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Evaso catturato a Forlì, bloccato per strada «non ha opposto resistenza»

Al vaglio la posizione della sorella

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Evaso catturato a Forlì, bloccato per strada «non ha opposto resistenza»




FORLI’. «Sì, sono io». E' finita così ieri alle 13.40 a Forlì la latitanza di Pietro Esposito, il pentito di camorra di 47 anni che non aveva fatto rientro in carcere a Pescara dopo un permesso premio sabato scorso.
Lo hanno catturato gli agenti della squadra mobile della città romagnola. Lo cercavano dalla mattina, da quando i colleghi di Pescara li avevano avvisati che un cellulare, non intestato ad Esposito ma che si sospettava potesse avere in uso, aveva agganciato una cella nella zona dell'aeroporto, quartiere Ronco. Le ricerche sono partite subito.
Squadra mobile in borghese, volanti pronte ad un intervento in supporto. E' stato controllato un albergo, poi un bed and breakfast. Dopo un paio di verifiche negative, un poliziotto ha riconosciuto il ricercato che camminava per strada. La somiglianza con la foto segnaletica, hanno spiegato gli uomini che l'hanno preso, è stata determinante. Tuta, scarpe da tennis nuovissime, capo chino e sguardo fisso sul cellulare. L'hanno avvicinato e gli si sono stretti attorno.
Lui non ha cercato di fuggire, non ha resistito. Ha fatto solo quella semplice ammissione, sapeva di essere ricercato. Poco dopo ha detto dove aveva passato la notte. A casa della sorella. Lì la polizia perquisendo le stanze ha trovato il documento d'identità di Esposito, e si è avuta la conferma definitiva dell'identità del latitante. Non ha spiegato ai poliziotti cosa l'abbia spinto a evadere, ha raccontato il vicedirigente della squadra mobile di Forlì, Stefano Sant'Andrea.
«Forse dietro il gesto c'è quella sete di libertà che tutti i detenuti sentono, ancora di più sotto le feste», è l'ipotesi dell'investigatore. Non è ancora chiaro se avesse preparato la fuga - aveva con sé un trolley abbastanza voluminoso - né se abbia passato tutte le notti di latitanza nello stesso posto. E' stato portato in carcere a Forlì. Esposito è accusato di evasione. Il pm Marilù Gattelli chiederà nell'udienza di oggi di convalidare l'arresto. Gli inquirenti si aspettano che lo sia. E che sia anche disposta la custodia cautelare in carcere.

INDAGINE INTERNA IN CARCERE PESCARA 

È stata avviata, come da prassi, un'indagine interna al carcere di Pescara, per accertare se vi siano state condotte o fattispecie di reato nella vicenda dell' evasione del pentito Esposito. A valutare agevolazioni come i permessi per i detenuti è un' equipe di osservazione interna al carcere, composta da educatori, assistenti sociali e medici, che osservano lo stato sociale, ovvero il comportamento, del detenuto all'interno della struttura penitenziaria. La valutazione viene poi rimessa al magistrato di sorveglianza, cui spetta l'ultima parola sull' eventuale permesso.

E’ stata invece rinviata, nonostante la cattura dell’evaso, la ventesima edizione di 'Note di solidarietà', tappa nella casa circondariale pescarese del Festival della Melodia, unica occasione in cui la giuria della kermesse è composta non da esperti del settore, ma da detenuti. L'evento si sarebbe dovuto svolgere domenica. La decisione di rinviare l'evento era stata presa prima della cattura di Esposito ed è stata confermata anche dopo che il pentito è stato rintracciato.

Ieri è saltata anche la conferenza stampa di presentazione, a cui avrebbe partecipare, tra gli altri, il direttore del carcere. Il Festival della melodia è lo stesso da cui sono decollate le carriere del tenore Piero Mazzocchetti e di Gianluca Ginoble del trio 'Il Volo'.

«I nostri dubbi sono sul metodo utilizzato e sull'istituto dell'equipe di osservazione che raccoglie le informazioni preliminari al rilascio dei permessi. Non mi sento di attribuire responsabilità al magistrato di sorveglianza o ad altri soggetti, il problema è il sistema», commenta invece il segretario interregionale della Fns-Cisl AbruzzoMolise, Corrado Clementoni. «Siamo arrivati al capolinea - sottolinea Clementoni - il sistema giudiziario italiano va rivisto in modo globale. Noi non siamo d'accordo su una serie di misure adottate dal sistema, come i permessi, l'amnistia e l'indulto. In una revisione globale della giustizia potremmo anche essere d'accordo, ma con la situazione attuale a pagare le conseguenze è soprattutto la polizia penitenziaria. Si tratta di misure che vanno riviste a 360 gradi. Su questi aspetti - conclude - il Governo riesce a darci solo risposte parziali». 

LA POSIZIONE DELLA SORELLA
Ora dovrà anche essere valutata la posizione della sorella, non ha lo stesso cognome e la parentela va chiarita, ma rischia di essere accusata di favoreggiamento. Intanto emergono dettagli sulla carriera criminale di Esposito, che non era più nel programma di protezione per collaboratori di giustizia, dopo essere stato arrestato, nel settembre 2011, per una rapina in un'abitazione di Spoltore. Era in carcere dall'aprile 2012, dopo essere evaso dai domiciliari che gli erano stati concessi pochi giorni prima, in seguito alla rapina. Sabato, ad attenderlo fuori dal carcere di Pescara c'era la compagna. Il detenuto, in base all'ordinanza per il permesso, era affidato proprio alla donna, anche lei ricercata negli ultimi giorni. La donna, ha invece spiegato Esposito ai poliziotti a Forlì, ha provato a convincerlo a costituirsi. La cattura dell'evaso, ha voluto sottolineare il questore della città romagnola, Salvatore Sanna, è il sintomo «che il lavoro in piena armonia e sinergia sul territorio porta risultati. E' capitato a Forlì di trovarlo ma poteva capitare in qualsiasi altra parte d'Italia: Pescara lo monitorava».

I PERMESSI PREMIO
Nel 2011 sono stati concessi 21.923 permessi premio a detenuti con 48 mancati rientri, nel 2012 25.275 permessi e 52 mancati rientri ed analoghi sono i dati del 2013. «Si tratta di una percentuale di violazione di molto inferiore all'1%», ha detto ieri il ministro Cancellieri. Nella tarda mattinata di ieri c’è stata la notizia della cattura dell'evaso di Pescara, poco dopo di quello di Genova. «E' una bella soddisfazione - ha commentato il Guardasigilli - siamo stati bravi, vuol dire che il sistema Paese funziona». Cancellieri ha poi nuovamente bacchettato il direttore del carcere di Marassi, per il quale il Dap ha disposto il trasferimento.
Cancellieri ha poi esposto gli argomenti a favore di amnistia ed indulto. Adottando la prima per tutti i reati punibili con pena massima fino a tre anni, ha spiegato, si avrebbe un abbattimento delle pendenze effettive nell'ordine del 25-30% (secondo le rilevazioni ministeriali: tra i 266.720 e i 308.966 processi su un totale di 993.942). Quanto all'indulto, ha aggiunto, «se si facesse nella misura di tre anni - come l'ultimo approvato in Parlamento nel 2006 - consentirebbe l'uscita dal carcere di circa 23mila dei quasi 39mila detenuti in esecuzione di pena definitiva». Con questa riduzione di presenze negli istituti di pena, ha concluso, «il nostro sistema penitenziario tornerebbe in equilibrio con la capienza regolamentare ed effettivamente disponibile».