LA RICHIESTA

Esondazione, Acerbo: «ora Di Primio blocchi il raddoppio del Megalò»

«l Comune di Chieti ritiri il ricorso a sostegno dei privati»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4517

Esondazione, Acerbo: «ora Di Primio blocchi il raddoppio del Megalò»

Gli argini del Megalò




CHIETI. Martedì mattina «visti i preoccupanti livelli raggiunti dal fiume Pescara» il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ha firmato un'ordinanza per l'immediata chiusura al pubblico del centro commerciale Megalo', in localita' Santa Filomena a Chieti scalo.
Il centro commerciale è stato quindi sgomberato e le saracinesche sono state abbassate. Anche oggi l’attività è chiusa e con tutta probabilità, viste anche le condizioni meteo in miglioramento, domani si tornerà alla normalità.
Per la Regione quella zona è ad alto rischio di esondazione eppure, tra varie polemiche più o meno ascoltate, è stato costruito il maxi centro commerciale.
Progetti per il raddoppio sono in vista e proprio a seguito di quanto accaduto ieri il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, ha chiesto un passo indietro.
Una posizione assunta già in passato dall’esponente di estrema sinistra che adesso però fa pressing sul primo cittadino di Chieti al quale chiede il ritiro del ricorso del Comune a sostegno dei privati che vogliono ancora intervenire nelle aree del Megalò. Acerbo chiede inoltre al presidente della Regione, Gianni Chiodi, di dire sì in Consiglio Regionale alle proposte di Rifondazione e degli ambientalisti per lo stop al consumo di suolo.
Al momento ci sono due proposte nelle vicinanze del Megalò. Per la precisione un secondo lotto (previsti un hotel a 9 piani e strutture sportive) ha avuto il parere favorevole del comitato VIA regionale e un terzo (cinque edifici con diversa destinazione d'uso per un totale di 3,63 ettari di superficie edificata) ha ricevuto un parere contrario  – anche grazie alla battaglia di Rifondazione e del WWF – ma incombe un ricorso al TAR dell’impresa e del Comune di Chieti.
«Quando ci battiamo contro la cementificazione selvaggia ci ridono in faccia e questi sono i risultati», denuncia Acerbo .

«L’unico segnale in controtendenza», ricorda ancora il consigliere di Rc, «era stata la variante delle invarianti che facemmo approvare a Pescara nel 2007 che ha bloccato l’edificabilità delle zone a rischio idrogeologico e delle poche aree rimaste verdi ma questi vincoli sono sotto attacco quotidiano da parte di costruttori e loro amici politici e da una legge regionale voluta dall’ANCE che ha comportato una quasi totale deregulation urbanistica».
«Purtroppo», continua Acerbo, «la politica è al servizio dei costruttori e degli interessi speculativi, mentre il costo di questi ricorrenti disastri ricade sulla collettività. Se i comuni devono smetterla con una politica dissennata, è la Regione che ha le responsabilità di creare un quadro normativo forte e purtroppo ha fatto l’esatto contrario. Come ripeto da anni è necessaria una legge regionale per lo stop al consumo di suolo e la salvaguardia delle aree agricole. Bisogna rimettere mano al Piano stralcio per le alluvioni perché troppe aree ne sono rimaste fuori per “motivi politici” e non tecnici. Bisogna porre fine alle deroghe ai vincoli paesistici. Non si può più consentire nemmeno un metro cubo sulle zone alluvionali che anzi vanno liberate dagli insediamenti che sconsideratamente sono stati autorizzati nel corso degli anni».