PROFONDO ROSSO

Ora per salvare l’Aca si punta al fallimento con il concordato preventivo

Bilanci mai pubblicati: mancano quello del 2012 e del 2013

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Ora per salvare l’Aca si punta al fallimento con il concordato preventivo



PESCARA. E tutto d’un tratto il baratro. Non ci avevano raccontato che il bilancio Aca era perfetto, persino in attivo? L’ex presidente Ezio Di Cristoforo l’ha sempre sbandierato ai quattro venti, fino aqualche settimana fa.
Ed ora cosa succede? Capita che il neo presidente Aca spa, Vincenzo Di Baldassarre, nominato dopo mesi di guerre intestine che hanno visto l’agitarsi di tutti i sindaci soci della spa, chiederà presto al tribunale fallimentare di avviare la società verso il concordato preventivo.
La cosa è stata ribadita oggi nell'incontro con le Rsu aziendali.
Una notizia che precipita come un meteorite nel bel mezzo delle trattative per il rilancio ed il “nuovo corso” da tutti auspicato e che a questo punto non ci sarà. Infatti con il concordato preventivo non si fa che cristallizzare la situazione al momento, salvare il salvabile e gettare alle ortiche il resto.
La società presa d'assalto dalla politica è stata sempre gestita secondo la logica del clientelismo spinto generando un vortice di spese senza controllo.
Oltre il nutrito personale e le numerose parentele con amministratori locali c'è la lista lunghissima di consulenze che vengono giustificate come "sopporto" a questo o quel settore. E sono molti i settori che hanno bisogno di un aiutino esterno e che costa.

Come si spiega poi il fattoche l'ultimo bialncio pubblicato sul sito istituzionale è quello del 2011? Dove sono quelli del 2012 e del 2013?
Nel solito clima opaco arriva oggi la notizia di questa soluzione che secondo l'amministratore Di Baldassarre, permetterebbe, nel caso di accoglimento da parte del Tribunale, di continuare a gestire il servizio idrico integrato con una cristallizzazione del debito alla data di presentazione della domanda salvaguardando i livelli occupazionali.
Da molto tempo la Filctem Cgil di Pescara denuncia sia “come” la situazione finanziaria di Aca spa sia divenuta davvero insostenibile, sia il mancato consolidamento di un efficace azione di riequilibrio economico-finanziario e gestionale dell'azienda, «pur tentata nell'ultimo periodo dall'Azienda, con la redazione di un piano di ristrutturazione aziendale che, tenuto conto della forte esposizione debitoria, stava cercando di soddisfare i creditori prevedendo piani di rientro dilazionati nel tempo».
Evidentemente però i debiti sono così elevati che il nuovo amministratore unico, insediatosi da meno di un mese, ha pensato che l’unica via possibile per assicurare un futuro all’azienda, sia quella di trasferire sul piano giudiziale il progetto di ristrutturazione già intrapreso.

«Il concordato preventivo viene visto come l’ultima spiaggia per salvare il salvabile», sostiene il segretario Domenico Ronca, «in realtà tale scelta è di una gravità inaudita, assunta unilateralmente, a quanto è dato sapere, senza l'avvallo dell'assemblea dei soci, senza confrontarsi con le parti sociali, alla vigilia della verifica da parte degli organismi di controllo dell'esistenza dei presupposti per il permanere dell'affidamento in house providing, rischia di compromettere irrimediabilmente il futuro della spa pubblica, deteriorando l'operatività dell'azienda nello svolgimento del servizio ed incidendo negativamente sulle prospettive lavorative del personale tutto».
Il sindacato ha quindi chiesto la convocazione di un tavolo urgente «che affronti il problema delle prospettive dell'ente e che sia finalizzato alla salvaguardia degli obiettivi di risanamento, di controllo pubblico, di gestione corretta».
Ancora una volta si parla di debiti creatisi improvvisamente e senza spiegare il perché, tra l’altro senza che nessuno sospettasse nulla, né sindaci, né revisori dei conti…
Ma come è possibile che tutto questo avvenga senza che si possano individuare i reali responsabili dell’ennesima dilapidazione delle risorse pubbliche?