6 APRILE 2009

Processo aquilani a Roma. Giudice assolve tutti gli imputati

Cialente: «Che brutta pagina»

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Processo aquilani a Roma. Giudice assolve tutti gli imputati

 

Processo aquilani a Roma. Giudice assolve tutti gli imputati
«Il fatto non sussiste»
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ROMA. Dopo l’assoluzione delle carriole, arrivata a settembre scorso, nuovo sospiro di sollievo per gli aquilani che sono stati trascinati in tribunale dopo le proteste post sisma.
 
Questa mattina, infatti, sono stati tutti assolti «perché il fatto non sussiste» gli imputati denunciati in occasione della manifestazione di Roma del 7 luglio 2010, una giornata difficilissima per il popolo aquilano: 5 mila cittadini invasero la "zona rossa" della Capitale per chiedere detassazione, sostegno all'economia terremotata e ricostruzione.
Il pm aveva chiesto rispettivamente 15 giorni, 6 e 9mesi di reclusione per i tre, mentre i difensori avevano chiesto l’assoluzione. 
Questa mattina, prima della sentenza è stato ascoltato anche Giovanni Lolli che ha ricordato quella drammatica giornata: «su via del Corso due ragazzi sono stati manganellati sulla testa e hanno avuto bisogno di ricorrere a cure mediche».
Stessa scena raccontata anche da un’altra manifestante: «su via del Corso fui colpita dall’ impugnatura di un manganello allo stomaco. Mi sono accasciata e ho vomitato».
 I tre imputati erano accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata perche’ in concorso e violazione delle leggi sulla pubblica sicurezza. Alla sbarra un aquilano di 25 anni e due giovani romani, un uomo e una donna. In particolare, al ragazzo aquilano e a quello romano era stata contestata la resistenza a poliziotti, carabinieri e finanzieri che erano schierati all’inizio di via del Corso; sono accusati di aver spintonato e pressato per forzare il blocco e spostare indebitamente la manifestazione da piazza Santi Apostoli, dov’era stata autorizzata, fino a Montecitorio e a palazzo Chigi. Contestata anche l’aggravante di essere stati in piu’ di dieci e aver lanciato corpi contundenti, in particolare e’ stata considerata come tale l’asta di una bandiera. 
Nel corso della manifestazione ci furono momenti di tensione tra Forze dell’ordine e manifestanti che coinvolsero anche esponenti istituzionali come il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e in qualche caso sfociarono in veri e propri scontri. Nei giorni successivi i comitati cittadini che avevano organizzato la manifestazione tennero anche una conferenza stampa alla Camera dei deputati per chiarire com’erano andate le cose, assicurando che non c’erano state provocazioni da parte di infiltrati esterni.

ROMA. Dopo l’assoluzione delle carriole, arrivata a settembre scorso, nuovo sospiro di sollievo per gli aquilani che sono stati trascinati in tribunale dopo le proteste post sisma.
 Questa mattina, infatti, sono stati tutti assolti «perché il fatto non sussiste» gli imputati denunciati in occasione della manifestazione di Roma del 7 luglio 2010, una giornata difficilissima per il popolo aquilano: 5 mila cittadini invasero la "zona rossa" della Capitale per chiedere detassazione, sostegno all'economia terremotata e ricostruzione.Il pm aveva chiesto rispettivamente 15 giorni, 6 e 9mesi di reclusione per i tre, mentre i difensori avevano chiesto l’assoluzione. Questa mattina, prima della sentenza è stato ascoltato anche Giovanni Lolli che ha ricordato quella drammatica giornata: «su via del Corso due ragazzi sono stati manganellati sulla testa e hanno avuto bisogno di ricorrere a cure mediche». 
Stessa scena raccontata anche da un’altra manifestante: «su via del Corso fui colpita dall’ impugnatura di un manganello allo stomaco. Mi sono accasciata e ho vomitato». Lolli, all'epoca dei fatti deputato del Pd, si era occupato della parte burocratica per le autorizzazioni in virtù del suo incarico a Roma e nelle fasi più calde fece da paciere tra la folla e le forze dell'ordine. La difesa aveva presentato una lista di 15 testimoni ma l'ha ridotta come richiesto dal magistrato presidente del collegio giudicante, Fabrizio Gentili. 
 I tre imputati erano accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata perche’ in concorso e violazione delle leggi sulla pubblica sicurezza. Alla sbarra un aquilano, Francesco Camizzi, 25 anni (assistito dall'avvocato Gregorio Equizi), e due romani, Gabriele Contenti e Giovanna Cavallo. In particolare, al ragazzo aquilano e a quello romano era stata contestata la resistenza a poliziotti, carabinieri e finanzieri che erano schierati all’inizio di via del Corso; sono accusati di aver spintonato e pressato per forzare il blocco e spostare indebitamente la manifestazione da piazza Santi Apostoli, dov’era stata autorizzata, fino a Montecitorio e a palazzo Chigi. Contestata anche l’aggravante di essere stati in piu’ di dieci e aver lanciato corpi contundenti, in particolare e’ stata considerata come tale l’asta di una bandiera. Nel corso della manifestazione ci furono momenti di tensione tra Forze dell’ordine e manifestanti che coinvolsero anche esponenti istituzionali come il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e in qualche caso sfociarono in veri e propri scontri. Nei giorni successivi i comitati cittadini che avevano organizzato la manifestazione tennero anche una conferenza stampa alla Camera dei deputati per chiarire com’erano andate le cose, assicurando che non c’erano state provocazioni da parte di infiltrati esterni.

«Siamo stati fortunati a trovare un presidente e giudici a latere molto attenti, in grado di cogliere come realmente si sono svolti i fatti - ha commentato l'avvocato Equizi - In quella manifestazione gli aquilani portavano per la prima volta la protesta post-terremoto a Roma e hanno trovato un'accoglienza ostile delle forze dell'ordine». Al termine dell'udienza un gruppo di cittadini del comitato 3e32 presenti ha festeggiato l'esito del processo fuori dal palazzo di Giustizia.

CIALENTE: «BRUTTA PAGINA»

«Sono contento perché si chiude un'altra pagina che ha caratterizzato la brutta storia dell' Italia nei confronti dell'Aquila», commenta il sindaco dell' Aquila, Massima Cialente.

«Togliendo gli oltre 17mila volontari che sono venuti nei primi giorni - accusa Cialente - per il resto siamo stati sempre lasciati soli senza che nessuno capisse mai niente della città, del dramma che vive, del senso di responsabilità e della compostezza aquilani».  Il primo cittadino ricorda che in quel corteo con 5mila cittadini rimasti senza casa dopo la scossa del 6 aprile 2009 «fummo anche noi istituzioni a essere malmenate, compreso il sindaco. Ogni giorno mi convinco sempre di più che questa tragedia ce la stiamo vivendo tutta da soli - accusa ancora - Siamo soli, schiacciati nello scontro tra destra e sinistra che ci hanno utilizzati sui loro giornali e poi siamo finiti sotto processo». 

In ultimo, Cialente ricorda che alla sbarra è andata «anche la protesta delle carriole, sono vicende che hanno sfiorato il ridicolo», sottolinea facendo riferimento al procedimento con 7 imputati presso il tribunale dell'Aquila, anche quello concluso con un'assoluzione complessiva. «Questi processi dimostrano ancora una volta quanto poco l'Italia abbia fatto per noi, ci mancava solo che quei ragazzi fossero condannati!», conclude. Soddisfatto anche l'ex sottosegretario e parlamentare Giovanni Lolli, ascoltato oggi in aula come testimone della difesa. «Sono ovviamente molto contento - dichiara - debbo apprezzare che la magistratura abbia valutato in modo equo quella vicenda, io personalmente sono stato chiamato a testimoniare facendo il mio dovere». 

 

Secondo Lolli, «una condanna caricando la responsabilità di questa iniziativa ai tre giovani sarebbe stato oscena. Io, tra l'altro, ho prodotto una lettera nella quale mi assumevo totalmente la responsabilità - ricorda - Si chiude così positivamente un'altra grave vicenda, spero che anche gli altri processi ancora in corso che riguardano vicende ridicole rispetto alla drammaticità della situazione, si chiudano con lo stesso atteggiamento mi riferisco alle carriole e al blocco dell'autostrada».