LE REAZIONI 2

Abruzzo. Tangenti L’Aquila. Vice sindaco indagato lascia e giura sui figli: «è tutto falso»

Cialente: «piccolo inciampo, non una vicenda grossissima»

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Roberto Riga

Roberto Riga


L’AQUILA. Poco prima delle 10 di questa mattina all’assessore Roberto Riga, indagato nell’ambito della nuova inchiesta su presunte tangenti nella ricostruzione aquilana, le dimissioni non gli avevano nemmeno sfiorato la mente.
Mentre il sindaco Massimo Cialente dettava alle agenzie di stampa la sua frustrazione («mi sento tradito») il vice ci andava più cauto: «alle dimissioni non ci sto ancora pensando. Mi è stato dato un avviso di garanzia non un rinvio a giudizio. Altri colleghi hanno avuto vicissitudine analoghe e non mi sembra che abbiano rassegnato le dimissioni».
Decisiva però il faccia a faccia con il sindaco Cialente che gliel’ha detto chiaramente: non vuole ombre nella sua giunta, dimissioni obbligatorie. Alle 12.20 Riga si è presentato in conferenza stampa è annunciato la sua intenzione di lasciare «perché quello a cui tengo è la mia città e la mia famiglia e non è bello che ti entrino dentro casa di mattina. Mi tiro da parte come ruolo di vice sindaco e assessore perché vorrei lasciare tranquilla l'amministrazione comunale, il sindaco e la Giunta senza avere dubbi sulla propria attività».
Poco dopo, in un Palazzo di Città sotto sopra e sconvolto dalle notizie, è caduta un’altra testa, quella del dirigente del settore ricostruzione pubblica Mario Di Gregorio, indagato per falso: il sindaco ha annunciato che le deleghe verranno momentaneamente trasferite all'altro dirigente del settore Opere pubbliche, Vittorio Fabrizi.
Il sindaco non ha ancora pensato alla sostituzione del suo vice «ma in questo momento», ha ripetuto più volte, «non ci possiamo permettere di avere nemmeno un'ombra perciò è giusto che si faccia da parte per avere la possibilità di difendersi. Riga ha giurato sui suoi figli che è tutto falso, lui dice che il consorzio per il quale è indagato non sapeva nemmeno che esistesse». Lei gli crede. «Ma cosa devo dire?», replica ai giornalisti dell’Ansa.
Poi avverte che la sua poltrona non salterà: «io non mi dimetto, mi dovrei mettere tutti i giorni con le difficoltà, i dolori e le contraddizioni che vivo. Chiedo alla procura di scavare in ogni angolo perché ogni piccola ombra, ogni piccolo inciampo butta ombra sulla città».
E per Cialente l’inchiesta di oggi merita proprio la definizione di «piccolo inciampo: «non è una vicenda grandissima, stiamo parlando di 500 mila euro…»

RIFONDAZIONE MINACCIA DI USCIRE DALLA MAGGIORANZA
Poco prima Rifondazione Comunista aveva pure minacciato di lasciare la maggioranza. «Gli arresti per corruzione di Tancredi e Placidi segnano un gravissimo punto di svolta», hanno detto Francesco Marola, segretario provinciale Prc, Goffredo Juchich, segretario circolo, ed Enrico Perilli, capogruppo in Comune: «per la prima volta vengono accertate responsabilità di ex esponenti dell'amministrazione all'interno di quell'intreccio perverso tra singoli politici e imprenditori nella speculazione sui puntellamenti che il PRC fu tra i primi a denunciare anche a livello nazionale, chiedendo chiarezza sulle procedure di affidamento.
In questo contesto, in cui probabilmente emergeranno altre responsabilità, anche gli avvisi di garanzia rischiano di intaccare la fiducia dei cittadini nei confronti nella giunta. C'è bisogno di un segnale inequivocabile».
Ma Rifondazione ha chiesto anche di anticipare l'attuazione del piano anti-corruzione, con la rotazione periodica dei dirigenti: «è una questione non più rinviabile. Ciò permetterebbe di sottrarre la gestione della cosa pubblica a queste possibili degenerazioni, restituendo la priorità alla politica rispetto allo sviluppo di poteri personali».

 

«NON E’ UNA INDAGINE SUL COMUNE»
«Le indagini hanno dimostrato il giro di soldi, le tangenti, cosa non facile», ma «non si tratta di una indagine sul comune ma su persone che ruotano intorno al Comune», ha spiegato il capo della Squadra Mobile della Questura dell'Aquila, Maurilio Grasso.
Tangenti pagate in contanti, «con consulenze fittizie» e addirittura con moduli abitativi provvisori come nel caso di Pierluigi Tancredi, all'epoca dei fatti consigliere comunale di minoranza (Pdl) e delegato comunale per la ricostruzione, poi dimessosi da entrambe le cariche, al quale la Steda ha dato cinque moduli abitativi provvisori ancora da montare che secondo l'accusa Tancredi avrebbe rivenduto ricavandone 200mila euro. Il lavoro più importante é la messa in sicurezza in affidamento diretto, perché in piena emergenza terremoto, di Palazzo Carli, ex sede del rettorato, per un valore di circa cinque milioni di euro. L'inchiesta nasce da un contenzioso avviato dalla stessa azienda aquilana Silva contro la Steda in particolare per lavori non pagati per un importo di circa un milione e 300mila euro, che compaiono nell'inchiesta con l'accusa di appropriazione indebita a carico dell'impresa veneta. 
«Le indagini condotte dalla polizia e coordinate dalla procura della Repubblica mirano ad assicurare trasparenza nell'attività di aggiudicazione degli appalti, in particolare per procedure più regolari possibili», ha proseguito Grasso.
«Si tratta di indagini delicate che interessano tutto il Paese per via della ricostruzione per questo illustriamo gli elementi che hanno portato il gip a firmare i provvedimenti - ha continuato Grasso - I fatti risalgono al periodo che va dal 2009 al 2011 e le indagini sono partite dal novembre 2012 e proseguiranno». Nel merito Grasso ha sostenuto che dalle indagini fatte anche con l'ausilio di intercettazioni e riscontri bancari è emerso «un sistema corruttivo tangentizio di un gruppo per avere appalti che riguarda casi specifici e che rivela una prassi, un modus operandi sulla trattazione della materia degli appalti all'Aquila».
«NON E’ UNA INDAGINE SUL COMUNE»

 

«Le indagini hanno dimostrato il giro di soldi, le tangenti, cosa non facile», ma «non si tratta di una indagine sul comune ma su persone che ruotano intorno al Comune», ha spiegato il capo della Squadra Mobile della Questura dell'Aquila, Maurilio Grasso.Tangenti pagate in contanti, «con consulenze fittizie» e addirittura con moduli abitativi provvisori come nel caso di Pierluigi Tancredi, all'epoca dei fatti consigliere comunale di minoranza (Pdl) e delegato comunale per la ricostruzione, poi dimessosi da entrambe le cariche, al quale la Steda ha dato cinque moduli abitativi provvisori ancora da montare che secondo l'accusa Tancredi avrebbe rivenduto ricavandone 200mila euro. Il lavoro più importante é la messa in sicurezza in affidamento diretto, perché in piena emergenza terremoto, di Palazzo Carli, ex sede del rettorato, per un valore di circa cinque milioni di euro. L'inchiesta nasce da un contenzioso avviato dalla stessa azienda aquilana Silva contro la Steda in particolare per lavori non pagati per un importo di circa un milione e 300mila euro, che compaiono nell'inchiesta con l'accusa di appropriazione indebita a carico dell'impresa veneta. «Le indagini condotte dalla polizia e coordinate dalla procura della Repubblica mirano ad assicurare trasparenza nell'attività di aggiudicazione degli appalti, in particolare per procedure più regolari possibili», ha proseguito Grasso.«Si tratta di indagini delicate che interessano tutto il Paese per via della ricostruzione per questo illustriamo gli elementi che hanno portato il gip a firmare i provvedimenti - ha continuato Grasso - I fatti risalgono al periodo che va dal 2009 al 2011 e le indagini sono partite dal novembre 2012 e proseguiranno». Nel merito Grasso ha sostenuto che dalle indagini fatte anche con l'ausilio di intercettazioni e riscontri bancari è emerso «un sistema corruttivo tangentizio di un gruppo per avere appalti che riguarda casi specifici e che rivela una prassi, un modus operandi sulla trattazione della materia degli appalti all'Aquila».

MENESTO’: «SERENO»

«Sono sereno e pronto a fornire ogni elemento» dice Fabrizio Menestò, 65, ingegnere di Perugia, all'epoca direttore e progettista dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di palazzo Carli, sede del rettorato dell'Università dell'Aquila coinvolto nell'inchiesta sul post sisma.

«Preso atto delle notizie apparse sulla stampa e del contenuto degli atti notificati preciso di non essere indagato per fatti corruttivi e di essere totalmente estraneo rispetto a ogni vicenda di carattere penale contestata. Sono sereno - sottolinea Menestò con l'Ansa - e fornirò ogni necessario elemento circa la mia estraneità in occasione del programmato mio interrogatorio».



PEZZOPANE: «SCONCERTO ANCHE IN SENATO»
La vicenda venuta allo scoperto dall'operazione di Polizia 'Do ut des' è arrivata anche a Roma, in Senato, dove questa mattina, ha raccontato la senatrice Stefania Pezzopane «tutti mi chiedevano conto di questa inchiesta».
La Pezzopane parla di «un brutto colpo alla ricostruzione, provo amarezza e delusione. Avverto purtroppo la spiacevole impressione che tutto questo avrà ulteriori conseguenze negative sul processo di ricostruzione. Tra le persone che mi chiedevano spiegazioni, serpeggiava la delusione per quello che viene percepito come una sorta di senso di tradimento nazionale. Mi chiedono 'ma davvero con i soldi della ricostruzione si fanno queste cose? Anche in Abruzzo? A L'Aquila?'. Mi rammarica inoltre che questa ennesima vicenda appanni l'enorme lavoro, onesto e rigoroso, di centinaia di ottimi amministratori e imprenditori. Temo che sarà sempre più difficile ottenere consenso alle nostre richieste di risorse e di attenzione nazionale, se si dà spazio a vicende e comportamenti illegali».
«Speculare su una tragedia è inaccettabile, tanto più che la ricostruzione dell'Aquila e del cratere è appena cominciata e serviranno sicuramente tanti altri fondi per completarla. Per ora quello emerso dalle indagini sembra un fatto isolato, che però coinvolge figure con importanti ruoli istituzionali. Spero possano dimostrare la loro innocenza - conclude Pezzopane - ma rimane un peso grande come un macigno e l'amarezza é enorme».

«SINISTRA NON E’ CREDIBILE»

«Il garantismo che da sempre appartiene alla nostra cultura non ci consente di parlare di responsabilita' penali: sono altri gli organi deputati a questo. L'attuale amministrazione comunale, alla guida della citta' ormai da sette anni, ha grosse responsabilita' politiche delle quali non si puo' far finta di niente». 

Questo il giudizio del capogruppo comunale dell'Aquila di Forza Italia Guido Quintino Liris sull'inchiesta giudiziaria culminata stamane con quattro arresti e altrettanti indagati. «E' messa in discussione l'organizzazione politica, la trasparenza amministrativa e la certezza delle regole nel processo di ricostruzione: le responsabilita' sono in capo al sindaco e alla sua maggioranza di oggi e di ieri. Proprio per questo non e' credibile la sinistra di oggi e di ieri (anche di chi e' seduto sugli scranni del Parlamento) che si dichiara indignata, addolorata e tradita. L'indignazione, il dolore e il senso di tradimento sono, infatti, gli stati d'animo della citta' dell'Aquila e di tutto il territorio aquilano che, sempre piu' deluso e disilluso, vede il processo di ricostruzione come una macchina sempre piu' lenta, senza capacita' programmatica ne' prospettive concrete e credibili». Continua Liris: «Aspettiamo l'evolversi degli eventi confidando nel lavoro della magistratura e delle forze di Polizia. Qualcuno sostiene che trovare fondi a Roma sara' ora piu' difficile? Pretestuoso! Invito coloro che si riconoscono nell'attuale governo nazionale - conclude il capogruppo di Forza Italia - a non accampare scuse sul reperimento delle risorse finanziarie e a lavorare con maggiore efficacia e dedizione per il bene di questo territorio».