IL PROCESSO

Inchiesta Mare Monti, «spostare il processo a Roma»

Il pm Gennaro Varone si è opposto alla richiesta dei difensori

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Inchiesta Mare Monti, «spostare il processo a Roma»

La strada mai realizzata




PESCARA. All’inizio del dibattimento scattano le eccezioni di incompetenza territoriale e nuovamente il processo rischia di saltare, allungarsi per poi svanire.
Alcuni difensori hanno insistito ieri e riproposto l’eccezione di incompetenza davanti al Tribunale collegiale di Pescara relativo all'inchiesta riguardante la realizzazione della S.S. 81 (Mare-Monti) nell'area vestina, che vede coinvolti l'ex sindaco di Pescara ed ex presidente della Provincia, Luciano D'Alfonso, gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto e altre sette persone.
Secondo gli avvocati, il processo nei confronti dei loro assistiti deve essere spostato a Roma. Di diverso avviso, il pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta, il quale ha sostenuto in aula che il procedimento deve restare nel capoluogo Adriatico in quanto i reati si sarebbero consumati nel pescarese.
Sulla questione, il Tribunale si pronuncerà nella prossima udienza in programma il 13 marzo 2014.
Sempre durante l'udienza di ieri la difesa ha anche chiesto l'esclusione delle parti civili costituite. Sono state inoltre stralciate le posizioni di due società per un difetto di notifica al difensore. 

Oltre a D'Alfonso e ai Toto nel procedimento risultano imputati il progettista della strada Carlo Strassil, arrestato nell'ambito della vicenda il 19 aprile 2010; l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, responsabile del procedimento, già coinvolto nell'inchiesta fiorentina sul G8 della Maddalena; Valeria Olivieri, commissario straordinario; Cesare Ramadori, del cda della Toto; Paolo Lalli, direttore dei lavori; Michele Minenna, dirigente Anas; Angelo Di Ninni, incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l'incidenza ambientale della variante.
Gli undici imputati sono accusati, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, falso ideologico, concussione. Secondo l'accusa, l'appalto sarebbe stato stravolto per renderlo vantaggioso all'impresa Toto.
L’inchiesta si riferisce a fatti molto vecchi risalenti nel tempo visto che la procedura per la costruzione della strada risale agli ultimi anni del ’90. Le accuse che riguardano i reati ambientali che tra l’altro hanno fatto scattare l’inchiesta sono già prescritti e nei prossimi due anni si prescriveranno anche gran parte degli altri reati mentre rimarranno in piedi solo i più gravi. Ma ad oggi è facile prevedere che questa inchiesta dalle implicazioni enormi che superano di gran lunga i confini regionali non arriverà mai a sentenza definitiva. Di certo se il processo passerà a Roma con molta probabilità non ci sarà nemmeno una sentenza di primo grado.

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