IL FATTO

Usi civici, l’emendamento che fa tremare 450 mila abruzzesi

A rischio 400 mila ettari del territorio regionale

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Usi civici, l’emendamento che fa tremare 450 mila abruzzesi




ABRUZZO. Dopo aver segnalato e chiesto l’intervento dei parlamentari abruzzesi e del sottosegretario abruzzese Legnini, è stato interessato del caso anche il presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta sul caso “dell’imposta di registro applicabile sulle transazioni immobiliari” regolata dal Testo Unico dell’Imposta di Registro approvato con DPR 26 aprile 1986, numero 131.
Con l’articolo 10 del Decreto Legislativo del 14 marzo 2011 numero 23 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale) dal 1 gennaio 2014 sono soppresse tutte le esenzioni e le agevolazioni tributarie, anche se previste in leggi speciali, in merito alle compravendite che hanno per oggetto la proprietà di immobili o altro diritto reale. Quindi rientrano nella fattispecie sia le esenzioni di cui all’articolo 2 della Legge 692/1981, che all’articolo 40 della Legge 1766/1927.

In soldoni l’articolo 10 del Decreto 23 voluto dall’ex Ministro Giulio Tremonti, porterà tutti coloro che hanno beni gravati da uso civico e che vogliono procedere alla loro sistemazione, a pagare un’imposta del 9 per cento del valore della transazione e comunque una somma non inferiore a 1000 euro.
«Anche se in apparenza sembra un fatto marginale e specialistico», spiega il sindaco di Pizzoferrato, Palmerino Fagnilli, «in realtà la norma riguarda 450.000 famiglie abruzzesi e 400.000 ettari, ossia il 35 per cento del territorio regionale e tutti e i 305 suoi Comuni. In sostanza molti cittadini della Regione Abruzzo che negli anni hanno comprato e venduto beni con atti pubblici, pagato imposte e tasse di vario tipo su quei beni, scoprendo che essi sono gravati da uso civico e volendo procedere alla sistemazione si troveranno di fronte ad una scelta: o pagare questa ulteriore imposta o perdere i beni, magari acquistati con sudore e sacrifici. Quindi la conseguenza immediata potrebbe essere quella che molti non procederanno alla sistemazione di detti beni e un ulteriore depauperamento della società abruzzese già in crisi».

L’emendamento sollecitato dai Comuni, Associazioni e Enti gestori dei demani collettivi, nonché dall’Ordine dei Geometri e Uffici regionali, su cui è tesa l’attenzione di tutti i deputati abruzzesi, è stato presentato al Governo dal sottosegretario alla Presidenza Giovanni Legnini.
«L’auspicio e la speranza è che il Governo approvi l’emendamento con il così detto Decreto Mille Proroghe.
Quello che è in gioco con l’argomento e l’emendamento dell’articolo 10 del Decreto n. 23 è la gestione dei patrimoni collettivi con il fine di conservare integro e migliorare quantitativamente e qualitativamente i beni da trasmettere alle future generazioni. Quindi quanto si deciderà domani a Roma riguarderà si la questione di imposte già tra una settimana. ma anche dell’Abruzzo e delle sue future generazioni».