LA GRAPPA E L'AMARO

L’Aquila, grappa e casette post sisma: ecco le tangenti ‘congelate’ dalla Procura

Per il gip «azione illecita continuata»

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L’Aquila, grappa e casette post sisma: ecco le tangenti ‘congelate’ dalla Procura

Placidi




L’AQUILA. L’ennesimo scandalo giudiziario che si abbatte sulla citta terremotata ha un nome eloquente: ‘Do ut des’.
La Squadra Mobile di L’Aquila - che ieri mattina ha arrestato 4 persone e consegnato altri 4 avvisi di garanzia - è certa di aver messo al sicuro le prove di questa nuova inchiesta che getta nuove ombre sulla ricostruzione aquilana.
Attraverso le intercettazioni telefoniche e movimentazioni bancarie gli investigatori hanno "fotografato" l'esistenza di un presunto sistema di tangenti, radicato nel tempo e nel territorio, in particolare per i lavori di messa in sicurezza di edifici danneggiati.
«Il reato più grave accertato - ha detto il capo della Squadra Mobile dell'Aquila Maurilio Grasso - è quello della corruzione, in cui imprenditori fornivano tangenti per potersi aggiudicare gli appalti post sisma». Un dare per ricevere.
Ed è stata una impresa non facile quella di sigillare le prove, dal momento che i fatti accertati risalirebbero al 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2011. Ma gli inquirenti hanno trovato fatture di consulenze fittizie che in realtà, dicono, celavano la corruzione e in altri casi hanno ‘congelato’ la promessa della dazione che giuridicamente basta a sostenere l’accusa.
Ma in questa inchiesta sono state trovate anche tangenti di altro genere, addirittura moduli abitativi provvisori, le famose ‘casette post sisma’ regalate dalla società Stefa a Tancredi, 60 anni, attuale dirigente dell'Asl numero 1, più volte assessore della Giunta di centrodestra negli anni Duemila, all'epoca dei fatti consigliere comunale delegato per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città. 


Una cosa mai vista che per la città suonano come un ennesimo schiaffo perché tutti in città ricordano la fatica per ottenerne uno, pur avendo tutti i requisiti del caso. Ma l’avvocato di Tancredi, Maurizio Dionisio, smentisce e parla di operazione trasparente: «nessuna dazione illecita», spiega, «ma una procedura lecita che rientra nel novero della professione di mediatore immobiliare che il mio assistito svolge dopo essere stato autorizzato dall'Azienda sanitaria locale della provincia dell'Aquila, ente nel quale presta servizio». La questione, aggiunge il legale, verrà chiarita dallo stesso indagato nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
E ieri dopo la conferenza stampa del capo della Mobile, Maurilio Grasso, è stata tutta una pioggia di difese pubbliche e contemporanee dichiarazioni di «fiducia nella magistratura».
Magistratura che, stando alle dichiarazioni degli indagati, avrebbe preso lucciole per lanterne.
Si è tirato fuori il vice sindaco Roberto Riga che ha spiegato di non conoscere nemmeno il consorzio che avrebbe favorito. Lui, dice l’accusa, avrebbe ricevuto una tangente di 10mila euro, nascosta dentro un pacco dono con una confezione di grappa, in cambio del suo interessamento per far vincere un appalto. «E’ tutto falso», replica l’ormai ex numero due del Comune.
«Sono sereno e pronto a fornire ogni elemento», ha detto anche Fabrizio Menestò 65, ingegnere di Perugia, all'epoca direttore e progettista dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di palazzo Carli, sede del rettorato dell'Università dell'Aquila coinvolto nell'inchiesta sul post sisma. «Fornirò ogni necessario elemento circa la mia estraneità in occasione del programmato mio interrogatorio».

«AZIONE ILLECITA CONTINUATA»
Ma lo scenario descritto nell’ordinanza di custodia cautelare è desolante. «Le vicende in esame descrivono, da un lato, le illecite condotte di un imprenditore veneto, amministratore di una società per azioni, che comunque intendeva procacciare in modo illegale commesse per l'azienda, dall'altro, le condotte di amministratori pubblici aquilani e di loro sodali che hanno approfittato della situazione emergenziale per porre in essere condotte corruttive».
«Senza retorica», scrive il gip Romano Gargarella, «la premessa dell'indagine si fonda su due pilastri: il primo è la catastrofe naturale che il 6 aprile 2009 provocò 308 morti, circa 1.600 feriti di cui 200 in gravissime condizioni e oltre 65 mila sfollati, nonché la devastazione del patrimonio immobiliare ricompreso nell'area del cosiddetto 'cratere' - si legge ancora nell'ordinanza - Il secondo è l'azione illecita continuata di taluni soggetti, imprenditori e politici, che hanno colto nell'immediato di realizzare profitti personali illeciti». Nel documento del gip emergono riscontri da intercettazioni telefoniche ma soprattutto dalle dichiarazioni di uno degli indagati, l'imprenditore Giuseppe Lago, titolare della Steda Srl, che ha vuotato il sacco con gli inquirenti. L'uomo ha fornito circostanze molto precise, ritenute attendibili dagli investigatori, assieme a Marcon, che hanno circostanziato le dazioni e le consulenze. Dalle carte emerge anche come gli arrestati ai domiciliari Daniela Sibilla, Vladimiro Placidi e Pierluigi Tancredi fossero legati a doppio filo.
a.l.