LE REAZIONI

L'Aquila divorata dalle inchieste: Cialente, «sto malissimo, mi sento tradito»

Riga: «estraneo a tutto, i miei movimenti tracciabili»

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L'Aquila divorata dalle inchieste: Cialente, «sto malissimo, mi sento tradito»

Roberto Riga





L’AQUILA. «Sto malissimo, mi sento tradito, perché ho sempre raccomandato a tutti la massima trasparenza e il rispetto della legge».
E’ questo il primo commento a caldo del sindaco Massimo Cialente che si dice turbato per l’ ennesima inchiesta della magistratura sulla ricostruzione post sisma che, a questo giro, coinvolge direttamente uomini a lui vicinissimi: il suo vice Roberto Riga, consiglieri comunali e dirigenti comunali.
Una tegola pesantissima caduta sulla testa del primo cittadino che a breve, c’è da scommetterci, scatenerà la sua reazione anche sui social network dove è abituato a parlare senza filtri.
«Avevo nominato Placidi - ha spiegato Cialente che dopo la notizia degli arresti ha riunito la sua giunta- per le sue capacità tecniche perché in quei drammatici momenti mi serviva un tecnico ed ho scelto lui in quanto direttore generale del Consorzio beni culturali, istituzione della quale il Comune é il maggiore azionista, ed ho pensato che fosse il tecnico più bravo».
Che Vladimiro Placidi fosse indagato lo si era scoperto già a giugno scorso quando la polizia perquisì il suo ufficio e la sua abitazione. «Credo nelle istituzioni a cominciare dalla giustizia», disse. «La verità sulla mia estraneità ai fatti verrà fuori, sono fiducioso sull'operato della magistratura». Stamattina l’arresto.
In riferimento a Tancredi Cialente spiega: «avevo pensato a lui come consigliere comunale di opposizione, la sua delega é stata mantenuta per soli due giorni in seguito alla levata di scudi in seno alla maggioranza. Poi Tancredi si dimise perché mi disse che voleva lavorare nella ricostruzione come agente per la ricerca di appalti. Sibilla é una sua collaboratrice, gli altri non li conosco».
Nel 2008 Tancredi, allora presidente dell’Asm, venne coinvolto in un’altra inchiesta della magistratura aquilana. La vicenda era quella relativa alla bonifica dell'area dell'ex impianto di autodemolizione "Adamo", situato vicino all'ospedale regionale, affidata dal Comune all'Asm.
Secondo l'accusa, l'Asm aveva fatturato e ottenuto dal Comune circa 70 mila euro per lavori di bonifica, che non sarebbero stati effettuati, contrariamente a quanto sostenuto nella documentazione. In primo grado Tancredi venne condannato ad un anno di reclusione mentre nel 2010 la Corte d’Appello lo ha assolto per «non aver commesso il fatto».
Per ora Cialente non ha fatto nessun commento sulla posizione del vicesindaco Roberto Riga (Api) che risulta tra gli indagati.

RIGA: «FULMINE A CIEL SERENO»
Ma è stato proprio il vicesindaco a commentare e parla di «un fulmine a ciel sereno su una vicenda che non conosco. Confido nella magistratura che faccia il suo corso, fornirò elementi per mettere in evidenza la mia piena estraneità. Per le mie azioni c'è la piena tracciabilità - sottolinea - comunque ho un'informazione di garanzia, non un rinvio a giudizio». Quanto alle possibili conseguenze politiche e in particolari eventuali dimissioni dalla Giunta Cialente, «non ci sto ancora pensando», conclude.

UNA CITTA’ DEVASTATA DALLE INCHIESTE
Da questa mattina all’alba gli uomini della Mobile stanno procedendo con gli arresti, le perquisizioni domiciliari e negli uffici del Comune si è ripetuta una scena già vista decine di volte. Uomini in divisa o in borghese che spulciano tra i documenti alla ricerca di fogli determinanti ai fini dell’inchiesta. La città è finita nuovamente nella bufera e probabilmente nessuno si sarebbe mai immaginato che la tragedia del terremoto prevedesse anche questo.
Dal 6 aprile 2009 decine le indagini aperte, gli arresti, gli avvisi di garanzia. In principio furono le denunce per i ‘furbetti dell’appartamentino’, ovvero gli aquilani che senza requisiti fecero letteralmente carte false per accaparrarsi un alloggio. All’inizio quello sembrò lo scandalo degli scandali: pochi disonesti che approfittavano della tragedia.
Poi lo scandalo del post sisma è diventata una voragine che ha risucchiato tutto: dalle risate degli imprenditori che si gustavano gli appalti della ricostruzione all’inchiesta sui funerali di Stato che al momento conta due rinvii a giudizio.
E poi ancora appalti nel mirino della procura aquilana, l’arresto del direttore generale della Provincia de L’Aquila,
l’inchiesta sui soldi dell’assicurazione «usati per ripianare i debiti» e quella ribattezzata ‘Ricostruziopoli’ che conta 42 persone indagate, 13 tecnici e 29 proprietari e committenti dei lavori, quella sulle scuole e la loro messa in sicurezza e quella sui Fondi Giovanardi o sugli spazzaneve.
Le indagini di questi anni hanno coinvolto non solo tecnici ma anche figure apicali come Gaetano Fontana, vertice della Struttura tecnica di missione, cioè la massima autorità in materia dopo il commissario straordinario.

COMMISSIONE DI INCHIESTA PARLAMENTARE
«Le inchieste giudiziarie e gli arresti di oggi a L'aquila sulla ricostruzione che toccano la Curia e il Comune e settori dell'imprenditoria e della pubblica amministrazione, destano indignazione e ribrezzo», commenta il deputato di Sel Gianni Melilla. «Non è possibile che ci siano persone di alta responsabilità istituzionale ed economica che abbiano speculato sulla pelle dei terremotati aquilani. Ferme restando le garanzie costituzionali degli indagati, esprimiamo il più convinto sostegno all'azione degli organi preposti al controllo, alla vigilanza e alla repressione di ogni fenomeno criminale collegato alla ricostruzione».
Melilla ricorda che 3 mesi fa ha presentato in Parlamento una richiesta di Commissione di inchiesta Parlamentare sui fenomeni di corruzione legati alla ricostruzione dell'Aquila. «Quella proposta è stata lungimirante e tornerò a chiedere oggi la messa in discussione della mia proposta nell'interesse dell'aquila e dei suoi cittadini onesti».
COMMISSIONE DI INCHIESTA PARLAMENTARE

«Le inchieste giudiziarie e gli arresti di oggi a L'aquila sulla ricostruzione che toccano la Curia e il Comune e settori dell'imprenditoria e della pubblica amministrazione, destano indignazione e ribrezzo», commenta il deputato di Sel Gianni Melilla. «Non è possibile che ci siano persone di alta responsabilità istituzionale ed economica che abbiano speculato sulla pelle dei terremotati aquilani. Ferme restando le garanzie costituzionali degli indagati, esprimiamo il più convinto sostegno all'azione degli organi preposti al controllo, alla vigilanza e alla repressione di ogni fenomeno criminale collegato alla ricostruzione».Melilla ricorda che 3 mesi fa ha presentato in Parlamento una richiesta di Commissione di inchiesta Parlamentare sui fenomeni di corruzione legati alla ricostruzione dell'Aquila. «Quella proposta è stata lungimirante e tornerò a chiedere oggi la messa in discussione della mia proposta nell'interesse dell'aquila e dei suoi cittadini onesti».

Alessandra Lotti