IL FATTO

Concorsone L’Aquila, gli assunti vogliono già andare via

Dopo 7 mesi arrivano richieste di mobilità

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Concorsone L’Aquila, gli assunti vogliono già andare via




L’AQUILA. Dopo appena 7 mesi di lavoro già sono stanchi e vogliono andare via.
Si tratta di alcuni lavoratori che nei mesi scorsi, tra mille polemiche e proteste, hanno superato il famigerato ‘Concorsone’ conquistandosi un posto negli uffici della ricostruzione aquilana e dell’intero cratere.
A quel concorso partecipò una folla oceanica di candidati, molti provenienti anche da fuori ragione, con il disappunto dei precari storici aquilani che chiedevano di entrare di diritto in quegli uffici dal momento che loro del sisma e della fase della ricostruzione già conoscevano tutti gli aspetti più insidiosi.
Durissimo il braccio di ferro con l’allora ministro Fabrizio Barca (che disse ai precari «la musica è cambiata»), e settimane difficilissime per la città che si vide piombare sul capo un’ennesima inchiesta della magistratura per la fuga di notizie sui test di selezione.

Adesso, però, le polemiche ricominciano e partono proprio dagli assunti (a tempo indeterminato) non residenti a L’Aquila e nei comuni del cratere che vogliono chiedere la mobilità. Che vuol dire? Lasciare i problemi del terremoto per accomodarsi in un ufficio più vicino a casa. Ma la cosa non sembra fattibile perché, come sanno i vincitori, le regole stabilivano il divieto di trasferimento prima di 5 anni, proprio per tutelare il processo di ricostruzione abruzzese e non rischiare di paralizzare tutto. Anche perché, dal momento che non è previsto uno scorrimento della graduatorie i posti lasciati liberi resterebbe vacanti.

Ma i dipendenti decisi a fare le valige non demordono e sarebbero pronti a chiedere al governo una deroga per abbreviare i tempi stabiliti per ottenere il trasferimento.
Fabiana Costanzi, della segreteria Pd, ha scatenato polemiche su Facebook e non ha nascosto la propria irritazione: «Il concorso Formez è stato bandito per reperire risorse umane da destinare alle aree colpite dal terremoto», dice. «Chi ha partecipato e superato quelle selezioni sapeva dove e
perché veniva a lavorare. Sono zone terremotate quelle che hanno bisogno di loro, la nostra è una città in ginocchio che chiede soprattutto senso di responsabilità un atto di sciacallaggio tanto quanto quello di chi pensa che il terremoto sia stato l'occasione della vita. Ho letto, con doloroso stupore, anche il passaggio che riguarda la lamentela di mancato riconoscimento di progressioni verticali in un ente dove alcuni dipendenti storici non godono una progressione orizzontale da dodici
anni. Colleghi, chiedete questo, ma siete stati assunti da soli sette mesi - continua -. Avete appena completato il periodo dei regolamentari sei mesi di prova e vorreste già ritornare nelle vostre città d'origine: ma siete pubblici ufficiali chiamati a un incarico delicatissimo. Non deludete chi sta investendo su di voi. La vostra vita è qui solo per almeno altri cinque anni. Non è una condanna in via definitiva ed è stata una vostra libera scelta».
 
Le richieste però non sono finite. L’assessore al personale de L’Aquila Betty Leone (che ribadisce che il trasferimento non è consentito), spiega che i dipendenti chiedono anche di accedere alla
progressione verticale (ma al momento e bloccata per tutti).