POLITICA E INCHIESTE

Arresto De Fanis, nelle intercettazione raccomandazioni, fughe di notizie e data delle elezioni

Come si prendono le decisioni istituzionali, come si gestiscono i fondi, le spintarelle

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8195

Consiglio regionale

Il Consiglio regionale



PESCARA. Il Pdl da diversi giorni è in fermento, da quando gli avvocati degli indagati nell’inchiesta “Il Vate” -che ha portato all’arresto l’ex assessore alla cultura- hanno ottenuto tutte le carte.
In allegato all’ordinanza di arresto, infatti, ci sono una serie di documenti che raccontano nello specifico tutte le indagini e le verifiche effettuate dalla Forestale in quasi un anno di lavoro. Gli avvocati stanno scoprendo pian piano fin dove la procura è arrivata e quanto sa.
All’ordinanza sono allegate anche alcune intercettazioni: di queste una parte è stata trascritta, un’altra parte è riportata per sunto, una piccolissima parte viene solo citata come possibile fonte di riscontro mentre una gran parte non è stata trascritta se non con brevi annotazioni.
Di certo sono davvero tante le telefonate ascoltate nei lunghi mesi di indagine ed è proprio dai colloqui che emergerebbero cose interessanti.
Si tratta per lo più non di reati o almeno non sembra ma di una serie di comportamenti che svelano personalità e modi di agire di amministratori pubblici che magari in privato parlano e agiscono in maniera diversa da come invece si presentano in pubblico.
Si tratta di comportamenti, dunque, che con molta probabilità non hanno rilevanza penale ma un grosso interesse pubblico. Per esempio è rilevante sapere se questo o quel politico abbia mai chiesto favori o indotto altro pubblico ufficiale a “forzare la mano”? E’ rilevante conoscere la risposta dell’interlocutore al vertice di questo o quell’ente? E se per caso dalle intercettazioni si scoprisse che persino la data delle elezioni è stata fissata per ragioni diverse da quelle dichiarate?
La paura di questi giorni di alcuni esponenti del Pdl non è tanto data da nuove indagini ma della rilevanza mediatica che certi discorsi possono avere e dunque sulla ricaduta delle prossime elezioni.

OLTRE LE MAZZETTE C’E’ DI PIU
Le indagini non sono finite anzi sembra abbiano preso nuovo vigore dopo le rivelazioni della segretaria di De Fanis, Lucia Zingariello, che potrebbe persino ritornare in procura dal pm Giuseppe Bellelli a raccontare altro, visto che la rottura tra i due principali indagati pare definitiva. In ballo c’è la sopravvivenza ed ognuno prende la propria strada anche perché qualunque cosa si dovesse raccontare potrebbe avere un peso nelle prossime elezioni regionali…
Intanto sono molte le carte sequestrate all’ex assessore che parlano di viaggi qua e là per «iniziative culturali» pagate dalla Regione, di missioni per conto dell’ente pubblico ma per ora rimane oscuro il reale ritorno per l’Abruzzo. A preoccupare c’è anche una lista di nomi trovata tra le cose di De Fanis…

LE “RACCOMANDAZIONI” PER LE VISITE MEDICHE
Nelle telefonate emergerebbe anche il personaggio De Fanis, pubblico amministratore, che si sente sminuito perché non può più avere totale discrezionalità sulla spartizione dei fondi per la cultura e che non va troppo per il sottile sulle procedure amministrative da seguire.
Ci sarebbero anche alcune telefonate di “raccomandazione”. Viene per esempio espressa la volontà di sistemare il fratello della segretaria Zingariello persino alle Poste e nessuno scrupolo viene se si va a Roma con la macchina istituzionale (giustificando il viaggio come?).
E per le altre spesucce c’è comunque la carta di credito della Regione.
De Fanis avrebbe poi anche più volte chiesto favori per suoi conoscenti. Si tratta di richiedere piccoli privilegi come per esempio una richiesta avanzata ad una Asl abruzzese per accelerare le visite calendarizzate troppo in là dell’amico.
In Abruzzo oggi capita di attendere anche anni per poter fare un esame in una struttura pubblica a causa di scelte imposte dopo le ruberie del recente passato, ma se hai un santo in paradiso puoi comunque passare avanti. Come avrà risposto quell’alto vertice della azienda sanitaria pubblica alle richieste non isolate dell’assessore? Comportamenti magari non rilevanti sotto il punto di vista penale ma che raccontano di un amministratore pubblico dedito a pratiche poco onorevoli.

LA FUGA DI NOTIZIE E LA DATA DELLE ELEZIONI
La politica si fa anche con le notizie riservate che ti danno un gran vantaggio. E’ successo già in passato ed è successo anche questa volta. Come anticipato da PrimaDaNoi.it già il giorno degli arresti anche questa inchiesta è stata caratterizzata da una fuga di notizie che ha permesso che la notizia degli arresti circolasse anche prima dell’estate 2013.
Agli inizi di settembre però –come ha potuto verificare indirettamente PrimaDaNoi.it- era già chiaro che si parlava in ambienti politici dell’arresto dell’assessore De Fanis.
L’ordinanza di arresto però non fa specifica menzione della fuga di notizia né degli eventuali danni arrecati all’indagine stessa.
E’ certo però che negli ambienti politici la notizia circolasse con estrema precisione anche se si attendevano arresti per la prima settimana di ottobre. La procura dovrebbe accertare la commissione di eventuali reati ma è lecito chiedersi che ripercussioni sulla vita pubblica abbia avuto questa fuga di notizie?
E’ lecito chiedersi se il governatore Chiodi sia stato allertato in qualche modo dalla soffiata e sapendo delle esistenza delle indagini abbia poi deciso la data delle prossime elezioni influenzato dalle informazioni riservate: maggio 2014 meglio che dicembre 2013?
In mancanza di altri riscontri il dubbio rimane e così per mettere al sicuro il Pdl dallo scandalo in arrivo meglio allontanare il più possibile la data delle elezioni. Una scelta tattica ben calibrata che aiuterebbe a comprendere una parte dell’odierno e irrisolto dibattito politico proprio sull’allungamento di sei mesi del mandato di Chiodi.
Proprio su questo punto la polemica politica è già infuriata ed ha messo da una parte il Pdl blindato che ha votato compatto anche in consiglio regionale sul punto e, dall’altra, alcune parti dell’opposizione come M5s, o l’Idv.
Rimane la nebbia sulle reali motivazioni del voto di maggio e si registra da mesi un silenzio di Chiodi ed una inerzia da più parti stigmatizzata. Ad oggi una decisione ufficiale e definitiva non c’è mentre il M5s addirittura si è rivolto al presidente della Corte d’Appello.
Di elezioni e della data parlavano anche De Fanis e Pagano ognuno esponendo il proprio punto di vista sull’opportunità o meno di votare prima o dopo, raccontandosi di un Pdl ancora troppo debole e convenendo sul fatto che maggio era la soluzione migliore anche per risparmiare soldi.
Ora forse più che mai è importante capire chi sapeva dell’inchiesta prima degli arresti: a De Fanis era giunta di sicuro la voce ed è plausibile che anche altri in giunta sapessero.
Inoltre l’ex assessore era solito confidare molte cose alla sua ex segretaria; insomma a sapere erano in molti.
La domanda più importante oggi però è una sola: Chiodi sapeva dell’indagine prima degli arresti?
a.b.