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Discarica Bussi: La Commissione europea richiama l’Abruzzo: «chi inquina paga»

Ue di è rivolta a Corte di giustizia per le mancate bonifiche

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Discarica Bussi: La Commissione europea richiama l’Abruzzo: «chi inquina paga»





PESCARA. Per la discarica di Bussi sul Tirino «dall'Ue gli strumenti, ma il Governo agisca».
Così l'europarlamentare Erminia Mazzoni (Ncd/Ppe) commenta la risposta ricevuta dalla Commissione europea all'interrogazione presentata in merito alla possibilità di interventi per bonificare la mega discarica di rifiuti tossici scoperta nel 2007 in Abruzzo e per la quale è in corso un processo per avvelenamento delle acque e disastro ambientale doloso.
La Commissione europea, fa sapere Mazzoni, conferma la posizione fuori norma dell'Italia in materia di discariche abusive e offre come strumento di bonifica e rimessa in regola l'utilizzo dei fondi Ue previsti dalla programmazione 2014-2020.
Mazzoni chiedeva alla Commissione di sapere «se l'Italia abbia rispettato la normativa comunitaria ambientale» e «se non ritenga importante negoziare con le autorità competenti una programmazione dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020 che garantisca il finanziamento per la bonifica dell'area».
«Con l'agenda europea 2014/20 l'Italia potrà contare su 30 miliardi circa di risorse europee - spiega Mazzoni - con le quali puntare su bonifiche e risanamento ambientale per una crescita sostenibile. Il Governo Letta è chiamato a definire le linee strategiche del nostro Paese fino al 2020, perché è oggi che si decide come e dove investire. La delegazione Nuovo Centro Destra deve indicare la priorità ambientale. La risposta è dovuta soprattutto al Sud, che soffre di emergenze senza fine».
Nella risposta, la Commissione spiega di non essere «a conoscenza della situazione» relativa alla discarica di Bussi e chiarisce che «spetta agli Stati membri garantire la corretta applicazione del diritto dell'Ue». 

«Nel quadro della procedura di infrazione 2003/2077 riguardante le discariche abusive su tutto il territorio italiano - prosegue la risposta - la Commissione ha recentemente deciso di ricorrere per la seconda volta alla Corte di giustizia dell'Unione europea, giacché le autorità italiane non hanno ancora bonificato tutte le discariche abusive oggetto della causa, compresi numerosi siti in Abruzzo».
Si cita poi l'articolo 5 del regolamento recentemente approvato «recante disposizioni specifiche sul Fondo europeo di sviluppo regionale per il periodo 2014-2020» che prevede «la possibilità di sostenere progetti volti anche alla decontaminazione delle aree dismesse».
«A tali azioni - si legge ancora nella risposta all'interrogazione di Mazzoni - si applica tuttavia il principio 'chi inquina paga', con la conseguenza che il Fondo non interverrà ogniqualvolta dalla contaminazione si può risalire a un inquinatore. Le disposizioni dettagliate relative alla possibilità di sostegno dei Fondi a tali progetti costituiranno oggetto di negoziati tra la Commissione, l'Italia e le singole regioni sull'accordo di partenariato e sui programmi operativi e saranno fissate nei documenti di programmazione del periodo 2014-2020».