SENZA IMBARAZZI

L’Aquila, le intercettazioni dell’ex assessore comunale che sconvolgono la città

Conversazioni finite in una indagine poi archiviata, ma resta la rilevanza pubblica

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L’Aquila, le intercettazioni dell’ex assessore comunale che sconvolgono la città




L’AQUILA. Una serie di intercettazioni ‘imbarazzanti’ sono state pubblicate in questi giorni da News Town, quotidiano on line dell’Aquila.
Protagonista delle conversazioni, tra gli altri, l’ex assessore comunale alle opere pubbliche Ermanno Lisi, «disposto a tutto», dice la Sezione Criminalità Organizzata della Questura dell'Aquila nella relazione inviata alla Procura, «pur di rastrellare più lavori possibili nell'ambito della ricostruzione. Nonostante ricoprisse il ruolo, assai delicato, di assessore».
L’inchiesta è partita nel 2010, un anno e sette mesi dopo il sisma e si è arenata nel 2011, quando il pm Fabio Picuti ha chiesto l’archiviazione perché gli elementi raccolti, (intercettazioni telefoniche e ambientali), non sono parsi sufficienti per resistere in dibattimento.
Dunque, svela News Town, se è vero che non c’è rilevanza penale di quello che l’ex assessore raccontava al telefono, è comunque sintomatico di un modo di agire che richiederebbe qualche spiegazione «perché racconta di un intreccio di rapporti poco chiari tra mondo politico, imprenditori edili, costruttori e professionisti. Intrecci che hanno coinvolto anche dirigenti comunali ancora oggi con le mani negli ingranaggi della ricostruzione».
Ad ottobre 2010 proprio l’assessore disse: «e quando è cuscì so cazzi... so... che reggi più!?... mo glielo dico al Sindaco... caro Sindaco io mi sono rotto il cazzo... io me ne vado ecco... ste... ecco ci sta na mafia interna che... ma che cazzo me ne frega a me di stamma a fa le seghe mentali... eh».

C’è anche da dire che sul finire della prima legislatura Cialente, Lisi si dimise.
in quanto raggiunto da un avviso di garanzia per 'concorso morale', in riferimento a un atto relativo alla realizzazione di una piattaforma che avrebbe dovuto ospitare un manufatto temporaneo, di cui alla delibera di Consiglio Comunale numero 58 del 2009
«Gli inquirenti ipotizzano che Lisi», scrive Netws Town, «nonostante l'incarico politico, eserciti una serie di attività nello stesso delicato settore nel quale, come pubblico amministratore, dovrebbe invece tutelare interessi primari della collettività».
Questo sarebbe avvenuto, secondo la ricostruzione degli investigatori, perché «il geometra Lisi avrebbe curato le pratiche in materia di ricostruzione post terremoto, unitamente all'architetto Pio Ciccone, con il quale condivide lo studio professionale. In realtà l'assessore avrebbe un suo studio, alle porte della città antica. Sfrutterebbe, però, lo studio di Ciccone come sede logistica per l'elaborazione e la progettazione delle pratiche. Per non destare sospetti, vista l'incompatibilità tra il lavoro 'ufficiosamente' svolto ed il ruolo istituzionale che ricopre. L'assessore alle Opere pubbliche seguirebbe personalmente le pratiche della ricostruzione lungo tutto l'iter che va dalla formazione degli aggregati fino alla liquidazione dei contributi e alla esecuzione dei lavori, molti dei quali affidati all'imprenditore edile Carlo Ciotti».
E poi ancora, secondo l’ipotesi accusatoria, mai approdata in dibattimento, Lisi avrebbe fornito «precise direttive, agevolato dalla conoscenza di alcuni impiegati in settori nevralgici dell'Amministrazione e della filiera». 

Nel giugno 2011 si sarebbe pure adoperato per far sì che i contributi elargiti dallo Stato per la ricostruzione «lievitassero considerevolmente, denunciando in alcune perizie redatte dai collaboratori danni di proposito cagionati, oppure facendo passare edifici fatiscenti o comunque già danneggiati prima del 6 aprile come pratiche del terremoto, al solo scopo di cogliere l'occasione per sfruttare i contributi statali per la loro ricostruzione a vantaggio di persone a lui congeniali, oppure concorrendo nell'attestare artificiosamente il montaggio di gru o recinzioni di cantieri mai realizzati».
Altre volte - sostiene la Sco - sarebbe stato lo stesso Lisi a proporre ai suoi clienti delle soluzioni alternative di dubbia legalità per superare ostacoli legislativi. Si fa riferimento, in particolare, alla costruzione di manufatti provvisori, le cosidette 'casette', tornate negli ultimi giorni al centro del dibattito politico. «Un vero e proprio business, per Lisi. Almeno, a leggere quanto ipotizzato nell'informativa».
News Town ricostruisce in una serie di articoli, diversi episodi anomali come quello del posizionamento fittizio di una gru e la mancata recinzione del cantiere o l’utilizzo di «geologi compiacenti per effettuare i carotaggi così da ottenere un maggiore introito finanziario».
Ma gli inquirenti annotano, tra gli altri, anche un altro episodio anomalo ovverò avrebbe impedito ad una cittadina di presentare subito la richiesta di contributo per la sua abitazione. Perché? A« leggere quanto scrivono gli inquirenti, la proprietaria di un noto ristorante cittadino - nel novembre 2010 - stava per affidare la progettazione e la ristrutturazione del suo appartamento, inserito in un aggregato, all'ingegner Rolando Mariani e all'impresa edile del fratello escludendo così dall'affare Lisi, Ciccone e Ciotti. E l'Assessore non poteva accettarlo perché - stando all'informativa della 1a sezione Criminalità Organizzata - dalle opere avrebbe tratto un guadagno di 200mila euro».

GLI ARTICOL INTEGRALI

+++ 'L'Aquila città aperta'. Prima puntata: 'La gru fantasma'

+++ 'L'Aquila città aperta'. Seconda puntata: 'La ciccia'

+++ 'L'aquila città aperta'. Terza puntata: 'La mafia interna'