GIUSTIZIA TERMINALE

Diritto all’oblio, dopo la condanna di PrimaDaNoi.it arriva il pignoramento

Il processo per rissa aggravata e lesioni gravissime non decolla ma merita “l’oblio”

Redazione Pdn

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Diritto all’oblio, dopo la condanna di PrimaDaNoi.it arriva il pignoramento




PESCARA. Lo scorso 16 gennaio 2013 la sentenza del giudice di Ortona, Rita Di Donato, sanciva il diritto all’oblio su una vicenda giudiziaria del 2008 che ha portato ad arresti e ad un processo (che però conta appena due udienze ed un recente rinvio a novembre 2014).
A distanza di un anno dalla sentenza di condanna di PrimaDaNoi.it in primo grado (in attesa di appello) i componenti della famiglia Pecoraro, titolari di alcuni ristoranti in città, hanno avviato le esecuzioni sfociate nel pignoramento dell’unico bene intestato al direttore di PrimaDaNoi.it, Alessandro Biancardi, un motociclo 125 dell’approssimativo valore ad oggi di 1.000 euro.
Il giudice per l’esecuzione penale di Pescara ha rigettato le ragioni del quotidiano che chiedeva la sospensione dell’esecuzione in attesa dell’appello, rigettata anche la motivazione secondo cui quel ciclomotore è l’unico mezzo utilizzato per lavoro.

OBIETTIVO: ANNIENTARE IL DIRITTO DI CRONACA ANNIENTANDO GIORNALI E GIORNALISTI
Questi in estrema sintesi i fatti, abbondantemente depurati dalle emozioni non gradevoli di questa incredibile e infinita vicenda.
Ma cosa sta succedendo?
Semplicissimo: esponenti della famiglia Pecoraro dopo essersi accoltellati - in costanza di giudizio per rissa aggravata e lesioni gravissime- hanno denunciato PrimaDaNoi.it richiedendo la rimozione degli articoli che raccontavano i fatti, appellandosi a privacy e oblio. La vicenda dell’accoltellamento risale al 2008, nel 2009 fanno causa al quotidiano, nel 2013 il giudice ammette l’oblio. (QUI LA SENTENZA)
Il processo per lesioni gravissime, invece, dopo quasi sei anni è alle fase preliminari del dibattimento rinviato di anno in anno. Con molta probabilità non ci sarà una sentenza nei confronti dei due imputati rimasti prima del 2015.
Nel frattempo, invece, la loro azione giudiziaria nei nostri confronti è stata fulminea.
La mia onestà intellettuale non mi consente di provare risentimento nei confronti di chi riteneva di aver ragione a mio danno, cosa ratificata da un giudice, e, dunque, ha tutto il diritto di recuperare le ingenti somme liquidate in sentenza e su questo non si discute. Il problema però è che quelle somme non possono essere liquidate tutte e subito per ragioni molto semplici: equivalgono al guadagno di circa un anno e mezzo di lavoro.
Magari si può discutere sulle modalità e tempestività proprio perché si attende ancora la pronuncia dell’appello dunque potrebbe accadere persino che il pignoramento di oggi sia vanificato domani…

Resta l’enorme problema legato alla libertà di informazione che viene enormemente limitata, ma qui non si filosofeggia più nè si disquisisce in salotti per passare il tempo, qui la libertà di continuare serenamente a svolgere il proprio mestiere viene realmente compressa e rarefatta, a me pare stuprata: quando persone ti entrano in casa per prendere quel poco che si può trovare è difficile minimizzare.
Quando poi mi viene portato via l’unico mezzo di proprietà che mi consentiva di esercitare il mio lavoro c’è da restare allibiti. Che vuoi che sia mendicare un mezzo di trasporto alternativo...  
Siamo ben oltre il limite, passato da un po’.
Abbiamo scelto di difenderci nei processi e stiamo collezionando sentenze che ci porteranno ad altre azioni come queste e solo per aver fatto correttamente il nostro dovere: mai nessuno è ancora riuscito a dimostrare che nelle decine di articoli contestati sono state scritte falsità. E' questo il punto: la verità, quanto fa male.
 Appena avremo tempo e voglia pubblicheremo tutti i documenti così come facciamo sempre così da poter dar modo a tutti di farsi una idea di cosa la giustizia riesce a fare.
Lo abbiamo detto cento volte uno Stato che tutela in queste forme giornalisti onesti e liberi è uno Stato che non ci piace, distante milioni di anni luce dalla Giustizia.
Quando abbiamo iniziato l’avventura di fondare un quotidiano on line che raccontasse “soltanto la verità” sapevamo di avere contro i poteri forti e la politica, non potevamo immaginare minimamente di avere contro anche la giustizia.
Arrivare all’umiliazione personale, essere trattato come un delinquente, dopo una vita passata a fare il precario con un futuro che prevede al massimo la sopravvivenza è inaccettabile e non scusabile.
Come può tutto questo non incidere sulla nostra libertà o sulla nostra vita privata?
Tutti gli attacchi sferrati contro di noi hanno già prodotto effetti deleteri su questo quotidiano e sulle vite dei pochi giornalisti rimasti.
Il prossimo passo sarà venirci a prendere le scrivanie ed i computer che usiamo per lavorare a quel punto finalmente toglieremo per sempre il disturbo ed il disegno diffuso, che va avanti da anni, sarà ultimato.
Essere un giornalista libero in Italia è impossibile; che sia chiaro a tutti.
Specie a chi avesse la sfrontatezza di essere pure una brava persona.

Alessandro Biancardi