IL FATTO

Abruzzo.Staminali: Noemi grave, ricoverata d'urgenza a Chieti

Il papà: «mi stava morendo tra le braccia»

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Andrea Sciarretta

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GUARDIAGRELE. E' stata ricoverata d'urgenza all'ospedale di Chieti, Noemi, la bimba di 18 mesi affetta da Sma1.
«Mi stava morendo tra le braccia - ha detto disperato il papà Andrea Sciarretta - dopo tutta la lotta che sto facendo per mia figlia». Recentemente la bimba e la sua famiglia hanno vissuto una giornata nella residenza privata di papa Francesco a Roma. Andrea é in prima linea per l'accesso alla cura con il metodo Stamina. L'Ospedale di Chieti ha confermato il ricovero in pediatria della bimba, le cui condizioni sarebbero al momento sotto controllo.
Noemi, si è appreso, resterà in osservazione in ospedale. Ieri sera l'arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, si è recato all'ospedale teatino per portare conforto ai genitori e accertarsi delle condizioni della bimba di Guardiagrele (Chieti) di 18 mesi affetta da Atrofia muscolare spinale (Sma1).
La bambina, come ha riferito la mamma, ora dorme e i valori risultano stabili. «Ce la siamo sempre cavata da soli ma questa volta abbiamo dovuto chiamare il 118», ha detto la signora Tahereh. Il fratellino di Noemi, Mattia, di 5 anni, racconta ancora la mamma, «quando ha visto la sorellina entrare in ambulanza ha detto: 'mi mancherà Noemi', ma io l'ho rassicurato. È un bambino intelligente, ha capito la gravità».
Lo scorso 15 ottobre, la famiglia di Noemi aveva ricevuto una telefonata dal Papa che aveva mandato loro anche un rosario in regalo. Poi la toccante esperienza dell'incontro con Papa Francesco, lo scorso 6 novembre, e una giornata trascorsa nella residenza privata del Pontefice, a Santa Marta. Lo stesso giorno la preghiera e il minuto di silenzio di 50mila persone in Piazza S.Pietro chiesto dallo stesso Papa Francesco per la bimba.

«VANNONI CI PORTI LE CELLULE»
«Vannoni porti a noi le cellule. Dobbiamo fare la valutazione sul prodotto cellulare, ci sono i neurofisiologi che devono studiare se c'è segno di differenziazione neuronale, facciamo delle prove di sicurezza biologica in vitro e la caratterizzazione con composizione delle cellule. Anche senza sapere i dettagli del metodo di Vannoni si può caratterizzare cosa ottengono. Entro un mese dovremmo avere i risultati».
Così Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute di Miami professore di Chirurgia dei trapianti presso l’;Università di Miami e, tra l'altro, fra i fondatori della Cell Transplant Society, interviene sul metodo Stamina, dopo che, nei giorni scorsi, lo stesso Vannoni, nel corso di una audizione alla commissione Sanità del consiglio regionale d'Abruzzo, aveva annunciato che in gennaio avrebbe presentato il protocollo a Miami. Secondo Ricordi, il fatto che Vannoni si esponga a una verifica simile «è un'arma a doppio taglio: potrebbe anche risultare che non c'è alcun segno di differenziazione neuronale, che non c'è niente di valido. In passato abbiamo visto che quando proponiamo questo tipo di verifica, se ci sono venditori di fumo di solito scompaiono. Noi - dice l'esperto - rifaremo i controlli di qualità fatti dagli ospedali di Brescia, una serie di test di sicurezza biologica fatti sulle cellule infuse e li espanderemo alle caratteristiche di marker genomici, faremo altre prove biologiche, di vitalità delle cellule prodotte, di sterilità, di assenza di frammenti ossei. Poi potremo dare il rapporto, renderlo disponibile da una parte e dall'altra».
In merito alla possibilità di sperimentazione eventualmente negli USA Ricordi è chiaro: «No, non si potrebbe fare negli Usa o, perlomeno, non in base alla sola caratterizzazione del prodotto cellulare. Perché negli Usa esistono regole simili a quelle Aifa in Italia».
E, sull'effettuazione del trial di verifica in Italia: «Ero a favore dopo l'approvazione quasi all'unanimità del Parlamento. Però alcune ragioni della successiva bocciatura per me sono difficilmente sostenibili: mi riferisco alla storia dei frammenti ossei o della trasmissione virale. Quella è una verifica molto semplice, che si può fare in tutti i donatori».
«Piuttosto - prosegue l'esperto - mi sembra che ci sia stata la volontà di bocciare il metodo, non il tentativo di definire come si potesse fare questa verifica. Ritengo che una ragione più valida per la bocciatura del metodo sarebbe il fatto che il protocollo consegnato al comitato scientifico valutante era stato cambiato o 'semplificato' e quindi non rispecchiava più il presunto metodo che si sarebbe dovuto 'verificare'. A mio avviso - conclude Ricordi - se si verifica la validità di un protocollo non si può cambiare a mezz'aria, altrimenti che verifica diventa e di che cosa?»

ORE 17.15 - …E IL GIUDICE DICE ANCORA NO AL METODO STAMINA

La piccola Noemi non potra' sottoporsi a cure con il metodo Stamina. Lo ha deciso il giudice del lavoro dell'Aquila Annamaria Tracanna che lo scorso 18 novembre aveva ricevuto un ricorso d'urgenza da parte dei genitori della bambina di Guardiagrele. La piccina, che ha 18 mesi, e' affetta da atrofia muscolare spinale (Sma 1) e il padre e la madre, tramite l'avvocato Michela Di Iorio, avevano chiesto che la loro figlia potesse curarsi presso l'azienda ospedaliera Ospedali civili di Brescia dove viene praticato il metodo Stamina. «Devo leggere l'ordinanza - ha commentato l'avvocato -. Il giudice, evidentemente, deve aver privilegiato le tesi del comitato scientificio voluto dal ministro Lorenzin».  Probabilmente, sentiti i genitori della piccola, l'avvocato proporra' reclamo di fronte a un collegio composto da tre giudici.

«Un ministro o chi per lui dovrebbe venire qui in ospedale a dire a Noemi che non ha il diritto ad essere curata come chiede, questo solo dovrebbe fare, ma nessuno si e' visto o sentito per ora».  Il papa' della piccola Noemi risponde dal reparto di pediatria dell'ospedale di Chieti dove la bimba e' stata ricoverata d'urgenza ieri sera per una fortissima crisi respiratoria.  «Ci stava lasciando, aveva perso gia' perso i sensi ma l'abbiamo praticamente salvata a casa con l'ossigeno - racconta all AGI il papa', Andrea Sciarretta, 26 anni -. Oggi sta un po meglio ma la stanno comunque tenendo sotto controllo. Se ci avesse lasciata, oggi sarebbero corsi tutti a dire che ci sono vicini, come succede in Italia solo il giorno dopo che le tragedie avvengono. Noi abbiamo chiesto che a nostra figlia sia garantito il diritto a curarsi, solo questo - continua il papa' di Noemi - ormai tutti conoscono la sua storia, grazie al Papa che ha chiesto di pregare per lei a milioni di persone: ieri ci stava lasciando senza nemmeno provarla questa cura che lei, che noi, chiediamo. Cosa ha fatto di male questa bimba per meritare questa indifferenza?», chiosa il papa' della piccola.