L'APPALTO CONTESTATO

L'Aquila. Misteri e veleni anche sull'appalto del teatro comunale

Poca trasparenza e comunicazioni tardive alimentano voci e malignità

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Teatro comunale de L'Aquila

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L’AQUILA. La MBF di Arezzo ha vinto la gara d’appalto di circa 8milioni di euro per il restauro del Teatro Comunale dell’Aquila.
La notizia l’ha pubblica qualche giorno fa il quotidiano aquilano L’Opionione di Beppe Vespa. Nessun comunicato ufficiale è stato diramato invece per anunciare la chiusura di questo ennesimo appalto per la ricostruzione che si attendeva da molto tempo.
Anche sui siti internet istituzionale non vi è traccia dell'aggiudicazione anche se l'apertura delle buste era prevista per alcune settimane fa.
Nel suo durissimo articolo Vespa denuncia le incongruenze di un appalto che «puzza di bruciato lontano un miglio».
Il titolare dell’impresa vincitrice è l’ex patron dell’Arezzo Calcio, Pietro Mancini che in Ati con la Cobar Spa, si sarebbe aggiudicato i lavori di restauro del Teatro Comunale dell’Aquila «con un ribasso d’asta molto consistente», sottolinea L’Editoriale che esprime perplessità e si augura che con l’aggiudicazione dei lavori la città non si sia «imbarcata in un’avventura» senza fine, con L’Aquila «senza Teatro per moltissimi anni».
Le aziende di Mancini, infatti, verserebbero in acque agitate e l’estate scorsa l’ex presidente dell’Arezzo ha presentato in tribunale la richiesta di un “concordato preventivo” per ripianare i debiti accumulati con i creditori per evitare il fallimento. L’operazione è riuscita anche grazie al Ministero dell’Industria che ha disposto un’amministrazione controllata per la durata di 5 anni.
Sono sei le aziende, ricostruisce, invece, il quotidiano La Nazione, che sono confluite nell’amministrazione straordinaria: la Ciet Impianti, la Neweco Tte, la Sicurt, la Mancini Re, la Mancini Group e la Cometi. Il patron Mancini non potrà gestire più nulla, gli hanno tolto tutto, compreso l’ingente patrimonio immobiliare edilizio rimastogli.
«La MBF Spa si è salvata sol perché (con una evidente sveltina) la Presidenza della stessa è passata nelle mani di Lamberto Favilli, ex consigliere delegato della MBF Edilizia Spa gruppo Mancini», sottolinea Vespa.

SUL SITO DEL MIBAC NESSUNA NOTIZIA SULL AGGIUDICAZIONE
Ma sull’appalto de L’Aquila non si sa molto di più. Sul sito del ministero dei Beni architettonici, ad esempio, che è stazione appaltante dove sono stati pubblicati tutti i documenti relativi a questo appalto, non vi è alcuna informazione sulla aggiudicazione comunicata dal quotidiano di Vespa. L’ultima notizia sull’argomento, sul portale ufficiale, risale alla fine di settembre scorso ed era l’annuncio dell’avvio della procedura aperta per l’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori (per un totale di 10 milioni di euro) di restauro e adeguamento funzionale del teatro, poi nulla più. Ci sono le schede tecniche, i moduli e le Faq per rispondere ad eventuali dubbi dei partecipanti ma nessuna notizia viene data sull’aggiudicazione. La gara, si dice, si concluderà il 30 settembre.
Si spiega che i lavori dovranno durare 870 giorni naturali e consecutivi di cui 60 per la progettazione esecutiva e 810 per l’esecuzione dei lavori.

SUL SITO DELLA MBF
Notizie, pochissime notizie, appaiono però sul sito della società Mbf: una foto del teatro comunale aquilano campeggia nel portale dell’azienda di Mancini così come riferimento all’appalto ci sono anche in qualche altra pagina e precisamente alla voce ‘ricostruzione post sisma’.
Qui si legge che la società si è aggiudicata i lavori di consolidamento e restauro del Teatro Comunale dell'Aquila per 865 mila euro, cifra ben distante dai 10 milioni del bando appena aggiudicato. Già perché non si tratta dell’appalto di oggi ma di una gara senza appalto, affidata dall’allora vice commissario per la ricostruzione dei Beni Culturali, Luciano Marchetti.
Dopo il sisma, infatti, il teatro fu dichiarato inagibile: venne avviato un rilievo dell’edificio e del danno sulla cui base fu redatto un progetto definitivo per il consolidamento e restauro delle strutture danneggiate, completato nel 2011. Successivamente con appalto integrato furono aggiudicati i relativi lavori che ora sono sostanzialmente completati.
Il progetto di consolidamento strutturale aveva lo scopo di ricostituire l’integrità strutturale dell’edificio, compreso l’intervento di ripristino delle coperture, senza peraltro prevedere interventi di completamento delle parti edilizie generali o di restauro delle finiture, tali da rendere possibile la riapertura al pubblico dell’edificio.
«Purtroppo le prolungate condizioni di inagibilità dell’edificio, permanenti dal 2009», si legge nella relazione tecnica, «hanno contribuito ad accrescere la complessiva vetustà di tutti gli impianti non più attivi né soggetti a manutenzione ordinaria, e l’ammaloramento di molte finiture ed elementi di arredo (es. poltrone di sala)».
Da qui la necessità della nuova gara che sarebbe stata vinta dalla stessa ditta che aveva già operato i lavori inziali.

I LAVORI
Con i lavori bisognerà mantenere le caratteristiche di classificazione del Teatro di Tradizione ovvero non perdere posti a sedere (almeno 500),realizzare una buca d’orchestra, migliorare la risposta acustica, agevolare la rimozione delle poltrone di sala per l’allestimento di spettacoli “ascena centrale”, adeguare gli spazi della produzione teatrale (laboratori, camerini e uffici); individuare spazi per deposito scene; . realizzare un bar nel foyer del piano terra e consentirne un possibile utilizzo come caffè letterario, installare un nuovo impianto di riscaldamento, adeguare tutti gli impianti elettrici, e cablare tutti i copi illuminanti della sala teatrale e del foyer , migliorarel’accessibilità a disabili motori, con accesso agevolato, nuovi ascensori e servizi idonei.

TUTTO OK?
La città dunque potrebbe entro tre anni avere nuovamente il suo teatro a meno che non ci siano intoppi, come pure paventato da Vespa nell’articolo de L’Editoriale. Mancini, d’altro canto non è nuovo a sorprese come il fallimento mancato o l’arresto nel 2008 nell'ambito operazione "Premium".
Si tratta dell’inchiesta sulle truffe telefoniche che andò a coinvolgere anche vere attività di riciclaggio; e andava ad intrecciarsi con altre indagini, in cui entravano in gioco mafiosi, broker internazionali, business telefonici, riciclaggio.
Mancini era il proprietario dell’azienda Flynet (concessionaria di servizi telefonici). L’inchiesta portata avanti dalla polizia aveva portato alla luce un sistema macchinoso di scatole cinesi. Molti utenti ricevettero bollette telefoniche esose per aver chiamato numeri a pagamento, i famosi 899, 166.
Tra le 18 persone coinvolte, c'era anche il dipendente della Oscorp, Niki Aprile Gatti , che fu l’unico a dichiarare di non volersi avvalere della facoltà di non rispondere. Dopo quattro giorni viene trovato morto (si è sempre parlato di suicidio) nel carcere di Sollicciano. La madre Ornella Gemini sta portando avanti una battaglia per sapere la verita' sulla morte del figlio Niki.