solo perche' responsabile di scelte che ad oggi non offrono prospettive o addirittura sono dannose, ma anche e soprattutto perche' e' semplicemente inadeguato», commenta invece Alfonso Magliocco, coordinatore pro tempore di Forza Italia. «Sono cambiati in questi anni i riferimenti istituzionali ma uguali continuano ad essere le dinamiche conflittuali e gli addebiti che vengono mossi da Cialente. Nel tempo si sono susseguiti Berlusconi, Bertolaso, Chiodi, Barca, Trigilia, quali 'controparte' della citta' ed ognuno di loro ha potuto rilevare il carattere di 'sterile rivendicazionismo' da parte del sindaco. Cialente accusa tutti, indifferentemente, di 'scarsa' attenzione per l'Aquila».
Per il consigliere regionale di Forza Italia Luca Ricciuti il sindaco Luca Ricciuti «non poteva non sapere quanto accadeva intorno al Comune, in caso contrario significherebbe che gli è sfuggito di mano il controllo della macchina politica e tecnica: in entrambi i casi dovrebbe farsi un esame di coscienza e trarne le conclusioni». Da qui la richiesta di dimissioni.
Ricciuti tira fuori anche il caso dell’affidamento diretto dello smaltimento delle macerie, un affare da circa 50 milioni di euro, e quella dei Moduli abitativi removibili (Mar), entrambe naufragate dopo l’interessamento della magistratura.
«D’altra parte - sottolinea il consigliere regionale - era stato proprio il Comune dell’Aquila a chiedere all’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso di poter gestire direttamente i puntellamenti degli edifici danneggiati dal terremoto, assegnati alle ditte attraverso affidamenti diretti giustificati dall’emergenza».
Anche l’Idv provinciale esprime «forte indignazione» e si augura che la magistratura faccia presto perché «la città deve sapere la verità e non può aspettare nell’incertezza. La corruzione di pochi non può infangare l’onestà e la correttezza di tanti che si adoperano con dedizione alla gestione amministrativa di una città alle prese con i gravosi problemi della ricostruzione».