DELITTO E DIRITTO

Arcigay, ricordando Emanuela Di Cesare: ennesimo delitto irrisolto

Una manifestazione in programma per ricordare la transessuale ammazzata nel 2007

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Arcigay, ricordando Emanuela Di Cesare: ennesimo delitto irrisolto

Manula Di Cesare

ABRUZZO. Da sei anni un assassino ha continuato a fare la sua vita tranquillamente come se nulla fosse.
Si tratta della persona che ha ammazzato brutalmente nella sua casa di Pescara, Emanuela Di Cesare, transessuale di 37 anni uccisa il 23 aprile 2007.
Il suo delitto è ad oggi irrisolto e le complesse indagini della polizia di Pescara non sono riuscite a chiudere il cerchio individuando con certezza il colpevole di quel delitto maturato in casa e a sfondo forse passionale.
Nell’appartamento di Emanuela vennero trovate alcune tracce di Dna non utili visto che la casa era comunque frequentata da molte persone. Gli investigatori si concentrarono allora sui tabulati telefonici interrogando tutte le persone che avevano avuto contatti con la trans ma le indagini si bloccarono quando una serie di esami scientifici furono richiesti al dipartimento romano che si occupa delle analisi. Poi più nulla.
Ora i circoli Arcigay abruzzesi, il giorno Mercoledì 20 Novembre in un’azione congiunta, in occasione del “Transgender Day of Remembrance” commemoreranno Emanuela sulla sua tomba nel cimitero di Tornimparte (Pie’ la Villa) alle ore 15:00, per poi spostarsi su Pescara (Piazza Sacro Cuore), da dove alle ore 18:00 partirà una fiaccolata per ricordare tutte le vittime della transfobia.
Secondo l’Arcigay Emanuela «non fu semplicemente uccisa, perché per un essere umano rinvenuto con il cranio sfondato nella sua abitazione satura di gas (un artificio dei suoi aguzzini che volevano maldestramente inscenare un tragico incidente) il termine “uccisione” è ingiustamente riduttivo: qui si deve parlare senza mezzi termini di una barbarie, di un massacro».
«Ad appesantire il carico in quel periodo», scrive oggi l’associazione attraverso il suo responsabile de L’Aquila,  Massimo Consoli, «si impegnarono anche le testate giornalistiche che circa il luogo della sua sepoltura (tra le tante cose) in data 26 Aprile scrivevano tendenziosi: -Emanuela, che faceva la prostituta a Pescara, aveva conservato dei legami con il paese di origine, nonostante le amarezze inflittele da intolleranze e incomprensioni, sia a Tornimparte, sia a L’Aquila, dove sicuramente conservava conoscenze e collezionava anche clienti-. L’attivista Mirella Izzo, in una sua lettera aperta scriverà ad Emanuela: -Ti hanno uccisa tre volte-, con chiari riferimenti ora all’intolleranza della gente, ora agli esecutori materiali del fatto, ora alla stampa, perché questi tre diavoli sono legati da un inequivocabile filo rosso: quello dell’intolleranza.

«Di Emanuela sparse per l’Italia e per il mondo ce ne sono molte, troppe», dice ancora il segretario Arcigay Leonardo Dongiovanni, «e nessuno parlandone si concentra sull’elemento fondamentale delle loro scelte di vita “oltre la transizione”: l’integrazione. Nessuno prenderebbe a lavorare nella sua boutique o nel suo salumificio una transessuale in quanto simbolo di perversione e di sessualità deviata irreversibilmente. Allora pur di tirare a campare una poveraccia qualsiasi sceglie il marciapiede, con tutti i rischi che ciò comporta. Lo Stato italiano è assente nella vita di queste persone, la società è assente, ed il circolo vizioso riprende la sua corsa inesorabile».