LE CARTE

Camilliani nella bufera per i debiti dell’ospedale di Casoria

Dopo l’arresto del padre superiore spuntano carte e “verità”

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Camilliani nella bufera per i debiti dell’ospedale di Casoria

Padre Renato Salvatore




ABRUZZO. Sabato si è riunita la Consulta generale dell’Ordine dei Camilliani - composta dal vicario padre Paolo Guarise, dal rappresentante della Provincia Lombardo-Veneta e da due rappresentanti delle province africane - per affrontare i problemi della continuità di tutte le attività dopo l’arresto del padre superiore Renato Salvatore.
Come noto, giovedì un comunicato dell’avvocato Cristiano Piacenti ha informato che durante l’interrogatorio di garanzia il Superiore (arrestato insieme ad altre 5 persone per il reato di concorso in sequestro di persona di due Camilliani, Rosario Messina e Antonio Puca) si è avvalso della facoltà di non rispondere: «ritiene infatti che sia stato travisato il suo comportamento ed è sicuro di dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati» scrive l’avvocato. Notizie diverse filtrano dall’interrogatorio di altri arrestati e dalle dichiarazioni dei due “sequestrati” che hanno risposto alle domande sul trasferimento di capitali in Svizzera di cui la Gdf avrebbe trovato tracce.
In sostanza questi due confratelli di padre Salvatore sarebbero stati fraudolentemente tenuti impegnati con un finta operazione di controllo della Gdf per non farli partecipare all’elezione di padre Renato che rischiava la riconferma nella carica, anche per il voto probabilmente negativo di questi due confratelli.
Ad organizzare il finto rapimento sarebbe stato Paolo Oliverio, arrestato anche lui e noto alla Gdf per altre vicende di cui ha parlato la cronaca giudiziaria. In questo caso Oliverio è ritenuto l’organizzatore della finta operazione di verifica fiscale che ha impedito ai due “sequestrati” di partecipare alle votazioni per il Padre generale che rischiava la riconferma.

DIETRO L’ARRESTO DEL SUPERIORE GENERALE I DEBITI DELL’OSPEDALE DI CASORIA
Ma al di là dell’iniziale sconcerto, a Bucchianico “patria di San Camillo”  religiosi e cittadini non credono molto al ruolo del Padre superiore come mandante di questa macchinazione. Al massimo viene criticata la leggerezza con cui si sarebbe fidato dell’opera di Paolo Oliverio e dei suoi rapporti importanti, visto che lo stesso Padre superiore era stato sollecitato proprio dai due “sequestrati” per trovare una soluzione alla grave situazione debitoria dell’ospedale di Casoria gestito dalla Provincia Sicula-Napoletana, ci cui padre Rosario Messina è superiore provinciale.
L’Ordine dei Camilliani, presente in tutto il mondo, in Italia è  organizzato in quattro province: Lombardo-Veneta, Piemontese, Romana e Sicula-Napoletana, che sono autonome nella gestione dei loro problemi interni. E forse proprio nella situazione pre-fallimentare dell’ospedale di Casoria (circa 40 mln di debiti) vanno ricercate le spiegazioni di quello che è accaduto. Di «pericolo-fallimento» aveva infatti parlato una relazione tecnica affidata all’esterno, poi c’era stato il cambio di direzione ed il nuovo economo Vincenzo Li Calsi era riuscito ad invertire il trend del bilancio, a rasserenare le prospettive e ad allentare la morsa delle banche e di Equitalia.
Ma proprio le difficoltà per risalire la china dei debiti avevano portato ad un vivace dibattito interno sia per le modalità del salvataggio autonomo sia per la fiducia accordata a Paolo Oliviero, non ben visto da alcuni Camilliani di peso. Di questo dibattito interno c’è traccia nei documenti che PrimaDaNoi.it ha potuto leggere e che chiariscono il quadro dell’inchiesta della sezione Tributaria della Gdf.
Infatti le intercettazioni che hanno coinvolto padre Renato Salvatore non erano certo mirate a scoprire le vicende interne all’Ordine di San Camillo, ma erano puntate sull’uso dei finanziamenti pubblici della Regione Campania nel settore della sanità. Come d’altra parte avviene anche in altre Regioni: si tratta di scoprire come vengono gestiti questi soldi pubblici e come vengono erogati i finanziamenti e le autorizzazioni.
E l’ospedale di Casoria era ritenuto un caso di scuola per comprendere chi e come prima porta alla fallimento una struttura sanitaria e poi si offre come risolutore della crisi. In questo quadro avrebbero anche una spiegazione le rimesse all’estero di soldi che non apparterrebbero all’Ordine dei Camilliani.

INNOCENTISTI A BUCCHIANICO, PREOCCUPAZIONE PER LE ATTIVITÀ DELL’ORDINE
Di questo si parla a Bucchianico e d’altra parte è quasi inevitabile che nella comunità camilliana locale prevalga la tesi innocentista, in particolare nel comune che vive all’ombra del grande santo degli infermi di cui sono in corso le celebrazioni del 400° anniversario della morte. Il santuario di San Camillo incombe sulla piazza centrale del paese ed è il punto di riferimento mondiale dei Camilliani, attivi nell’assistenza sanitaria e non solo delle fasce più deboli della popolazione dell’Africa, dell’Asia, dell’America latina, ma anche dei paesi economicamente più ricchi dell’Occidente.
«I reati finanziari contestati agli arrestati dalla Gdf che ci azzeccano con i lebbrosari dell’Africa, le cure all’Aids, i tubercolosari, gli ospedali in Togo, Kenia, Burkina Faso, per non parlare del Cile o del Vietnam? – si chiede un fratello laico che ha accettato di parlare in forma anonima - che ci azzeccano con la lotta alle malattie neglette i giochi finanziari che si intravedono dietro le vicende della Provincia Sicula-Napoletana?»
 Per questo - chiarisce subito - non lo convince la ricostruzione fornita dai giornali con i comunicati ufficiali. Infatti «il sequestro non è stato denunciato da nessuno, nemmeno dagli interessati. E poi non è vero che questi due voti sarebbero stati decisivi: Padre Renato è stato eletto con tre voti di scarto e non è detto che i due voti “sequestrati” fossero alla fine necessariamente contrari. E se il sequestro fosse stato solo un’iniziativa per ingraziarsi ulteriormente il nostro Padre generale?»

Sebastiano Calella