IL FATTO

Sanità Abruzzo, già notificato il ricorso contro il Piano operativo

Da Guardiagrele le ragioni del no alle scelte di Chiodi

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Simone Dal Pozzo

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ABRUZZO. Piano operativo modificato il 30 dicembre, ricorso al Tar contro questo Piano già notificato il 3 gennaio scorso.
Non ha perso tempo l’avvocato Simone Dal Pozzo che conduce una battaglia contro il Commissario Chiodi solo con l’aiuto della lista civica “Guardiagrele il bene in Comune” e che ha trasformato la difesa del locale ospedale (chiuso di fatto, ma non ufficialmente) in una difesa ad oltranza della sanità abruzzese. Questo appena notificato è infatti il dodicesimo ricorso contro il Commissario (quasi tutti vinti) e mette sotto accusa non solo l’impianto del P. O. modificato, ma proprio tutta la costruzione contabile su cui si basa. Ci sarebbero infatti pareggi di bilancio non reali, sottovalutazione delle criticità di alcune Asl (come quella di Chieti, che preannuncia un disavanzo di 20 mln), tagli di posti letto ben al di sopra di quanto prevede la legge, mobilità passiva fuori controllo, nuovi deficit prima non evidenziati, mancato potenziamento dei servizi sul territorio, previsione del ticket sui ricoveri nelle Case di riposo e così via.
Il tutto appoggiando le argomentazioni contrarie sul verbale del Tavolo di monitoraggio romano, sulle vicende del Bilancio regionale (di cui riporta il giudizio negativo dei Revisori dei conti) e sulla sentenza della Corte dei conti che boccia i dati economici della Regione Abruzzo. La solita minestra riscaldata di chi si oppone a questa gestione commissariale della sanità? Non sembra, anche a leggere rapidamente le decine di pagine fitte fitte del ricorso Dal Pozzo, che si accredita sempre più come la bestia nera non tanto di Chiodi, quanto dei funzionari regionali che scrivono il Piano e su cui viene riportato anche il giudizio negativo dei controllori romani. 

Troppo semplice – secondo il ricorso – programmare la chiusura dei piccoli ospedali senza attrezzare il territorio, e poi vantarsi della diminuzione del tasso di ospedalizzazione che dipende quasi esclusivamente da queste chiusure. Senza dire che è mancata una seria prevenzione (screening in ritardo o assenti) ed un controllo sulle singole Asl che poi concorrono al successo o meno di tutto il Piano. Perché se la politica sanitaria regionale è la sommatoria di quella delle singole Asl, basta vedere cosa succede con i tagli lineari del 20% a Chieti, per afferrare il senso di una sanità alla deriva dove le riforme sono annunciate, ma restano spesso solo sulla carta e vince la strategia dei tagli lineari.
Il che produce forse il pareggio virtuale dei conti, che forse è solo finanziario. Quello che “non pareggia” per i singoli cittadini è una sanità che ha rincorso il mito dei “conti a posto” come se questo si traducesse automaticamente in una migliore qualità del servizio. Non è stato così. E i dati impietosi dell’aumento della mobilità passiva – anche per prestazioni non di eccellenza – dimostrano che in Abruzzo il diritto all’assistenza fa parte di quella Costituzione ancora da attuare.
Sebastiano Calella