TIRITERE

L’Aquila, Cialente si dimette, anzi no. «Resto ma sono disperato»

Il sindaco offeso per le affermazioni del ministro Trigilia

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2877

L’Aquila, Cialente si dimette, anzi no. «Resto ma sono disperato»




L’AQUILA. Una parte dei cittadini glielo sta chiedendo da 24 ore.
Anche una parte del Consiglio comunale (i suoi oppositori). La novità del giorno è che Massimo Cialente, dopo lo scoppio dall’inchiesta per presunte tangenti che coinvolge amministratori pubblici ed ex assessori, starebbe veramente pensando alle dimissioni… ma il lavoro della Procura aquilana non c’entra. O almeno lui questo sostiene.
Oggi il sindaco potrebbe lasciare palazzo di Città a causa dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, delegato dal governo a gestire la ricostruzione dell'Aquila e dei comuni del cratere sismico.
Il ministro, in sostanza, ha parlato di sterile «rivendicazionismo», da parte del Comune, relativo ai fondi stanziati per la ricostruzione.
«In mattinata - dice all'Agi Cialente - decidero' cosa fare. Tutto dipendera' dalle dichiarazioni del governo. Non vorrei che strumentalizzasse questa vicenda».
«Dal 2009 ad oggi - ha ricordato Trigilia - sono stati spesi 12 miliardi di euro. Se siano stati spesi bene o no, io non lo posso dire. Non c'ero. La magistratura e' intervenuta piu' volte per verificare presunte irregolarita', questo lo so. Naturalmente auguriamoci di no, ma se le ipotesi investigative fossero confermate, questa vicenda sarebbe davvero deplorevole, metterebbe in discussione gli sforzi onesti di tante persone».
«Il comune dell'Aquila, il sindaco dell'Aquila, continuano a ritenere l'impegno del governo insufficiente, c'è davvero poca sintonia con loro. Sono critiche ingenerose», ha detto ancora Trigilia. 

Per il ministro infatti «la ricostruzione non si è mai interrotta per mancanza di risorse, il rubinetto non è mai rimasto chiuso». D'altra parte, sottolinea il ministro «non si può pretendere, nelle condizioni in cui si trova il Paese, di ricevere stanziamenti che non siano direttamente legati alla capacità di spesa».
Ora, evidenzia, «ricostruite le periferie, stiamo accelerando sui centri storici. All'Aquila sono già rientrati nelle loro case in 42mila, cioè il 63 per cento degli sfollati».
Facendo i conti dei costi per la ricostruzione, il ministro fa sapere: «Dal 2009 a oggi sono stati spesi 12 miliardi di euro». Per il futuro, aggiunge, «tutte le stime vanno prese con cautela. Possiamo immaginare che servano almeno altri sei-otto anni, per una spesa di un miliardo, un miliardo e mezzo ogni anno».

CIALENTE E IL BALLETTO DELLE DIMISSIONI
Nella bufera di ieri Cialente aveva spiegato che non stava affatto pensando alle dimissioni anche perché «dovrei lasciare il Comune tutti i giorni, con tutti i problemi che ho, le delusioni le difficoltà».
Quella delle dimissioni è una carta che il primo cittadino ha giocato più volte. A settembre scorso aveva denunciato le incomprensioni con la sua maggioranza ma non si spinse fino al passo indietro come invece ha fatto solo quattro mesi prima, esattamente il 7 maggio al grido di «lo Stato se ne frega».
Due giorni dopo la marcia indietro e l’annuncio: «io non vado via aspetto che il Governo mi sospenda»
Otto giorni dopo ancora una minaccia: quella di sciogliere il Consiglio comunale. Minaccia nuovamente accantonata.

ORE 13: CIALENTE NON SI DIMETTE NEMMENO QUESTA VOLTA
«Più volte penso di mollare, la tentazione è enorme ma di fatto sarebbe una fuga dalle attuali difficoltà».
Ad affermarlo il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, intervenendo ai microfoni di Radio Città Futura, in merito agli arresti per il giro di tangenti nella ricostruzione post terremoto.
«Sono abbastanza disperato: è chiaro che in questo momento c'è uno scontro politico - ha proseguito Cialente - perché non ci sono soldi, non c'è un progetto di come finanziare la ricostruzione, c'è lo scontro con l'Europa per questa vergogna che anche in caso di calamità naturale gli Stati membri non possono sfondare il 3%. Stanotte non ci ho dormito - ha raccontato Cialente - l'unica via d'uscita che io vedo è che la magistratura faccia veramente chiarezza. Se le accuse si dovessero rivelare vere anche per l'1%, è la qualità di quello che è successo che è di una gravità estrema e che getta una luce terribile».
 Per Cialente sono necessarie regole più stringenti: «Il Governo doveva fare dall'anno scorso dei decreti attuativi della legge Barca - ha concluso - decreti che non sono mai stati fatti».