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Chieti, taglio «drammatico» delle risorse statali. Dai 14 milioni del 2010 ai 3,4 di oggi

La denuncia del sindaco Umberto Di primio

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Chieti, taglio «drammatico» delle risorse statali. Dai 14 milioni del 2010 ai 3,4 di oggi





CHIETI. Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio ieri mattina ha illustrato il documento “Operazione Verità sulla spesa pubblica, i Comuni non sono spreconi”, redatto da Anci nazionale in base alle elaborazioni Ifel su dati Istat.

«Affinché i cittadini sappiano la verità ovvero che il comparto dei Comuni è quello che più di tutti ha contribuito al risanamento della finanza pubblica, a differenza di quanto fatto dallo Stato – ha dichiarato il sindaco – mi preme evidenziare che la spesa degli 8100 Comuni italiani costa solo il 7,6% del totale della spesa della Pubblica Amministrazione, contro il 39% della spesa degli Enti di previdenza, il 29,9% dello Stato, il 18% delle Regioni e della Sanità».
Un dato molto contenuto, sostiene Di Primio, se si pensa che sono proprio i Comuni ad erogare servizi a 60 milioni di cittadini, quali lavori pubblici, servizi sociali, protezione civile, manutenzione degli edifici scolastici e ad essere i primi investitori sul territorio. Un debito, tra l’altro, «molto contenuto», quello dei Comuni, che pesa per il 2,5% sul totale della pubblica amministrazione contro il 97,5% delle altre pubbliche amministrazioni.

«Tra Patto di Stabilità, tagli e spending review - ha evidenziato il sindaco – le risorse statali trasferite ai Comuni, dal 2007 al 2014, hanno subito una riduzione di 7.45 miliardi di euro. Per il Comune di Chieti, in particolare, il taglio negli ultimi 3 anni è stato quasi drammatico se si pensa che nel 2010 potevamo contare su quasi 14.930.463,88 euro, nel 2011 su 12.767.704,81 euro, nel 2012 su 7.223.289,96 e nel 2013 c’è una previsione di appena 3.484.063,59 euro».
Per quanto attiene ai dati sulla Finanza Pubblica – ha proseguito il Sindaco – mentre lo Stato presenta un deficit di -52.380 milioni di euro pari al -13,26% delle proprie entrate totali, i Comuni presentano un avanzo di +1.667 milioni di euro pari al 2,57% delle proprie entrate totali, risorse, però, che non possono essere spese a causa dei vincoli del Patto di Stabilità Interno e che potrebbero invece essere utilizzate per servizi ai cittadini e per realizzare importanti investimenti, diminuiti, quest’ultimi, del 28% negli ultimi sei anni.
E poi ancora: «mentre in questi anni lo Stato ha obbligato i Comuni a ridurre la spesa corrente del -2,5%, lo Stato ha aumentato, dal 2009 ad oggi, ben dell’8% le proprie spese correnti, dati che si vanno a sommare a quelle delle entrate correnti che sono aumentate del +4,26% per lo Stato grazie all’introduzione dell’IMU mentre per i Comuni, semplici gabellieri, sono rimaste nel 2012 invariate rispetto al 2011 mentre per il 2013 hanno subito una riduzione di un miliardo di euro rispetto all’anno precedente».

«Per contribuire alla ripresa dell’economia è necessario che i Comuni, che fino ad oggi hanno pagato il prezzo del risanamento, possano riprendere a programmare gli investimenti».