LO SCONTRO

Lo scontro UdA-Cus arriva sul tavolo del ministro

Di Marco: «C’è una serie di falsi contro di noi»

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Mario Di Marco

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CHIETI. Il contenzioso UdA-Cus si allarga fino al ministro della Pubblica Istruzione. E si avvia sulle contestazioni di quelle che ieri PrimaDaNoi.it ha definito “forzature” e che invece vengono classificate come «falsi» belli e buoni. Almeno stando alla lettera che Mario Di Marco, presidente Cus Chieti, ha inviato ieri a 10 destinatari: dalla Procura della Repubblica di Chieti alla Banca d’Italia, al Rettore UdA, alla Corte dei conti ed appunto al ministro Maria Chiara Carrozza.
Non siamo alla querela, ma poco ci manca, trattandosi di un «esposto dettagliato su una serie infinita di atti falsi ed illegittimi consumati negli ultimi 14 mesi con il chiaro scopo di sottrarsi ad obbligazioni contrattuali con il fine ultimo di arrivare all’insolvenza provocata del Cus Chieti».
 In particolare Di Marco spiega che «è chiaramente evidente una ricostruzione dei fatti con documenti falsi e conseguente soppressione di quelli attestanti la veridicità dei rapporti».
 Segue un elenco di errori contenuti nelle lettere inviate da Filippo Del Vecchio, direttore generale UdA, soprattutto in riferimento al contratto di mutuo del Cus con l’ex Bls, ora Bper, ed alla fidejussione dell’università che – contrariamente a quello che scrive il dg - sarebbero state bene note e conosciute ai vertici della d’Annunzio di allora (siamo nel 2011) e che in questo momento sono il punto più dolente di tutto il contenzioso UdA-Cus.
C’è il rischio concreto infatti che la Banca possa richiedere alla d’Annunzio il pagamento cash dei 10 mln residui. Un rischio che forse andava valutato meglio, prima di imboccare una strada così pericolosa. Toccherà ad altri sbrogliare questo intreccio di interessi e di decisioni (ci sono ispezioni ed inchieste in corso), ma certo è che il clima della d’Annunzio risente di queste frizioni e di queste iniziative che poco o nulla hanno a che vedere con i problemi della didattica e della ricerca.
Non a caso il Ministero quest’anno taglierà 4 mln ai suoi finanziamenti ordinari e aggiungerà un ulteriore taglio di 1 mln di mancata premialità, vista la qualità della produzione scientifica dell’Ateneo.
In questo quadro di “vacche magre” ci si accapiglia su fatti amministrativi che dovrebbero viaggiare su un binario diverso, parallelo, ma non convergente e che vedono come protagonista il nuovo dg. A qualcuno piace però ricordare che un anno fa ad essere eletto con ampio consenso per rilanciare l’UdA è stato il rettore Carmine Di Ilio e da lui si aspettano un’iniziativa che riporti d’Annunzio come università al centro dell’attenzione.

Sebastiano Calella