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Pescara, l’aumento dell’Imu fa traballare la maggioranza Mascia. Udc punta i piedi

Mascia: «liturgia della politica, con alleati sempre confronto aperto»

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Pescara, l’aumento dell’Imu fa traballare la maggioranza Mascia. Udc punta i piedi

Albore Mascia




PESCARA. Riprende questa mattina alle 9 il Consiglio comunale dopo lo stop richiesto ieri dall’Udc per «un chiarimento in seno alla maggioranza».
L’Unione di Centro, alleato di Mascia, infatti, non vede di buon occhio (così come tutta l’opposizione http://www.primadanoi.it/news/cronaca/545340/Pescara--buco-nel-bilancio-da.html ) un eventuale aumento dell’Imu, necessario per coprire il buco di bilancio da 4,2 milioni di euro.
Il sindaco Luigi Albore Mascia parla di «liturgia della politica» e assicura che «con gli amici dell’Udc c’è sempre stato un confronto aperto».
Ma ieri Dogali è stato chiaro: non siano i cittadini a pagare in questo periodo di crisi. Il consigliere comunale ha anche contestato «le assunzioni di amici senza che ce ne fosse l’esigenza» o i debiti accumulate dalle partecipate e poi ripianati con i soldi dei pescaresi. A questo giro, insomma, nessun appoggio per un eventuale aumento dell’Imu.
Maggioranza di nuovo in bilico? Mascia prevede di risolvere per l’ennesima volta questo scontro anche se si tiene cauto: «ritengo che anche nell’ultimo scorcio della consiliatura ci sia la necessità di un momento di dialogo per verificare se esistano ancora o meno le condizioni per portare avanti questa amministrazione comunale, non per Albore Mascia, né per l’assessore Porcaro né per l’assessore D’Intino, ma nell’interesse esclusivo della città. Altrimenti ne prenderemo atto ricordando la scadenza del prossimo 25 maggio quando saranno i cittadini a dover prendere la parola e a giudicare chi ha governato in buona fede e chi in cattiva fede».
L’assessore alle Finanze Massimo Filippello, intanto, contesta il «balletto» delle opposizioni che si sono schierate contro l’aumento dell’Imu. Ma il componente della giunta assicura: «la verità è che nel nostro bilancio non c’è alcun buco, siamo l’amministrazione che dal 2009 a oggi è riuscita a incrementare al massimo la lotta all’evasione con un recupero costante e cospicuo dei crediti, precedentemente mai riscossi, e questo ci ha permesso di non mettere ulteriormente le mani in tasca ai cittadini, come accadeva in passato, ed evidentemente questa politica imbarazza il Pd. Oggi ci troviamo dinanzi allo scoglio del Fondo di solidarietà, un problema che riguarda non Pescara, ma l’intero Paese».

La proposta avanzata ieri prevede un ulteriore recupero dall’Imu per circa 2milioni di euro; 1milione 200mila euro da altre economie, e, infine, 1milione 130mila dal settore contenzioso su giudizi che avranno copertura finanziaria per il 2014. «Tuttavia la manovra sull’Imu sarà ben ponderata», assicura Filippello, «ossia i cittadini di Pescara continueranno a non pagare per legge l’Imu sugli immobili adibiti ad abitazione principale e sarà così per tutti i soggetti per i quali il Comune ha approvato l’assimilazione ad abitazione principale. Chi paga già l’Imu e lo continuerà a pagare saranno i proprietari degli immobili accatastati A1, A8 e A9, ossia gli immobili di pregio, che comunque pagheranno l’aliquota standard, senza alcun incremento. Abbiamo però ipotizzato la possibilità di incrementare l’aliquota Imu da 10,25 per mille al 10,60 per mille per tutte le altre tipologie di immobili, mantenendo però tutte le agevolazioni e riduzioni Imu, e poi intervenendo sugli altri immobili strutturali, che però, con l’introduzione della Tares hanno già beneficiato di riduzioni del 18-19 per cento, così come le imprese industriali avranno con la Tares una riduzione dal 30 al 50 per cento, senza dimenticare che con gli immobili sfitti addirittura c’è l’esenzione della Tares stessa. Ma si tratta comunque solo di ipotesi che vanno discusse in Consiglio comunale».
Se la maggioranza cadrà «ne prenderemo atto», ha chiuso Mascia, «e attenderemo l’appuntamento con i cittadini il prossimo 25 maggio, fortunatamente siamo ancora in democrazia, e saranno gli elettori a giudicare la buona fede o la cattiva fede dell’amministrazione di governo».