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Trivelle: corteo M5S a Teramo, «no svendita territorio»

Chiodi: «contrari all’estrazione di petrolio ma favorevoli all’estrazione di gas»

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Trivelle: corteo M5S a Teramo, «no svendita territorio»




TERAMO. In centinaia hanno sfilato ieri pomeriggio a Teramo per dire no alle trivelle in Abruzzo e nella stessa provincia.
La manifestazione è stata promossa dal M5S abruzzese: tanti e i cartelli e gli striscioni per ribadire il proprio no: ‘un coro contro le trivelle’, ‘chiodi fissi’ con una immagina di trivelle in azione. A latere del corteo il deputato Gianluca Vacca ha spiegato che «per la prima volta in questa città ci si oppone in tanti alla svendita del territorio, della nostra ricchezza - Chiediamo un cambio radicale di politica, contro questi amministratori locali che sono complici dei poteri forti».
Intanto sempre ieri il presidente Gianni Chiodi ha pubblicato sul suo profilo Facebook una lettera nella quale rivendica il suo impegno per impedire le trivellazioni. La lettera è stata letta in apertura dei lavori della tavola rotonda ‘Petrolio no, Montepulciano sì’ nel corso della quale gli ambientalisti hanno ribadito il loro parere controria alla deriva petrolifera.
«Mi sono da tempo attivato», si legge nella missiva di Chiodi, «per portare la problematica all'attenzione della Conferenza dei Presidenti di Regione, in modo da esercitare una forza congiunta nei confronti del Governo nazionale per la tutela e la salvaguardia del Mare. Dobbiamo scindere due ambiti: l'estrazione del petrolio, contro la quale la nostra posizione é netta e lo abbiamo dimostrato con i nostri atti in questi anni, e la realizzazione di impianti per l'estrazione del gas, verso la quale siamo favorevoli, ma solo quando le condizioni ambientali sono ottimali e lo consentono. Solo pochi giorni fa abbiamo bocciato in commissione VIA regionale l'impianto di Bomba perché non è un semplice impianto di estrazione gas ma anche di stoccaggio e lavorazione».
Chiodi prosegue parlando dei «piccoli pozzi di estrazione del gas esistenti ad oggi non creano nessun impatto e nessun danno al territorio e alle popolazioni che vivono nei pressi, in questi quattro anni non ho ricevuto una sola istanza in merito. Vi invito ad andare a vederli per rendervi conto di persona di cosa si parla».
«Gli impianti a cui siamo favorevoli», si legge ancora, «non producono inquinamento bensì rappresentano la fonte di una risorsa indispensabile per tutti noi. Provate a pensare di affrontare l'inverno senza riscaldamento, pensate di cucinare sul camino con la legna o farvi la doccia con l'acqua fredda. Rispetto ai benefici e all'utilità che hanno per la nostra vita, li riteniamo assolutamente accettabili. Allora cerchiamo di riflettere e non induciamo i cittadini in confusione, differenziamo quelle che sono le attività relative alla ricerca e coltivazione del petrolio rispetto al gas».
«Per l'intesa che abbiamo concesso e che ci viene criticata per le attività di ricerca in località "Colle dei Nidi" - precisa Chiodi - per quanto riguarda l'area del territorio ricadente in Abruzzo, la Regione ha confermato l'intesa a due condizioni: solo ricerca di GAS come specificato nella richiesta della ditta e senza interventi sul territorio (sostanzialmente si tratta di acquisto di indagini già svolte da altre ditte che vanno rinnovati con un nuovo permesso di ricerca). In regione Marche, ma questo non dipende da noi, la concessione invece riguarda anche idrocarburi liquidi, così come era la precedente intesa rilasciata dal governo di centrosinistra della nostra Regione nel 2008».

«TANTE INESATTEZZE»
Ma secondo Enrico Gagliano, del comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni aderente a Coordinamento Nazionale NO TRIV ci sarebbero alcune inesattezze: « la minaccia del Centro Oli non è stata sventata. Quel titolo minerario è ad oggi vigente». Inoltre secondo Gagliano, «la legge regionale è uno scolapasta nei cui buchi entra di tutto. Non introduce alcun divieto, ma solo alcune incompatibilità “tendenzialmente” assolute per alcune aree e più facilmente superabili per altre. Il territorio regionale è oggi tutt'altro che inviolabile. Se Ombrina Mare 2 è risorta è grazie all'art. 35 del Decreto Sviluppo su cui anche il Centrodestra (esclusa la Lega) ha votato, a favore assieme al Centrosinistra (tranne Idv). E poi meglio non tornare sulla storia delle note del Minambiente mai pervenute al protocollo della Regione ed alla tardiva trasmissione delle osservazioni della Regione al Ministero».
E poi l’impianto di Bomba «è stato bocciato in sede tecnica per altri 9 motivi oltre a quello indicato dal Governatore (subsidenza, violazione Piano Aria, ecc.). Era tecnicamente insostenibile».
Gagliano fa poi notare che il titolo gas petrolio è unico: «Colle dei Nidi ne è un esempio. Idem Villa Carbone che interessa la città di cui Chiodi è stato per anni sindaco». Per quanto riguarda Colle dei Nidi, «il programma dei lavori presentato da GAS PLUS e mai trasmesso in Regione (che ha quindi rilasciato l'Intesa senza mai averne preso visione), non esclude la presenza di petrolio. Ammesso e non concesso che il petrolio sia a solo a Spinetoli e viste le ricadute sul territorio abruzzese, non si comprende da parte del Presidente tanta tolleranza nei confronti di Colle dei Nidi. Vi è documentazione (in libera consultazione sul sito dell'UNMIG) relativa al vecchio titolo che non esclude al presenza di olio. Per tutte le altre istanze che presto si trasformeranno in titoli, è necessario che la Regione neghi l'intesa. Diversamente, grazie all'art 38 del Decreto Sviluppo votato anche dal Centrodestra, lo Stato potrà rilasciare il permesso di ricerca in perfetta solitudine».

DI SALVATORE: «NESSUNA CONDIZIONE DA PARTE DELLA REGIONE»

«In relazione al permesso di ricerca "Colle dei Nidi"», professor Di Salvatore, tra i relatori della tavola rotonda,  «l'intesa non è stata rilasciata dalla Regione a due condizioni, come invece si afferma nella lettera, e cioè: che la ricerca riguardi solo il gas e che avvenga senza interventi sul territorio. Ho seguito io stesso il ricorso e, avendo letto tutti gli atti del procedimento, posso dire che l'intesa è stata rilasciata dal dirigente e non dalla Giunta, né direttamente e neppure indirettamente. Non esiste alcuna delega in capo al dirigente. La DGR del 2003 che autorizza il dirigente a rilasciare le intese con lo Stato ha per oggetto la costruzione di un campo di calcetto a Catignano». L'intesa, va avanti Di Salvatore, «è stata rilasciata senza che la Regione prendesse visione del programma dei lavori delle società petrolifere: il ministero non ha mai trasmesso questo programma alla Regione, né la Regione si è presentata alla Conferenza dei servizi. Quindi, quando ha rilasciato l'intesa, non poteva sapere se le società volessero cercare gas o petrolio. A prescindere da quanto dichiarino le società petrolifere, il permesso di ricerca è sempre unico, nel senso che riguarda sempre gas e petrolio allo stesso tempo; del resto non potrebbe che essere così: si può sapere quel che c'è nel sottosuolo solo dopo aver cercato e non prima».

Nella lettera si sostiene che l'intesa è stata rilasciata a condizione che non ci siano interventi invasivi sul territorio. «Anche questa condizione non risulta dagli atti», spiega Di Salvatore, « Anche se ci fosse stata non sarebbe comunque servita: le società petrolifere hanno un permesso di ricerca in tasca e possono cercare gas e petrolio con qualsiasi tecnica anche invasiva, eccezion fatta per il pozzo esplorativo (per il momento). In ogni caso questo non esclude che esse possano chiedere l'occupazione dei fondi già in fase di ricerca, come è accaduto di recente con un permesso di ricerca in provincia di Ravenna. Ciò comporta l'indisponibilità dei terreni da parte degli agricoltori. Se questo non accadrà è, semmai, solo in quanto è pendente un ricorso davanti al TAR Lazio. Verosimilmente le compagnie chiederanno una sospensione del permesso per non fare decorrere i 6 anni a loro disposizione e per non pagare il canone annuo dovuto: nell'attesa di una sentenza del TAR, potrebbero ritenere saggio attendere e non iniziare i lavori. Su tutto questo e su altro ancora sarà comunque il TAR a decidere».